Europa o Asia? Tbilisi, Georgia. Guida alla città

DSC_1083Perdendovi tra gli intagli delle mille finestre della città vecchia di Tbilisi, sarete un po’ tormentati dal voler sapere, a tutti i costi, se siete in Europa o in Asia. In effetti, è proprio una bella domanda… Ma è così importante sapere la risposta? Disorientandovi tra odori e profumi mediorientali, pelli bianchissime, capelli nerissimi, occhi grandi, chiese ortodosse con affreschi in stile sempre bizantino, torri e cementi sovietici, legni intagliati a fiori, pizzi candidi – non ve ne importerà più…

Nella valle afosa dello Mtkvari (“quello lento”, in georgiano) o Kura in turco, fiume lungo oltre 1.300km che nasce in Turchia e sfocia in Azerbaijan, nel Mar Caspio, si allunga una città disomogenea e particolarissima, simile a nessun’altra – e in cui abbiamo lasciato vari pezzetti di cuore.

Tbilisi va pronunciata con una leggera s sibilante. E’ una vera città invisibile, una città soffio, cruda nella sua decadenza e nelle sue cicatrici, ma allo stesso tempo capace di un’inspiegabile dolcezza, lenta e sottile come lo scorrere dello Mtkvari.
[in foto sopra: tramonto dal terrazzino della casa di Matsatso, la ragazza che ci ha ospitati con CouchSurfing]

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Primi incontri: il ferrocemento sovietico

Se la prima cosa da fare sarebbe a perdersi nei vicoli della splendida Città Vecchia, di fatto il primo incontro inevitabile a Tbilisi è con i grandi ferri e cementi lasciati dall’URSS. Soprapassaggi abbandonati, tunnel, binari e banchine immense, gallerie, condomini monumentali popolano la zona della stazione ferroviaria principale e in generale gran parte della città nuova, a est del fiume.

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Se, come me, siete grandi fan del degrado post sovietico, benvenuti in paradiso (si fa per dire). Se, invece, la brutalità totalitaria non vi soddisfa abbastanza, potete scegliere se addentrarvi nelle stradine acciottolate dei quartieri popolari del Nord Est, oltre gli immensi binari del treno.

Tbilisi

Tbilisi nasce in una conca ma le zone pianeggianti sono solamente quelle che costeggiano il fiume; in collina le case sono piccole villette di legno, i marciapiedi sono nascosti da erbe e fiori altissimi, agli angoli crescono gelsi che ombreggiano piccole panetterie che spandono il profumo dell’impasto del khachapuri. Entrate a sbirciare, mi raccomando: non sapete cosa vi perdereste… Noi stavamo proprio in una di queste casette un po’ scassate, ospitati da Matsatso, Lizza e Nana.

Windows of Tbilisi, Georgia Visto che vi è piaciuta così tanto questa città 🙂 #tbilisiphoto #tbilisi #georgia #тбилиси #грузия #window #lamp

Una foto pubblicata da Pain de Route | Eleonora Sacco (@painderoute) in data:


Scendendo dalla Stazione Centrale verso il fiume ci si imbatte nel marasma indicibile del Mercato principale. Vecchie sciure con braccioni possenti urlano dai loro vestiti neri cercando di venderti chili e chili di polveri colorate, fichi, prugne, pomodori, uva, patate… Non perdetevi il khachapuri in tutte le sue varianti e i churchkheladei salsicciotti tanto brutti e inquietanti quanto buoni ed energetici. Fatene scorta, mi raccomando. Sono utili per la sopravvivenza e più economici che altrove.

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Dall’elegante Rustaveli Avenue alla Città Vecchia

Andando verso la zona più chic si delineano meglio i caratteri della Tbilisi sovietica e prima ancora russa: i palazzi in stile neoclassico di fine ‘800, grandi viali, piazze ornate. E ancora la torre della televisione, immancabile in ogni capitale delle repubbliche dell’URSS, le metropolitane sempre uguali e monumentalissime con infiniti (e spaventosi) tunnel al neon verdognolo…

DSC_1002Alle porte della Città Vecchia è accostato l’orrido ponte a forma di assorbente (vedere per credere) e altri obbrobri degli ultimi decenni, come quei tubi deformi da cui parte la funicolare di Tbilisi – anche questa carina no, ma molto molto economica (circa €0,50) e utile per salire sulla montagna da cui si ha la vista migliore sulla città – e per sfiorare le cupole e i tetti della Città Vecchia.

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La Madre Georgia che si staglia sul punto più alto è una statua tremendamente trash di alluminio con seni semplicemente improbabili che offre vino agli amici e spada ai nemici (una vera georgiana, insomma), eretta nel 1958. Purtroppo è ben visibile da qualunque punto della città…

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La Città Vecchia di Tbilisi

Superata la Piazza della Libertà ci si addentra nelle stradine tortuose dell’ecletticissima Città Vecchia, dove edifici fatiscenti si affiancano a verande intagliate, tende con ricami in stile russo, balconcini e stucchi di fine ‘800… Gli edifici, così inclassificabili secondo i nostri parametri da storia dell’arte e architettura “occidentale”, risalgono alla fine del ‘700 e all’800, ma ce ne sono anche e ovviamente di restaurati e ricostruiti in età contemporanea. Tenete però conto che nel 1795 i persiani hanno letteralmente devastato la città e che è praticamente impossibile trovare case più vecchie di allora. Piccoli indizi sparsi qui e lì, come gli austeri edifici neogotici del Quartiere Tedesco, rievocano le antiche suddivisioni etniche dei quartieri della Vecchia Tbilisi.

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Se siete dei veri esploratori urbani vi divertirete come pazzi. Entrate nei palazzi e cercate di salire in quelle verande protette da grandi vetrate per spiare nei cortili e osservare tutto quel vecchiume sovietico elegante: televisorini quadrati, telefoni, lampadari di cristallo, candelabri, poltroncine in velluto marrone, scatolette smaltate, portabicchieri d’alluminio dei treni russi a lunga percorrenza, in cui si beve il tè amarissimo e bollente…

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Più salirete in alto più avrete scorci incredibili sul resto della città vecchia, sempre puntellata dalle cupole coniche delle chiese ortodosse georgiane. Per la verità, le chiese di Tbilisi non sono granché: molte sono chiuse, altre diroccate, altre ricostruite in tempi recenti. Se non avete molto tempo per girare, quelle di Mtskheta, una ventina di km da Tbilisi, sono fenomenali (Unesco) e con affreschi splendidi. Altrimenti in tutto il resto del paese ci sono Chiese degne di nota, cristiane sì, ma diverse da qualunque idea di ortodossia o cristianesimo potevate avere. Forse la più bella mai vista è quella di Zarzma, al confine con la Turchia.

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Persino la cattedrale dalla sponda est del fiume, Tsminda Sameba (ok, in Georgia si chiamano tutte così… significa la Santa Trinità), è un po’ una tamarrata ricostruita in proporzioni mastodontiche in linea con il rinato fervore religioso del post-comunismo. Vale comunque la pena andare a farci un giro per vedere la Città Vecchia dall’altra sponda e per esplorare un altro quartiere storico un po’ meno abbandonato.

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Ora, non prendetemi per una schizzinosa. Sono tutte cose che fanno le ossa e che, ci piaccia o no, fanno parte del gusto moderno georgiano, dove le tradizioni millenarie e intoccabili convivono con ponti a forma di assorbente e chiese costruite nel 2013 esattamente identiche a quelle dell’anno 395. E’ così, è la Georgia. E’ parte del suo bello, dei suoi contrasti, che vanno visti e accettati per quello che sono, senza fantasticarci sopra o snobbarli per non si sa quale senso purista.

Curtains of Tbilisi, Georgia, Caucasus #Tbilisi #georgia #грузия #тбилиси #curtains #curtain #window #flower #oldtown

Una foto pubblicata da Pain de Route | Eleonora Sacco (@painderoute) in data:


Tbilisi e la Georgia sono due microcosmi che non assomigliano a nient’altro ma riecheggiano solamente, da lontano, i modi, i colori, le forme e atmosfere di qualche dominazione passata in quelle valli, tra i due grandi Caucasi. Eppure, se cerchi di indentificare cosa è turco, cosa armeno o russo, cosa persiano, arabo, greco… non lo sai dire. C’è, lo si percepisce, esiste, è palese: sotto strati e strati di secoli, polvere, macerie, cura, conservazione. C’è, lo giuro. Ma non si può dire.

Da Tbilisi è tutto, per oggi passo e chiudo.
Alla prossima, viaggiatori.
Ele

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5 Commenti

    1. painderoute

      Ma grazie (:
      Tbilisi e il Caucaso sono zone fuori dai circuiti turistici classici (e per fortuna, direi), ma che meritano davvero. Sono luoghi che puoi esplorare in tranquillità, concedendoti tutto il tempo necessario per una bella meditazione…
      Buon pomeriggio e buoni viaggi (:

  1. veronica

    Ciao
    complimenti per il pezzo e le foto!
    vorrei andare in solitaria, è possibile muoversi con mezzi pubblici al di fuori della capitale?
    sarò sola e non voglio affittare l’auto!
    grazie mille
    Veronica

    1. Ciao Veronica, grazie!
      Allora, sì, ti direi che le marshrutki ti portano proprio dovunque e sono molto frequenti (piccoli ed economici furgoni scomodi che trasportano una 20ina di persone). Non chiedere ai tassisti perché ti diranno sempre che non ci sono più corse e che l’unica è andarci in taxi, i nomi sono scritti solo in georgiano: scriviti come si scrive il nome della città e prova a riconoscere i furgoncini che hanno quel cartello! Vai dal conducente e chiedigli dove fare il biglietto e poi è fatta 🙂
      Paese sicuro e tranquillo, fattibilissimo in solitaria, sono tutti accoglientissimi!
      Buon viaggio 🙂

    2. Ah e ovviamente ci sono anche i treni, lenti ma che costano una stupidata (tipo… 1€ per attraversare mezzo paese). Riferimenti: stazione dei bus e dei treni centrale di Tbilisi, tutto passa dalla capitale

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