Un anno di viaggi in 12 foto. Il mio Pain de Route

Eleonora passione mucche, Kazbegi, Georgia (dic. 2017)

Lo so, lo so cari miei painderoutiani. Sono allergica a Natale&Affini, Feste&Auguri S.p.a. e compagnia cantante.
Eppure quest’oggi vi racconto il mio anno di viaggi con 12 foto, una al mese (nelle intenzioni). È il mio Pain de Route, il mio pan di via, quello che mi ha dato le forze per camminare fin qui. E no, non è il solito cliché. Ogni tanto fa bene guardarsi alle spalle, contare i passi fatti. Io sono sempre così lanciata in avanti che spesso me ne dimentico. Non vogliatemene: questo post è un esercizio riflessivo per me, un’occasione di riepilogo painderoutiano per voi che vi siete persi qualche pezzo per strada, e un pentolone di ispirazione per chi invece è arrivato da poco. E ovviamente è anche una manciata di fattacci altrui serviti su un piatto d’argento.

Quindi niente: enjoy, ispiratevi, raccontatemi i vostri viaggi per il 2018 e tenete duro, le feste sono quasi finite!

Un abbraccio grande e buoni viaggi a tutti,
Eleonora

1. Gennaio

La Piazza Rossa a -24° in una giornata di cielo tersissimo

Sono arrivata a Mosca con 37 gradi sottozero. La prima cosa che mi impressionò, mentre aspettavo Xenia, era il fumo che usciva dai tombini della piazza davanti a Belorusskaya. Uscire di casa mi dava una scarica di energia fortissima – un immenso sforzo a cui il mio corpo rispondeva con strabiliante facilità. Quel freddo così pungente, secco, mi regalava tra i brividi più adrenalinici della mia vita. Il tè nero mi confortava. La neve, il ghiaccio sui sampietrini, il sole bianco sempre basso e lontano, il fiume ghiacciato mi regalavano le cartoline più belle della mia città preferita al mondo.

Leggi: Qui Mosca. Come sopravvivere all’inverno russo

2. Febbraio

tatarstan kazan
La moschea Qolşärif nel Cremlino di Kazan’

A Febbraio mi sono fatta coraggio e, da sola, ho preso il mio primo treno con destinazione Nerjungri, in Jacuzia, dalla stazione di Mosca Kazanskaya. Sono scesa 27 ore dopo, a Ekaterinburg, la città degli zar, porta della Siberia. Ho visto gli Urali, montagne basse e ombrose, puntellate di dacie isolate, laghi ghiacciati e sconfinate distese di conifere. Ho visto il Tatarstan, la repubblica dei Tatari, confinati lungo i fiumi Kama e Volga. Ho fatto la mia prima banya russa, cospargendomi interamente di miele e caffè e facendomi frustare con rami di quercia. Ho condiviso i migliori momenti con la mia amica Albina, una studentessa di matematica di mamma russa e papà tataro, dormendo nella loro fabbrica di camion nella seconda città del Tatarstan.

Questo e altro nei miei Diari di viaggio su Ekateriburg e sul Tatarstan.

3. Marzo

Tutta la depressione del disgelo russo in una giornata di pioggia a Suzdal’

Col disgelo è arrivata la mia famiglia a Mosca, poi Sherpa, e con loro le prime nostalgie. Sono partita di nuovo. Prima la mia seconda chance a San Pietroburgo, dove ho conosciuto Daria, una ragazza di Yakutsk trasferitasi dall’altra parte della Russia, che ho poi intervistato per la serie Gente di Russia – Storie dall’Estremo Est e dalla Siberia. Poi sono partita con Mima, la mia amica slovacca, per tre belle città della Russia storica, Nizhny Novgorod, Vladimir e Suzdal, facendo incontri densissimi grazie a CouchSurfing.

4. Aprile

cosa regalare a una viaggiatrice

Ad Aprile sono tornata per qualche giorno in Italia, sfruttando subito il secondo visto multi-ingresso. Il verde degli alberi non mi sembrava vero: ho fatto un bagno in mare e il pieno di sole (e cibo), esplorando l’arcipelago toscano. La prima cosa che ho mangiato dopo tre mesi di Russia è stato pane olio e sale, poi il formaggio! Con l’embargo in Russia i formaggi freschi sono praticamente introvabili, oppure sono costosissimi; e, con buona pace dei lettori russi, lo tvorog non è affatto un degno sostituto!

Per il mio compleanno ho ricevuto regali dolcissimi dai miei compagni di dormitorio (i più carini erano ovviamente i miei tre vicini giapponesi), ma il migliore di tutti è stata un’amaca gialla regalatami da Sherpa. Insieme abbiamo scritto un post evergreen su cosa regalare a una viaggiatrice in gamba, con un po’ di idee originali che ho ricevuto (non fatto, eh! Sono una sega coi regali).

5. Maggio

E finalmente sono partita per l’Asia Centrale. Ho passato qualche giorno a Bishkek da sola, scoprendo una città sovietica, sì, ma estremamente giovane e vivace, invasa di tulipani e circondata da immense montagne innevate – il primissimo pensiero che ho fatto, mentre l’aereo atterrava, era che l’Asia Centrale, le mucche e il verde, mi ricordavano il Caucaso. Mi ha poi raggiunto MamaAfrika, e siamo partite insieme per il Sud del Kirghizistan, per l’Uzbekistan con ritorno a Bishkek via Kazakistan del Sud. Ho visto Samarcanda: Samarcanda! È già dicembre, sono tornata alla mia vita italiana, ma ancora non riesco a crederci. Il viaggio è stata un’avventura tremendamente divertente in una regione di mondo che fino ad allora avevo solo sognato, ma in cui dovrò per forza di nuovo tornare.

Se non l’hai già letto: Come organizzare un viaggio in Asia Centrale

6. Giugno

Erasmus in Russia Mosca
PrinceOfPersia in un fotomontaggio di rara bravura volto a celebrare la mia dipartita

A Giugno sono arrivati gli esami, e con essi i dolori del giovane Painderouter. Ho dovuto tirare le somme dei miei sei mesi moscoviti, mentre fuori sbocciava la primavera russa mista alle ultime nevi, e il caldo non arrivava mai. Tornare in Italia è stato confortante e rilassante (e mi ha gentilmente restituito i 5kg persi a cavolo e patate in Russia), ma la nostalgia per Mosca non credo mi abbandonerà mai.

Se volete farvi due risate, leggetevi le 100 cose che ho imparato da un Erasmus in Russia. Il post è stato condiviso da Russia in Translation (!), e mi è stato anche spudoratamente copiato, ma di questo sono solo lusingata (*continua a menarsela con credibilità zero)…

7. Luglio

Con l’estate ho iniziato a recuperare tutto quello che, in Russia, la gente continuava a scandalizzarsi non avessi visto/fatto in Italia pur essendo stata in luoghi improbabili dell’universo postsovietico (tra le altre, continuo a non essere mai stata a Torino, pur avendo bazzicato Murmansk e dintorni). Sono tornata a Napoli da sola, principalmente per sfondarmi di pizza&musei: la coppia del secolo.

Mi sono goduta la campagna e le montagne italiane al massimo, con belle camminate e una romanticissima fuga sui Monti Sibillini, che qualcuno ha ribattezzato “il Tibet d’Italia”. Ora, io in Tibet non ci sono stata, ma i paesaggi sono realmente mozzafiato e molto poco europei. Complice la viabilità ridotta delle strade nel post-terremoto, potrete godervi l’Appennino migliore senza mezzo turista.

8. Agosto

Stromboli che erutta
L’eruzione di Stromboli al tramonto

Nelle ferie italiane più classiche ho potuto sfoggiare tutto il mio slavo pallore nelle verdi acque delle Eolie, dove la geologa wannabe che è in me si è deliziata delle strabilianti colonne basaltiche, delle puntualissime eruzioni di Stromboli (che ho scalato ad Agosto, sì, sudo solo a ripensarci) e dei cristalli di zolfo di Vulcano. Le Eolie non sono esattamente l’arcipelago più painderoutiano del mondo, ma se ci andrete con lo spirito avventuroso dei camminatori e non quello degli yacht e delle boutique riuscirete ad apprezzare una delle meraviglie naturali italiane più incredibili. Prima di scalare i vulcani ci sono un po’ di cose importanti da sapere. Nel caso, non perdetevi il post su Stromboli e Vulcano!

Nella mia anabasi alle terre padane, già che ero di strada (?) dalla Toscana sono scesa nella ridente Foggia a salutare MamaAfrika, che nel frattempo aveva installato un ostello per fricchettoni tedeschi nella sua dimora pugliese.

9. Settembre

Un post condiviso da Pain de Route | Travel Blog (@painderoute) in data:

A Settembre ho invece sostanzialmente fatto marmellate per l’inverno e raccolto more, perché il vicino di Sherpa aveva avuto una colossale perdita d’acqua nel suo campo. Mai viste more così grosse e succose! Ne abbiamo raccolti talmente tanti kg che siamo riusciti a fare una specie di crema/marmellata perfetta per le (grassissime) panne cotte della mamma di Sherpa. Nel resto del mese ho studiato, lavorato e preparato lo stand e l’assemblea sul Caucaso che ho tenuto al festival Immagimondo di Lecco. Un’esperienza forte e ricca che mi ha presentato in carne ed ossa molti di voi lettori e altri colleghi viaggiatori.

Studiando per Immagimondo, ho scritto (finalmente) il post orientativo sul Come organizzare un viaggio in Caucaso.

10. Ottobre

Mentre facevo quello che essenzialmente fa la gente di solito nella ridente Pianura Padana, cioè tentavo di fatturare, la siccità e il bel tempo tenevano lontano l’autunno. È stato il periodo migliore per percorrere l’Alta Via delle Cinque Terre, il percorso montano che attraversa tutto il Parco in lunghezza. Ho dormito in tenda in mezzo a un rave-party di cinghiali e castagne in caduta libera, ma è stata un’esperienza bellissima, conclusasi con un bagno liberatorio a Levanto che ha lavato via la classica seconda pelle di sudore che accumuli nei cammini a piedi. A fine ottobre ho anche fatto la mia prima via ferrata, raggiungendo con un percorso su roccia la leggendaria Sacra di San Michele, un’abbazia medievale all’imbocco della Val di Susa (Torino).

11. Novembre

In un pomeriggio qualsiasi del mese più insulso dell’anno, Honey mi scrisse raccontandomi della sua vita a Oslo, in Norvegia. L’associazione scontata del mio cervello fu di cercare il prezzo dei voli per la Norvegia, per fare una sorpresa a Sherpa. Incredibile dictu, con Ryanair in piena bufera cancellazione voli si è portato a casa a casa un 30€ a/r per Oslo Torp nel giro di tre settimane. Avendo solo quattro giorni a disposizione ho deciso di concentrarmi solo sulla città, esplorandone a fondo i musei, la natura circostante e i quartieri più defilati. Beh, è stata una sorpresa fantastica, che mi ha restituito un po’ di ghiaccio e neve dopo ben quattro mesi e mezzo di astinenza (sì, a Mosca ha nevicato il 2 giugno. Amen). Nel caso siate amanti del gelo anche voi, non perdetevi il nuovo post su cosa vedere a Oslo d’inverno.

12. Dicembre

Il Monte Kazbek a dicembre (5.033m)

E anche se il mese più socialmente stressante dell’anno non si è ancora concluso, vi risparmierò lamentele sul Natale e vi racconterò un po’ che è successo nel nostro viaggio in Caucaso II. Se nel complesso il viaggio è stato caucasico, cioè adrenalinico, l’inizio è stato inaugurato dal misterioso smarrimento del passaporto di MamaAfrika. Per farla breve, disperazioni e sbatti vari a parte, sono diventata migliore amica di mezzo corpo di polizia azero, ho la fidelity card dell’Ambasciata italiana a Baku e a breve scriveremo un post sulle Migliori Stazioni di Polizia che non devi assolutamente perdere a Baku. Siamo le massime esperte in materia, complice anche l’inefficienza made in Italy dell’Ambasciata, che ci ha puntualmente spedite in quelle sbagliate (grazie ancora, carissimi!). Con sforzi titanici, crisi d’identità, attese geologiche e parecchi giramenti siamo riuscite a ottenere un nuovo passaporto e a partire per la Georgia, dove abbiamo esplorato zone per noi ancora nuove: le grotte negli altopiani desertici di Davit Gareja, l’imponenza del Caucaso a Kazbegi, gli affreschi medievali del monastero di Gelati e nuovi quartieri della suadente Tbilisi, la capitale. Il tutto condito dai soliti, strepitosi incontri sulla strada, che in Caucaso non mancano mai.

Pain de Route 2017, un anno di viaggi

E ora no, niente conclusioni strappalacrime. Ogni fine è un inizio, e per il 2018 ho grandi piani. Voi mi trovate sempre qui, con le solite nerdate un po’ sfigate, ma scritte con sincerità.
Grazie per tutto il sostegno, per chi c’è sin da quel timido febbraio 2015, e grazie anche a chi si è aggiunto strada facendo.

Un abbraccio forte. Vi auguro per l’anno che verrà esperienze profonde, al nocciolo delle cose.
Eleonora

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