Meglio Porto o Lisbona? Percorsi sensoriali in Portogallo

So già che con questo post spezzerò molti cuori, ma così è: mi sono finalmente decisa a prendere una posizione nell’annosa diatriba Porto o Lisbona, le due città principali del Portogallo. I marinai del Nord contro i sognatori del Sud. L’umido e la pioggia, le coste verdi e il vino Porto (o, per i più ciccioni, la francesinha) contro il sole e la luce abbagliante, la macchia secca e il bacalhau.

Un anno dopo la mia partenza per il Portogallo, ho ancora lo stomaco che si contrae un po’, il cuore che palpita, pensieri strani per la testa. Ma dire se è Porto o Lisbona, in realtà, mi è molto difficile. Ci ho pensato per un sacco di tempo senza potermi decidere. A confondermi, ancora, sono stati il sapore forte del porto, e quei vicoli che nascono nuovi ogni notte nell’Alfama, e che ti si srotolano davanti solo quando sei pronta a vederli.

Ho pensato allora di sbriciolare questi pensieri in ricordi sensoriali: Porto o Lisbona nei suoni, nei colori, negli odori. Nelle persone che ho incontrato. Nella loro atmosfera, alla fine: perché Lisbona è chiaramente donna e passione. Mentre Porto ha una scorza battuta dai venti, ma un cuore caldissimo che non tarda ad aprirsi.

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Porto

Colori

Omogenei, caldi e perfetti per brillare anche nei giorni di pioggia più freddi, che l’Atlantico porta, a volte, anche laggiù. Rosso, marrone, giallo, bianco, nero: ve ne innamorerete. Le cornici delle casette della Ribeira sono dello stesso colore dei ciottoli delle immense spiagge della Costa Verde, che è verde per davvero, e infinita.

dsc_6582Odori

Porto sa di vino, vino di tutti i tipi, che si appiccica sotto le suole delle scarpe mentre sali una delle sue scale che conducono chissà dove; sa di mare, di zuppe, di pesce. Di alghe, anche, di salsedine. Di ruggine, di umido. Ha un odore certo nostalgico, carico, ben definito, che non si dimentica facilmente e che schiaccia tutti gli abitanti sotto lo stesso cielo – e per cui, anche voi, non potete sfuggirgli.

dsc_6546Suoni

Porto è fatta di ferro e pietre scure. I suoni di porto sono gli annunci che riecheggiano nella stazione di São Bento, i tram che sferragliano sull’enorme ponte alla Eiffel. E ancora campane dei monasteri abbarbicati in collina, i canti degli ubriachi in notti bagnate.

PortoGeografia

Sembra quasi che i portoghesi cercassero luoghi sempre simili per costruire le città: un fiume navigabile, colline scoscese perché le case, dal fiume, sembrino costruite una in testa all’altra; e ancora un castello o una rocca, e ponti immensi tra la città e il borgo di fronte. Porto è proprio così. Scale, casette colorate abbarbicatissime, ponti di ferri e bulloni, anse sinuose. Uno spettacolo di colori armoniosi, sereno, che cambia da ansa ad ansa, e non è mai uguale.

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La cosa più speciale di Porto, ancora più che il su e giù di torri e finestre, è la gente di Porto. Calorosa, gentile senza motivo, ospitale, irriducibile festaiola. E’ l’autista di un autobus che saluta tutto gongolante con un bom dia, menina!, un poliziotto-controllore che ti risparmia una multa e che, contrito, tenta di spiegarti che hai sbagliato importo del biglietto (ehm…). Sembra che tutta quella piccola città risplenda di una leggerissima e immotivata allegria o spensieratezza, che si appoggia sui tetti sfondati e sulle case abbandonate e lascia che spicchino il volo; che corre nelle librerie, nei bar, nelle piazzette del centro e li pervade, riempiendo ogni spazio vuoto. E’ anche e soprattutto, per me, Raquel e il suo mondo brillante, immune anche al pioggiume di febbraio, e le nostre conversazioni senza tempo e senza spazi, che sono volate per ogni dove.

Porto air viewAtmosfera

A Porto si è un po’ tutti marinai in un giorno di pioggia, che scendono in cambusa a cercare una botte di vino con cui scaldarsi, o che tornano a casa per qualche notte in attesa che torni il sole e il buon vento. Il centro è sporco e decadente, trascurato; ma le anse del Douro e l’incredibile gusto estetico dei portoghesi declinato in tutte le insegne demodé, nelle forme delle finestre, nei chiostri e nelle scalinate lo perdona, lo compatisce. Città piccola ma con un animo grande e una cultura vivacissima, proiettato su tutti gli Oceani, pochi turisti, spiagge e montagne selvagge vicine: devo aggiungere altro?

Lisbona

Colori

Abbagliante. I colori sono chiari e riflettono quella luce assurda che abita il Portogallo, tersa, purissima, che fa risplendere ogni cosa. Su tutti, spicca il bianco puro di Belém, il giallo della Praça do Comércio e il blu del cielo.

portone-della-mouraria-lisbona-portogalloOdori

Lisbona è macchia odorosissima, sabbia nei marciapiedi, vento secco, sole, pane fresco, pasteis de nata. Odore di birra appiccicata sulle piastrelle liscissime della Baixa, o sulle pietre dell’Alfama o del Bairro Alto. Ossigeno fresco nei giardini botanici che esplodono di piante tropicali, aria leggera e impalpabile all’aperto, umida e artificiale nelle fermate della metro, rivestite di piastrelle verdi o azzurre, come in un acquario. Lisbona è vento d’autunno impassibile, solo fresco, che si avvolge e incanala verso il Tejo a partire dal grande Snodo dei Venti e delle Strade che è Marques de Pombal.

dsc_6166Suoni

A Lisbona è silenzio e gabbiani, il rumore del cielo. Un aeroporto costruito troppo vicino alla città, e un rombo assordante fisso, ad ogni ora. Il vento tra le foglie di alberi che non sverdiscono mai, il gorgoglio dell’acqua dalle fontane. Lisbona ha tram con campanelli, rotaie che stridono, ma solo ogni tanto. Lisbona ha un grande silenzio, in realtà, a tratti interrotto da qualche incidentale vita d’uomo.

Lisbona miradouro da nossa senhora do monteGeografia

Il Tejo è certo un fiume troppo grande, quasi un piccolo lago, e a Lisbona manca un borgo oltrefiume. Di là c’è invece un agglomerato di condomini in cemento dipinti con colori pallidi, e dominati da un surreale cristo a mani aperte, il Cristo di Almada. Dal lungofiume di questi improbabili villaggi, però, Lisbona è bella come un miraggio dalla prua di un veliero di ritorno dalle Americhe: la torre di Belém, i grandi ponti, i cantieri di Alcântara, i colori del Bairro Alto, la Baixa e poi lei, la misteriosissima Alfama sormontata dal castello. E per chi non ha legni con cui tentare le acque dell’Oceano, ci sono sempre i miradouros: quelli sì, sono davvero per tutti, e a tutte le ore…

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Forse il problema di Lisbona è che nessuno è di Lisbona. O forse i lisboeti sono tutti e alla fine nessuno. Maria è dell’Alentejo. Guilherme e Catarina pure. Raquel delle Azzorre. Mia è nata in Brasile. Anis è addirittura tunisino. Per non parlare del ghetto capoverdiano, angolano o mozambicano; dei brasiliani, delle centinaia di expats. Non si capisce chi sia di Lisbona da almeno tre generazioni: forse davvero nessuno. E per quel che mi riguarda è un gran bene: se cadi e ti spalmi a terra in metro la gente ti calpesta, e non uno si ferma a chiederti se va tutto bene. Insomma, pare che i lisbonesi (e qui serve un bel “?”) si impegnino per farsi odiare. Però un po’ li capisco: lo stress della capitale e la lentezza lisboeta generano mostri (come i 48 minuti d’attesa standard per un autobus qualsiasi la domenica), e le orde di turisti che intasano il tram 28 farebbero salire il crimine anche a madre teresa di Calcutta.

dsc_6339Atmosfera

Forse avevano ragione: Lisbona è uscita da un film di spionaggio anni ’40. Corse sui tram, bettole fumose e sporche dove sorseggiare un amaro, viuzze perfette per inseguimenti tra uomini con vistosi cappelli, sigari importati e ventiquattr’ore. Le orde di turisti stanno però facendo lievitare i prezzi in maniera insensata e diradare quell’aria suadente e vecchio stile. Un vero peccato. Per fortuna esiste ancora il mattino presto o la notte fonda, per lasciare che Lisbona ci si conceda. Siate cacciatori. Cercatela nell’Alfama dove i turisti non arrivano, o nelle ultime tracce di Bairro Alto, dove forse già lo chiamano Estrela, Lapa, Madragoa, o addirittura Alcântara. Andate nei moltissimi musei, pieni degli ori del passato (e non solo). Insomma, la speranza è l’ultima a morire (così come il Fado, che è tutt’altro che morto, e meno male!), e a Lisbona sta ancora nascosta da qualche parte.
Peccato che la cultura lisbonese si sia dispersa tra stereotipi e ricordi, e reinterpretata senza un’unica direzione dai nuovi residenti della città della saudade.

dsc_7473Ma quindi? Sarà Porto o Lisbona?

Il fatto è che a Lisbona ho passato cinque mesi della mia vita, in Erasmus. Che mi sia piaciuto o meno, ce li ho passati. E per quelle stradine fottutamente insensibili e sempre pulitine pastellate ci sono dovuta passare cinquecentomila volte. Quei tram tutti lucidati e imbellettati li ho aspettati anch’io, per ore, sperando mi riportassero a casa. E sul Golden Gate dei PIGS mi ci hanno addirittura portata in moto, per quanto continui a pensare che quello di San Francisco sia tutta un’altra storia.

Porto mi ha dato, in soli quattro giorni, una serenità che avevo perso da mesi. Mi ha insegnato a lasciar correre e ad assaporare. A non prendermela. A liberarmi di quella misantropia che mi ero costruita addosso. Mi ha regalato un’amica speciale e inaspettata, momenti di solitudine goduti fino in fondo, letture in riva al Douro, passeggiate lunghe fin dove le mie gambe resistevano, serate al fresco delle notti di febbraio, persone ospitali per davvero.

C’è però che il gioco si sta facendo pericoloso: siamo entrati nel campo emotivo e usciti da quello del reale. Lisbona ha ricordi belli, ma certo anche molti brutti. Porto ne ha solo di belli, ma non ci ho vissuto cinque mesi, e la sfida è un po’ sleale.

In più, Lisbona è una capitale, mentre Porto è una città. E a Lisbona le boutiques di grandi firme e le facciate ripulite per far spazio ai fastfood internazionali scimmiottano frivolamente l’aria delle grandi capitali, mentre i borseggiatori lavorano indisturbati e la gente dorme sui cartoni lungo tutta l’Avenida. Porto invece, forse, non mente. Insomma, devo proprio? Volete davvero il “Porto o Lisbona”?

In effetti però ve l’ho promesso nel titolo. A me piace, più di tutto, e sempre, la sincerità. Le cose dure e dirette, spiaccicate in faccia. Quelle per cui prima ti offendi e poi ringrazi, e per cui cresci ancora, anche a ventidue anni. Lo dico? Porto.

Grazie agli italiani che per me sono di “là”. E’ anche grazie a loro se Lisbona mi è stata più gentile.

Manca qualcosa? Che ne pensate? Aspetto i vostri commenti e le vostre esperienze! Qualcun altro ha fatto l’Erasmus in Portogallo?
Pain de Route è una comunità di viaggiatori che si aiutano anche tra di loro 🙂
Grazie!
Ele