Cosa vedere a Nukus: mini guida alla capitale del Karakalpakstan, Uzbekistan

Scritto da Eleonora

Nukus è la capitale del Karakalpakstan, scritto anche Qaraqalpaqstan in karakalpako e Qoraqalpogʻiston in uzbeco, l’unica repubblica autonoma all’interno del territorio dell’Uzbekistan famosa all’estero sostanzialmente solo per la catastrofe del lago d’Aral. In questo articolo provo a scrivere una piccola guida di cosa vedere a Nukus, che è molto più di quello che ci si immagina.

Nukus è la città più spontanea che ho visitato nel terzo viaggio in Uzbekistan, ad agosto 2023, quella con meno fronzoli e senza dubbio quella meno turistica. Per fronzoli in Uzbekistan intendo quella campagna colossale di ripulitura, occultamento e rimessa a nuovo che l’Uzbekistan contemporaneo, traghettato da Islom Karimov fino ai tempi moderni e ora da Shavkat Mirziyoyev, ha messo in piedi mentre si apriva al mondo. Restauri un po’ fantasiosi, aiuole fiorite da Canton Ticino, prati inglesi in mezzo al deserto, edifici sovietici modernisti rivestiti di pannelli di plastica e un esercito di lavoratori in divisa blu sottopagati danno, a chi viaggia in Uzbekistan, un po’ quell’impressione da Truman Show che non se ne va finché non si lascia la Santa Trinità di Samarcanda – Bukhara – Khiva.

Queste erano impressioni che avevo già nel 2017, a pochi mesi dalla morte di Karimov, quando entrare e viaggiare nel Paese era tutt’altro che facile.

Oggi che l’Uzbekistan sta vivendo una fioritura turistica senza precedenti, questa patina torna a ripresentarsi più evidente e fastidiosa che mai. Per la prima volta da che avevamo lasciato Tashkent, a Nukus – escluse letteralmente le due strade principali – finalmente ci abbandona e tiriamo un sospiro di sollievo. Nessuno ripete più frasi in italiano imparate a memoria come a Bukhara, al mercato non ci sono souvenir in vendita, non c’è nessuna cupola azzurra da restaurare e lucidare perché Nukus è una città che viene praticamente costruita (quasi) da zero dai sovietici negli anni ’30.

In un giorno e mezzo abbiamo esplorato una città tranquilla e vissuta, abitata da persone gentili, costruita a misura d’uomo, che non fa di tutto per piacerti ma pensa soltanto ad essere se stessa – ma rivela anche qualche perla eccezionale e inaspettata.

Questo è questo è quello per cui vale la pena visitare Nukus e spingersi così lontano, nell’immenso ovest dell’Asia Centrale.

Come raggiungere Nukus

Nukus, in Uzbekistan, è davvero molto lontana da tutto. Il modo più comodo per raggiungerla è l’aereo. Ci sono uno/due collegamenti quotidiani con Tashkent (1.20h di volo) a un costo relativamente accessibile (circa 75€) se prenotate in anticipo.

L’unica altra alternativa percorribile è il treno notte, che la collega con letteralmente tutto il Paese, dal capolinea nella valle di Fergana, Andijan, fino al Mangystau kazako, le sponde desertiche del Mar Caspio e Volgograd in Russia (tre treni a settimana). Nukus – Tashkent sono 16h di treno.

Nota importante: il treno alta velocità, di standard occidentale, al momento si ferma alla tratta Tashkent – Bukhara. La linea per Khiva è stata interrotta e non è chiaro quando verrà ripristinata. Quindi, da Bukhara in poi verso ovest, così come da Tashkent in poi verso est, ci sono solo i treni notte sovietici, che sono vecchi, ma puliti, puntualissimi e a modo loro efficienti. Sulle tratte così lunghe spesso c’è solo la terza classe e non c’è l’aria condizionata, che quando d’estate fa caldissimo, specie nell’ovest dell’Uzbekistan, è una cosa da tenere in conto.

I treni rimangono comunque il modo più bello per conoscere persone del posto, ascoltare le loro storie e immergersi nella cultura locale senza fretta e interruzioni esterne.

Se non avete idea di come funzionano i treni sovietici e quindi anche uzbechi, questo vecchio post magari vi tornerà utile.

Quando visitare Nukus e il Karakalpakstan

Nukus ha un clima continentale estremo, acuito dal cambiamento climatico, per cui la capitale karakalpaka è purtroppo in prima linea. Il prosciugamento del lago d’Aral ha creato un nuovo deserto, l’Aralkum, dove prima c’era una massa d’acqua grande come la Repubblica d’Irlanda. Nel 2022 e nel 2023 in Karakalpakstan d’estate si sono sfiorati i +53° celsius e d’inverno i -30°. Le persone in Karakalpakstan sono più affette da malattie respiratorie dovute alle tempeste di sabbia tossica proveniente dai fondali del lago d’Aral.

Da metà giugno a metà agosto visitare l’Uzbekistan è una follia, e in Karakalpakstan si sta anche peggio. In pieno inverno fa freddo e può tranquillamente nevicare – le uniche stagioni con un clima piacevole sono la primavera e l’autunno. Nella seconda metà di agosto in ogni caso di solito tutto l’Uzbekistan inizia progressivamente a rinfrescarsi. Per un colpo di fortuna incredibile quando siamo stati noi a Nukus, il 30-31 agosto, c’era una temperatura ideale, secchissimo, 26° di giorno, 15° la sera, ho messo il pile.

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Cosa vedere a Nukus, Karakalpakstan, Uzbekistan

1. Il museo d’arte Savitsky

Se avete sentito parlare di Nukus, a meno che non vi interessiate di novichok (a Nukus c’era il principale sito per la ricerca e la sperimentazione di questo gas nervino) o altre simpatiche armi di distruzione di massa sovietiche (isola di Vozrozhdenie, in mezzo al lago d’Aral), è probabilmente per il museo d’arte intitolato a Igor Savitsky, artista e collezionista pioniere, che ha dedicato la sua vita al Karakalpakstan, alla sua gente e alla sua cultura. Nato nel 1915 a Kiev da genitori polacchi ed ebrei, finisce a studiare arte a Mosca, ma verrà evacuato in Uzbekistan durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1950 visita per la prima volta Corasmia e Karakalpakstan durante una spedizione archeologica ed etnografica sovietica. Da quel momento, inizierà a raccogliere e accumulare migliaia di oggetti, gioielli, costumi, disegni, opere d’arte popolare e d’avanguardia (spesso censurata, o di artisti caduti in disgrazia) legate al Karakalpakstan (ma non solo).

Questa collezione smisurata convinse le autorità sovietiche che gli fecero aprire nel 1966 un museo eccezionalmente grande per le dimensioni di Nukus.

Al di là della storia straordinaria, il Savitsky è davvero un gran museo, ricco, vario e ben allestito, con opere di artisti locali e stranieri, alcune di grande valore – senz’altro l’attrazione numero uno tra le cose da vedere a Nukus. Non esagero dicendo che vale la pena venire a Nukus per visitare anche solo questo museo. Quello che però ne emerge più nettamente è un canto d’amore alla terra del fiume e del deserto, della steppa, del lago, di un popolo che non spicca sulle mappe e della sua cultura, spesso immateriale ma perfettamente impressa nei dipinti, nelle sculture, raccontata da oggetti d’arte popolare di uso quotidiano e non solo. Ne conservo ancora un ricordo magnifico, come di un vero viaggio nel tempo e nello spazio del Karakalpakstan.

Tante opere d’avanguardia sovietica mi hanno riportato alle campiture di colore acceso e omogeneo dei dipinti di due artiste armene, le sorelle Aslamazyan, esposte nel loro museo a Gyumri, o a quelle di Martyros Saryan, anche lui pittore armeno, a Yerevan.

Vivamente consigliata la visita guidata, che dura circa un’ora e mezza, le guide parlano anche un buon inglese e danno una visione più completa del museo. Meglio chiamare prima per prenotare.

2. Cosa vedere a Nukus: il mercato centrale

Cosa vedere a Nukus: il mercato centrale

Forse prima ancora che al museo Savitsky, dovreste iniziare la vostra lista di cosa vedere a Nukus dal mercato. Un grande bazaar centroasiatico, a cui dedicare tranquillamente qualche ora di esplorazione. Ci si trova di tutto: dal reparto vestiti cinesi e tecnologia a quello del pane, i banchi di verdure sottaceto coreane, le montagne di kurut, le palline di yogurt essiccato e salato diffuse dall’Azerbaigian all’Iran, passando per l’Asia Centrale; il reparto del pesce essiccato, della frutta e della verdura, della carne e dei latticini, c’è anche una piccola chaikhana al piano superiore della parte coperta dove prendere un tè in belle ceramiche uzbeche e mangiare un plov unto alla perfezione, spendendo pochissimo.

La varietà dei tratti somatici nei visi delle persone è impressionante, l’intero bazaar è pervaso da una sorta di caos calmo, la gente sembra più tranquilla che nel resto dell’Uzbekistan (ma le auto guidano malissimo uguale, in un traffico assurdo fatto di sole Chevrolet e Damas bianche).

Un altro motivo che lo rende davvero interessante è che l’area del bazaar non è stata ristrutturata: nei vicoli più stretti rimangono strade polverose e vecchie case in mattoni stuccate di bianco di inizio Novecento, con dei bei portoni in legno intagliato, sempre più rari da trovare in Uzbekistan – gli unici altri che ho trovato erano nella mahalla uzbeca di Osh, nella valle di Fergana kirghisa. Qualche sprazzo di come doveva essere Nukus negli anni ’30 – piccola città di polvere e case basse, ferma nel tempo.

3. Cosa vedere a Nukus: i mosaici sovietici

Tra chi si appassiona di arte sovietica Nukus è famosa per i mosaici – ce n’erano sicuramente di più in passato, ma quelli che sono rimasti in centro sono sei, sono di ottima fattura e molto ben conservati. I tre più impressionanti sono quello di fianco al Tashkent Hotel, un lungo muro con mosaici anche in rilievo che raffigura studenti, lavoratori, scienziati, agricoltori e una madre Karakalpakstan a colori vivaci, tra costumi tradizionali, danze, musiche, elementi della cultura karakalpaka e nuove colture e innovazioni portate dai Soviet. Davvero da non perdere tra le cose da vedere a Nukus, è splendido a prescindere che vi interessi l’arte sovietica o meno.

Un altro si trova su un edificio del campus della Karakalpak State University e raffigura un insieme di scene legate alla scoperta scientifica e a grandi scienziati centroasiatici, dalle scoperte scientifiche del passato allo Sputnik sovietico lanciato in orbita dal cosmodromo di Baikonur nel 1957.

Il terzo è un mosaico più semplice e si trova su una parete del collegio di cultura e arte di Nukus, su via Ernazar Alakoz, poco più a sud del mercato centrale. Raffigura una ragazzina che suona un violino, è molto tenero ed elegante.

4. Cosa vedere a Nukus: i quartieri residenziali

Cosa vedere a Nukus: i quartieri residenziali di periferia

Essendo stata poco restaurata in epoca contemporanea, i quartieri residenziali di Nukus sono un po’ un viaggio agli anni ’80 sovietici. Sono pulitissimi, ordinatissimi, pieni di vita e pullulano di begli edifici sovietici tutt’al più ridipinti di bizzarri colori pastello.

Se le facciate degli edifici prefabbricati non vi attirano, provate a guardare con più attenzione le piccole decorazioni che rimandano agli elementi caratteristici del Karakalpakstan: cotone in fiore, spighe di grano e pannocchie, ruote dentate dell’industria metalmeccanica, motivi decorativi stilizzati da quelli tradizionali nomadi usati per le yurte che diventano motivi sui balconi, parasole davanti alle finestre delle case, bassorilievi impressi sui pannelli prefabbricati. Altri quartieri sono fatti di piccole case basse anni ’60, ciascuna decorata con motivi semplici fatti a piastrelle colorate.

Dietro le facciate, la vita della mahalla si accende nel tardo pomeriggio, quando i bambini prendono possesso delle aree giochi senza macchine del retro degli edifici, i nonni siedono sulle panchine a fare due chiacchiere, la gente torna a casa da lavoro e non è difficile essere fermati per fare due chiacchiere dalla gente del quartiere, che di certo non vede tanti turisti passare da quelle parti.

5. Altri piccoli musei che raccontano la cultura e la lingua karakalpake

Oltre al museo d’arte Savitsky se non sapete più cosa vedere a Nukus, ci sono un po’ di altri musei più piccoli, ma comunque interessanti.

Il museo di storia e cultura locale offre uno sguardo approfondito sul passato della regione, con particolare attenzione all’aspetto etnografico; il museo delle belle arti espone un’altra collezione di opere uzbeche, russe ed europee. C’è anche il museo Berdaq di storia della letteratura karakalpaka, che probabilmente vale la pena anche solo per l’edificio assurdo a forma di cupola in cui si trova, con begli affreschi e manoscritti di autori locali, inclusi quelli appartenuti a Berdaq (scritto anche Berdakh), un poeta e filosofo del XIX secolo. È considerato uno dei poeti più importanti della letteratura orale karakalpaka – qualcuno azzarda persino a chiamarlo lo Shakespeare karakalpako. Che Nukus sia quindi l’ennesima piccola Parigi o piccola Venezia di qualcos’altro?

6. Fuori Nukus, il lago d’Aral e oltre

Cosa vedere a Nukus e in Karakalpakstan: il cimitero delle navi di Muynaq, a 3h da Nukus

Se state cercando cosa vedere a Nukus, o se ci siete già arrivat* e avete raggiunto il Karakalpakstan, probabilmente è perché in qualche modo vi attrae l’incredibile e devastante storia del lago d’Aral.

In generale, non credo si apprezzi il Karakalpakstan senza aver approfondito la storia di questo disastro ecologico tra i più grandi che l’umanità abbia causato negli ultimi decenni. Con Angelo Zinna abbiamo dedicato una puntata del podcast Cemento alla storia del lago, con ospite la cooperante Sara Scardavilli, di base a Tashkent. Vi consiglio moltissimo di ascoltarla prima di viaggiare verso Muynaq, la ex città portuale oggi lontana oltre 150km dalla riva del lago, di cui rimangono pochi pescherecci arrugginiti arenati nella sabbia e trasformati in un’attrazione turistica squallida e tenera insieme.

Muynaq oggi è uno spettro di quella che era negli anni ’60, prima che la riva cominciasse ad allontanarsi e l’acqua dell’Amu Darya a scarseggiare fino a scomparire del tutto. Oltre al cimitero delle navi, a Muynaq ci sono due piccoli musei dedicati al lago d’Aral, con una panoramica della storia e delle sfide locali legate alla catastrofe ecologica.

Di cose da vedere tra Nukus e Muynaq non c’è molto, a parte la necropoli di Mizdakhan e a meno che non abbiate interessi specifici legati all’arte e alla storia sovietica, ma la strada – lunga e dissestatissima, letteralmente più buche che asfalto – è comunque piacevole. La distesa immensamente piatta del Karakalpakstan è piena di gente che gira in bici, cammelli, cespugli fioriti di rosa, piccole case basse, simil autogrill per camionisti e qualche bizzarra scultura che dà il benvenuto a chi arriva di villaggio in villaggio.

Se vorrete spingervi oltre Muynaq verso il lago d’Aral vero e proprio e l’altopiano di Ustyurt, che sono posti magnifici, dovete tenere in conto che le distanze sono infinite, che la ferrovia non arriva fuori dalla direttrice principale via Kungrad e che i costi per girare in jeep in queste zone remote sono molto alti, anche organizzandosi il tutto da soli.

Una guida sul Karakalpakstan fatta davvero bene

Consiglio per approfondire la storia della regione e cosa vedere a Nukus la guida Bradt sul Karakalpakstan, scritta da Sophie Ibbotson e Stephanie Adams. È davvero completa, divertente, scorrevole, accurata e approfondita, si legge con piacere.

Se invece cercate consigli di lettura sull’Asia Centrale e sull’Uzbekistan, periodicamente aggiorno questo post con i nuovi libri che leggo.

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