Armenia: guida rapida di cosa vedere, per regioni

Scritto da Eleonora

Me lo sono ripetuta più e più volte, man mano che tornavo in Armenia e mi spingevo in regioni che non avevo mai esplorato: «non riesco a credere che in Armenia ci siano così tante cose da vedere». So bene da anni che la realtà è sempre più ricca e sfaccettata di quello che sembra, ma continuo a cascarci di continuo – pensare di aver visto tutto, fatto tutto. Impossibile, mai!

Anche in un paese che è poco più grande della Sicilia e che conta probabilmente meno dei tre milioni di abitanti che dichiara si possono passare diverse settimane di esplorazioni in luoghi dove spesso avrete la sensazione non sia mai stato nessuno. E se Erevan negli anni corre veloce e si veste di una patina a tratti un po’ troppo snob, basta fare letteralmente quattro passi fuori dal centro, o visitare uno qualsiasi dei molti centri minori per incontrare l’Armenia verace e senza filtri, a cui non saprete resistere.

Viaggiare in Armenia è gratificante ed entusiasmante su tantissimi livelli diversi.

  • L’ospitalità genuina e dirompente della gente, da nord a sud
  • La solidarietà e l’unità del popolo armeno, ben oltre i confini nazionali dell’Armenia. È un qualcosa di palpabile, fortissimo e travolgente
  • I paesaggi sconfinati e selvaggi, dalle foreste lussureggianti del Lori ai canyon del Syunik, dal lucore del lago Sevan agli altopiani aridi dello Shirak
  • I capolavori architettonici di epoca sovietica: arditi monumenti, possenti memoriali, case degli scrittori, stazioni dei treni, grandi palazzi, mosaici da scovare, vecchi cinema e non solo
  • La bontà e varietà del cibo, specie quello casereccio, e del vino, dovunque andiate
  • La musica travolgente, dalle melodie misteriose e ritmi mediorientali

Ho già scritto diversi articoli sull’Armenia, ma sentivo di doverne fare uno più generale dopo essere tornata dal quarto viaggio nel paese.

Con questa piccola guida dell’Armenia per regioni vorrei invitarvi a soffermarvi di più sulle singole regioni armene, esplorandole più a fondo, con più tempo, ed evitando traversate impossibili nord-sud, saltando da una zona all’altra in poco tempo. Le strade armene impongono lentezza e spostarsi è faticoso, ma vi assicuro che la ricompensa andrà ben oltre le vostre aspettative.

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Armenia: guida rapida per regioni

1. Il nord dell’Armenia. Shirak, Lori e Tavush

Lo Shirak è stato il mio primissimo incontro con l’Armenia, quando, nel lontano 2015, vi sono entrata dagli altopiani georgiani del Samtskhe-Javakheti. La frontiera era un gabbiotto desolato in una distesa pianeggiante a 2200m slm, pioveva tutta la pioggia del mondo, era agosto e la temperatura era di poco superiore allo zero. È una regione che tutt’ora pochi conoscono bene e che rimane in parte inesplorata, anche se vanta panorami mozzafiato, vegliati dai picchi del maestoso monte Aragats, e una città splendida e dalla storia travagliata, Gyumri. Ho scritto un articolo dedicato appositamente alla storia Gyumri e vi consiglio davvero di leggerlo. Dai grandi laghi dell’altopiano, come il lago di Arpi, alle lande desolate tagliate dal treno Erevan-Gyumri, che corre proprio lungo il confine turco, scavato come un canyon dal fiume Akhurian/Arpaçay, Shirak c’è tanto da esplorare. Spitak, la cittadina-epicentro del terremoto del 1988, ricostruita subito dopo in uno stile rarissimo sovietico anni ’90; piccole case museo di pittori straordinari, come Minas Avetisyan; monasteri splendidi, come Marmashen, e ancora gioielli sovietici sparsi un po’ in ogni villaggio. Sulla sponda turca, il cui confine è chiuso, si possono vedere da lontano antichi monasteri e fortezze armene, nonché le rovine della leggendaria capitale Ani.

Il Lori è una regione verdissima, famosa per le sue splendide foreste (così rare in Armenia), e molto amata dagli armeni proprio per questo motivo. Senz’altro avrete sentito parlare del canyon del Debed e della cittadina cyberpunk di Alaverdi, circondata da decine di splendidi monasteri, di cui due (Haghpat e Sanahin) dichiarati patrimonio UNESCO. In realtà in Lori c’è molto di più: il centro industriale di Vanadzor, terza città del paese, è un posto da visitare e dall’interessante urbanistica sovietica, immerso in splendide montagne. C’è il Dendropark nei pressi di Stepanavan, decine di altri monasteri intorno allo spettacolare canyon del Debed (Kobayr rimane uno dei miei preferiti), progetti comunitari interessantissimi di recupero villaggi abbandonati, ex campi estivi sovietici, i villaggi delle misteriose comunità molokane e ovviamente trekking mozzafiato che aspettano solo di essere percorsi.

Il Tavush è una regione di confine che attraverserete di sicuro se intendete passare su gomma e rapidamente da Erevan a Tbilisi. È una regione dove la tensione per via del confine con l’Azerbaigian è tangibile, ma è anche bellissima paesaggisticamente. Il piccolo paesino di Dilijan è rinomato per i suoi boschi, laghi di montagna, vecchie case di legno e monasteri circondati dal verde, come Haghartsin, Matosavank, Goshavank e non solo. A Ijevan, capoluogo della regione, troverete una madre Armenia decisamente insolita e un’atmosfera sovieticissima. Destinazione perfetta per il trekking.

2. La capitale, Erevan

Erevan è una citta straordinaria, in gran parte plasmata dalla mente geniale di un architetto dei primissimi anni sovietici, Aleksandr Tamanian. È senz’altro più difficile apprezzarla a primo impatto rispetto al romanticismo di Tbilisi o agli eccessi e contrasti di Baku, ma vi garantisco che con Erevan sarà un amore solido e duraturo. Il centro storico è pensato a misura d’uomo e anche gironzolando senza meta ci si sente accompagnati per mano da una guida esperta: non ci si perde mai, perché ogni via è stata disegnata con lungimiranza. La cintura dei giardini, la Northern avenue che collega le piazze principali puntando dritto all’Ararat, la Cascade che scivola con eleganza verso il centro; e ancora parchi e balconate naturali, senza dimenticare le tracce della Erevan polverosa dei mercanti, punteggiata di enormi moschee, oggi quasi (ma non del tutto) scomparsa. Nel centro gli eleganti palazzi di fine Ottocento convivono con le linee dure ma che ricordano le architetture armene medievali degli edifici sovietici monumentali dei primi anni ’20 e dei decenni successivi: tutto convive e si confonde come in una sinfonia maestosa. Anche se a volte trascurata negli itinerari di viaggio, Erevan è imperdibile tra le cose da vedere in Armenia.

Se potete, dedicate a Erevan almeno due o tre giorni interi, vi stupirà. Visitate alcuni dei suoi splendidi e sorprendenti musei (il mio preferito è la casa museo del pittore visionario Martiros Sarian), fate un salto nei suoi splendidi bar e caffè alla moda che si rinnovano e spuntano come funghi, ma spingetevi anche ben fuori dal centro, magari a caccia di modernismo sovietico e neo-brutalismo (di cui parliamo nella puntata #01.02 di Cemento Podcast) nel distretto di Arabkir, tra i vicoli della vecchia Erevan, nel quartiere periferico che gli abitanti chiamano Bangladesh o a caccia di monumenti e vere stramberie fuori città (come la misteriosa Levon’s Divine Underground).

Salva questo articolo dedicato a Cosa vedere a Erevan da leggere più tardi. Ti lascio anche questo link per un free tour di Erevan con il sito Civitatis affiliato.

3. Il centro. Armavir, Ararat, Aragatsotn e Kotayk’

Queste quattro regioni circondano la capitale Erevan, presentano paesaggi molto diversi e hanno davvero tantissimo da offrire. La regione di Armavir d’estate è caldissima e polverosa. Non fermatevi a visitare solo Echmiadzin, sede santissima del Kathoghikos armeno e di splendide chiese (ma anche di qualche relitto sovietico interessante), e i resti della cattedrale di Zvartnots, nei pressi dell’aeroporto, ma spingetevi oltre. Dalla spaventosa centrale nucleare di Metsamor e della sua città satellite, fino ad Aknalich e al suo surreale e abbagliante tempio yazida, o al maestoso monumento di Sardarapat, in memoria della storica battaglia del 1918.

La regione di Ararat produce gran parte della frutta e della verdura d’Armenia e si trova, appunto, ai piedi del maestoso gigante bicefalo monte Ararat, pochi chilometri oltre il confine, in Turchia. Caldissima e afosa nella sua parte più bassa (di solito l’Ararat si vede in maniera più nitida in inverno e primavera, se c’è nebbia o foschia lasciate ogni speranza di avvistarlo), è in realtà verde, boscosa e punteggiata di cascate nella sua parte montuosa (Khozrov State reserve). Il luogo senz’altro più famoso dove avvistare l’Ararat è il monastero di Khor Virap, a un tiro di schioppo dalla frontiera turca. D’estate fa un caldo soffocante.

Il famosissimo monastero della lancia, Geghard, parzialmente scavato nella roccia e con sale dall’acustica perfetta, è il mio preferito in assoluto in Caucaso e un must di ogni viaggio in Armenia. Si trova sul confine tra la regione di Ararat e Kotayk’ ed è assolutamente una visita da non perdere, anche se, specie in alta stagione, può essere molto affollato. Provate a venire presto al mattino, battendo d’anticipo i pullman di turisti russi e cinesi. Anche il tempio ellenistico di Garni merita una visita, se non altro per l’assurdità (ma forse neanche troppa) di ritrovare una struttura del genere in Armenia. Nel canyon appena sotto Garni ci sono splendide scogliere basaltiche con la tipica forma a canne d’organo: fateci un salto d’estate per cercare un po’ di fresco!

Aragatsotn e Kotayk’ sono regioni con splendide catene montuose vulcaniche, tutte da scalare. Se non soffrite l’altitudine e avete gambe sicure ed esperte, potete provare ad affrontare uno dei picchi over 4000 del monte Aragats, la vetta più alta d’Armenia. Io, con la testa che mi pulsava per l’altitudine, ho osato solo i quasi 3600m del monte Azhdahak, nella catena montuosa Gegham, a metà tra Kotayk’ e Gegharkunik. Non avventuratevi da soli, però, perché i sentieri non sono segnati, non c’è acqua da nessuna parte e il sole d’estate spacca le pietre anche sopra i tremila. Io mi sono aggregata a una spedizione di ArmenianGeographic. Le loro guide sono brave, attente e professionali, i prezzi sono onestissimi.

Sempre in queste regioni, potete andare a caccia di petroglifi e dragonstones misteriose e millenarie sugli altopiani brulli, di piccoli villaggi dei pastori yazidi, di monumenti all’alfabeto armeno, oppure di raggi cosmici all’osservatorio di Byurakan o sugli altri spettacolari osservatori astronomici ai piedi dell’Aragats. Imperdibili i reportage del Guardian e del NYTimes.

4. Gegharkunik, la regione del lago Sevan

La grande regione che circonda il lago Sevan è un’altra tappa immancabile di qualsiasi viaggio in Armenia. D’estate vi verrà voglia di tuffarvi nelle sue acque sempre azzurrissime, ma non dimenticatevi che si trova a circa 1900m e di solito è gelido anche in pieno agosto!

Le spiagge migliori e i resort dove gli armeni vanno in vacanza sono sulla sponda orientale del lago. Il famosissimo monastero di Sevanavank, originariamente posto su un’isola poi trasformata in penisola in epoca sovietica, a seguito di discutibili politiche idriche, è semplicemente mozzafiato all’alba o al tramonto. Ignorate le bancarelle e le orde di turisti all’ingresso della scalinata e dirigetevi prima alla Casa degli scrittori, costruita in stile costruttivista negli anni ’30, e alla sua sala ristorante, aggiunta negli anni ’60. La casa degli scrittori oggi è un modesto e decrepito hotel in cui si può soggiornare, mentre il ristorante è diventato un baretto che se non altro ha una vista impagabile sul lago. Funzionano solo con la bella stagione. Dalle scale dopo il ristorante si può proseguire su un tracciato non ufficiale che vi ricollega al monastero in un batter d’occhio.

Il paesino di Sevan non ha grandi attrattive, ma dovete perlomeno fermarvi a scattare una foto Accidentally Wes Anderson alla sua stazione dei treni. Se amate l’edilizia popolare sovietica, avrete di che cibarvi a volontà. E se amate le avventure insensate e sconclusionate, c’è un trenino che solo d’estate collega Erevan a Sevan, mettendoci un numero assolutamente ingiustificato di ore.

Proseguendo verso sud, un’altra tappa fondamentale è il campo di khachkar (pietre-croci funerarie) di Noratus, il più grande rimanente al mondo. Quello di Julfa, patrimonio UNESCO che si trovava nell’attuale exclave azera di Naxçıvan, è stato distrutto per sempre nel 2005 dall’Azerbaigian nel silenzio della comunità internazionale.

Se avete la vostra auto (potete anche noleggiarne una su DiscoverCars) o volete rischiarvela in autostop sapendo che su quelle strade non passa praticamente nessuno, guidate da Martuni fino a Yeghegnadzor su una delle strade più spettacolari d’Armenia, passando dal caravanserraglio di Selim, un luogo senza tempo, antico ostello per i mercanti che si avventuravano lungo le Vie della Seta. Le sagome di immensi vulcani e i greggi dei pastori d’alta quota vi terranno compagnia lungo il tragitto.

5. Il sud dell’Armenia. Vayots Dzor e Syunik

Se dovessi scegliere una sola regione preferita in Armenia, sceglierei il Vayots Dzor e le sue montagne color sabbia, con atmosfere senza tempo. Guidare per le sue strade (o aspettare passaggi in autostop sotto il sole) sarà un’esperienza indimenticabile.

Noravank è senz’altro il luogo più famoso della regione, monastero particolarissimo, situato in una stretta valle dalle rocce rosso acceso. Lungo la strada passerete anche da gole spettacolari e da Areni, famosa per le sue cantine ormai trappola per turisti.

Yeghegnadzor è una cittadina calda e sonnacchiosa, affacciata su splendide montagne brulle. Non offre granché, ma se amate i bassorilievi sovietici e le fermate dell’autobus avrete di che divertirvi. Nei suoi dintorni ci sono tanti monasteri e fortezze notevoli, alcuni raggiungibili contrattando una corsa in taxi, altri solo a piedi. A me è piaciuto moltissimo Tanahat, anche perché c’ero solo io. Carino anche Spitakavor, per cui serve però un 4×4 perché la strada è gravemente dissestata.

Per chi ha più coraggio e ha voglia di andare a cacciare storie difficili e dimenticate, c’è la spettacolare valle di Yeghegis, protetta dalla fortezza di Smbataberd (raggiungibile a piedi, con un lungo trekking) e costellata di tanti, sperduti monasteri, oppure lJermuk, piccola città-resort delle acque minerali ricche di proprietà curative e gioiellino di architettura e arte sovietiche.

Il Syunik invece è una regione lunghissima, che si spinge attraverso valli ripide fino al confine con l’Iran. È la regione ad oggi politicamente più calda, perché chiusa su due lati dall’Azerbaigian, e perché minacciata dalla costruzione di un fantomatico corridoio che colleghi l’Azerbaigian al Nakhichevan attraverso il territorio armeno. Questo progetto è una delle devastanti conseguenze della pace firmata dopo la guerra dei 44 giorni in Nagorno Karabakh, riesplosa tra settembre e novembre 2020, e che ha mietuto oltre 6000 vittime complessive, di cui la stragrande maggioranza fatta di ragazzini poco più che diciottenni.

Prima di spingersi più a sud di Goris e Tatev è importante consultare attentamente le news e chiedere alle persone del posto, perché purtroppo succedono non così di rado incidenti lungo il confine. Nell’estate 2021 volevo proseguire fino a Meghri, ma mi sono fermata a Goris perché una settimana prima l’Azerbaigian aveva deciso di bloccare per alcuni giorni la strada che da Kapan sconfina nei territori ora controllati da loro. In più, all’altezza di Yerashk (Ararat) era morto un soldato, ucciso da un cecchino. L’equivalente di Viaggiare sicuri o i siti delle ambasciate statunitensi e britanniche sono decisamente più aggiornati e realisti di quello italiano e all’epoca sconsigliavano i viaggi non necessari entro 5km da qualsiasi confine e più a sud di Kapan, ma la situazione è in continua evoluzione.

Comunque, accortezze a parte, il Syunik è una regione molto grande e straordinaria, dove le montagne sono le vere protagoniste. Il Syunik si apprezza al meglio facendo trekking. Oltre al monastero iconico di Tatev e alla città di Goris, c’è in realtà moltissimo da scoprire. Kapan, così come Kajaran, è un centro minerario prettamente sovietico, circondato da foreste rigogliose e dalla storia singolare. Meghri è una città di frontiera tra le più affascinanti mai visitate in vita mia, circondata da montagne ripide e rocciose e affacciata sull’Iran, da cui è divisa dal corso del leggendario fiume Aras, o Araks in armeno. Le sue case tradizionali in pietra, la straordinaria fertilità del terreno unita a un clima caldo tutto l’anno, e le sue chiese splendidamente affrescate la rendono una destinazione che vale da sola il lunghissimo viaggio (almeno 7h filate da Erevan) che serve per raggiungerla.

Il monastero di Tatev è senz’altro un luogo da vedere per la posizione mozzafiato, e il viaggio in funivia (Wings of Tatev, caro senza senso) almeno all’andata va fatto. Come la voce registrata ripete duemila volte, è la funivia aerea più lunga del mondo, con un singolo tratto lungo 5750m. Per il ritorno secondo me vale la pena tentare un autostop per visitare anche il ponte del diavolo (almeno d’estate) e per fare una veloce camminata (20 minuti circa solo andata, ben segnalato perché è parte del Transcaucasian trail) fino al complesso dell’eremitaggio di Tatev, da cui si percepisce la vastità del canyon anche dal basso. Il monastero di Tatev è stato quasi del tutto ricostruito a seguito di un devastante terremoto ed è meno interessante da un punto di vista architettonico, ma lo è senz’altro da quello culturale.

Goris è una cittadina dove ho passato tre notti e che ho apprezzato moltissimo. Clima eccezionale d’estate, con aria fresca e sole caldo, belle case in pietra costruite con uno stile che è raro trovare altrove, qualche bell’edificio sovietico e un’atmosfera pacifica da grande paese. Se non sapete dove alloggiare, la guesthouse giusta, e con il cibo migliore mangiato in Armenia, è Aregak B&B, gestito dalla signora Marietta, che è una trottola inarrestabile, di un affetto e un’accoglienza sconcertanti. Non perdetevi la camminata fino alle guglie naturali e alle grotte della Old Goris, intorno al cimitero. Splendida vista sulla città.

Sempre nei dintorni di Goris, fate un salto nel sito rupestre di Khndzoresk, famoso anche per un bel ponte tibetano. È un luogo che ricorda anche Vardzia in Georgia, ma più spontaneo. Vardzia è onestamente più impressionante, ma viaggiatori che ci sono stati di recente mi hanno detto che si è turisticizzata moltissimo e ha perso molto l’atmosfera che aveva un tempo, per cui alla fine hanno apprezzato di più Khndzoresk. Se ci venite d’estate, attenzione perché non c’è acqua né un filo d’ombra e c’è da morire.

Se siete in vena di esplorazioni in villaggi abbandonati, tutti i paesini dei dintorni di Goris hanno la vecchia città rupestre abbandonata definitivamente in epoca sovietica, quando gli abitanti si trasferirono nel villaggio nuovo, in muratura. Spesso sono in zone dove non prende il cellulare, quindi meglio non andarci da soli.

Altrove in Syunik si trovano fortezze mozzafiato e bellissimi monasteri (Vorotan), ma anche misteriosi siti archeologici preistorici come Carahunge, vicino a Sisian, o petroglifi leggendari, come quelli di Ughtasar (oggi zona impraticabile perché troppo pericolosa, in quanto vicina al confine con l’Azerbaigian). Essendo una regione così lontana da Erevan, a meno che abbiate molto tempo o che vogliate dedicare specificamente tempo al Syunik, non ci andrei apposta solo per visitare Tatev e Goris.

Per oggi è tutto, sono contenta di essere tornata a scrivere quassù dopo tanto tempo.

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A presto,
Eleonora

Link consigliati in questo articolo:

Free tour di Erevan: con Civitatis
Escursione a Sevat: con Civitatis
Noleggiare auto con DiscoverCars e LocalRent

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7 commenti

  • ciao Eleonora,
    ho letto con interesse il tuo articolo. sto organizzando una vacanza per la prima settimana di giugno.
    Sto leggendo che si siggerisce di noleggiare una 4×4 te cosa mi puoi dire a riguardo?
    inoltre sil sito della farnesina viene detto che basta la patente italiana ma sui siti di noleggio viene richiesta anche quella internazionale…te hai per caso notizie a riguardo??
    grazie mille per l’aiuto Angela

    • A

      Ciao Angela, di solito nessuno ti chiede la patente internazionale ma è meglio chiarire con il sito dell’autonoleggio, nel caso è solo una pratica burocratica da fare in Italia.
      Il 4×4 è necessario in Armenia solo se vuoi andare molto fuori dai sentieri battuti, se ti limiti a strade e città principali la condizione dell’asfalto è ora davvero buona, hanno risistemato molte strade e ne hanno aperte di nuove, non è più necessario il 4×4 a meno di alcuni posti molto specifici o monasteri sperduti

      A presto, buon viaggio

  • Ciao Eleonora, grazie mille per i tuoi consigli; sto pianificando un giro di 11 giorni in Armenia. Per quanto i tuoi articoli siano veramente una miniera di suggerimenti e indicazioni, volevo portarmi qualche guida più sistematica ma non banale e turistica (modello Passenger o Dom sull’architettura). Sto facendo abbastanza fatica a trovarne però :/ sai se ce ne sono? anche in inglese o francese, se in italiano non sono disponibili. Grazie mille!

    • A
      Eleonora

      Ciao Lucio!
      C’è la DOM di Yerevan, c’è la (ormai vecchissima) Polaris dell’Armenia che era prolissa ma fatta bene. Sul resto purtroppo non ti so aiutare, non sono più aggiornata sulle guide cartacee purtroppo!
      A presto,
      Eleonora

  • COSA CONSIGLIA DI NATURA FINE SETTEMBRE NELLA REGIONE DI KAPAN, ARMENIA (4 a 5 giorni ) Grazie 🇧🇷🇮🇪

  • Milena Conzatti

    Ciaoo Eleonora periodo migliore per andare in Armenia ? consiglio volo ? Altro paese da visitare vicino ? grazie

    • A
      Eleonora

      Ciao Milena, dipende da quanto sopporti il caldo, d’estate si muore! E d’inverno può fare molto freddo, specie a gennaio-febbraio. Come sempre, le mezze stagioni sono il periodo migliore, aprile/maggio e settembre/ottobre. Di vicino la scelta è limitata 🙂 direi la Georgia, ma è un paese in realtà molto diverso dall’Armenia e non c’entra poi granché, farei due viaggi separati.
      Buon viaggio!
      Eleonora

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