Cosa vedere a Tirana in 2 giorni per godersi la città

Scritto da Eleonora

Tirana non è una città che si apprezza a colpo d’occhio – e se siete qui a leggere di cosa vedere a Tirana in 2 giorni è perché forse volete capire se vale la pena visitare questa città. La risposta breve è certo, assolutamente. Ma andiamo con calma.

Disomogenea e in fermento, colpisce più per i suoi spazi aperti e il suo ordine urbano che non per il fascino dei suoi edifici che sembrano provenire da eree geologiche differenti – eredità fascista, comunista, ottomana, i colori sgargianti dei murales e dei nuovi grattacieli, vecchie case in legno assediate dagli altissimi palazzi della speculazione edilizia, tutto insieme, tutto addossato con nonchalance.

È però questo coabitare di incoerenza ordinata, insegne anni ’80, zgare fumose e lapidari, santuari sufi, vecchi bar Tirona dalla birra a pochi centesimi, grandi parchi e le linee pulite di razionalismo e modernismo a renderla una città tranquilla, piacevole, e soprattutto unica al mondo. Con una storia così incredibile e un cibo così gustoso in 2 giorni a Tirana avrete un sacco di cose da vedere.

Salva per dopo anche il mio itinerario di 5 giorni in Albania con i mezzi pubblici.

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Cosa vedere a Tirana in 2 giorni

Piazza Skanderbeg, tutta l’Albania in una piazza

In poco più di cent’anni da che è capitale, Tirana ha visto cambiare molti regimi e molte facce. Non sono molti i luoghi d’Europa dove vecchie case ottomane convivono con palazzi razionalisti del periodo fascista, che convivono con quelli del periodo comunista e con i grattacieli bizzarri della nuova Albania post anni ’90. Quando Gherardo Bosio sbarca a Tirana nel 1938, la città era un piccolo paese che si articolava intorno a qualche moschea e al bazaar. Bosio elabora un piano regolatore da città d’oltremare, per Tirana come per altre colonie italiane – il centro nevralgico era piazza Skanderbeg, da cui si apriva il maestoso viale dell’Impero. Dopo decenni di passaggi di potere, il nuovo piano regolatore Tirana 2030 sarà di nuovo nelle mani degli italiani, a firma dello studio di Stefano Boeri.

Si finisce un po’ senza accorgersene al centro della piazza, che è rialzato di qualche metro in maniera quasi impercettibile. Quella piazza che è un immenso spazio vuoto pavimentato con le pietre di ogni angolo d’Albania, rinfrescato d’estate da piccole oasi di vegetazione endemica e rivoli d’acqua che lustrano le lastre di pietra. Il progetto che ha riqualificato la piazza incarna le aspirazioni della rinascita dell’Albania come democrazia: chiunque può raggiungere il vertice della piazza, vedere la città da qualche metro di più di altezza per un po’, senza subire, per una volta, l’esercizio del potere calato dall’alto. Poco più in basso di Skanderbeg col suo cavallo, abbracciando la città da un punto di vista sì privilegiato, ma sempre aperto a tutti. Non più sudditi, ma cittadini.

Piazza Skanderbeg è tremendamente interessante. Disorientante all’inizio, così lontana dalla coerenza estetica a cui ci si abitua altrove, ma ricca, viva, vissuta. Raccoglie intorno a sé un po’ tutta la storia recente dell’Albania, dalle stranezze uniche al mondo. Dalla splendida moschea Et’hem Bej, ottomana, ai moltissimi edifici del periodo di occupazione italiana fascista, come la banca d’Albania proprio di fronte alla moschea. E ancora la monumentalità modernista del palazzo della cultura, la cui costruzione fu iniziata simbolicamente, poggiando la prima pietra, proprio da Nikita Khrushchev nel 1959, quando l’Albania gravitava ancora nell’orbita sovietica. Pochi anni dopo Hoxha avrebbe rotto anche con l’URSS, rimanendo alleato solo della Cina di Mao.

L’immenso mosaico del museo di storia nazionale di Tirana è puro Hoxha 1981. L’immaginario collettivo del comunismo autarchico di un paese sempre più isolato, sempre più disconnesso dal resto del mondo, persino dalla Cina. Una ragazza in costumi tradizionali che agita un fucile in mano, circondata da combattenti illiri e personalità del passato da un lato, lavoratori e partigiani rivoluzionari dall’altro. Tutti insieme costruiscono la strada del sogno comunista albanese, fallito in una delle miserie più drammatiche della storia d’Europa.

Infine, la statua equestre dell’eroe nazionale, Skanderbeg. Condottiero che ha aizzato molti popoli dell’area contro il dominio ottomano, è il nome che più sentirete ripetere nel vostro viaggio in Albania. Fino al 1991, però, al suo posto c’era una statua monumentale di Enver Hoxha.

Da piccola, isolata e stalinista irriducibile che era, l’Albania fu il primo paese in Europa a tirare giù la statua di un dittatore a seguito di proteste in piazza e scioperi di massa. Forse molti non ne avevano idea, ma con quel gesto stavano scrivendo la storia. Qualche mese dopo, il 15 agosto del 1991, a Mosca la folla davanti all’edificio della Lubyanka tirò giù la statua di Felix Dzerzhinsky, il fondatore della polizia segreta sovietica. Di questa e altre storie abbiamo parlato nel podcast Kult, uscito a gennaio 2023.

Il bazaar, Pazar i Ri

La casa della cultura sorgeva sul vecchio e grande bazaar ottomano, che è stato in parte distrutto insieme a una moschea dai vari piani regolatori, per fare spazio a un po’ di razionalismo prima e modernismo poi. Quello che oggi si chiama Pazar i Ri è l’area del nuovo bazaar, che si espande per vie e viuzze a nord-est di piazza Skanderbeg. I palazzi improbabili della nuova Tirana si alternano a vecchie casette scalcinate, palazzi neoclassici dagli stucchi cadenti, murales che divorano intere facciate coi loro colori, rivenditori di biciclette, formaggi, frutta, carne e qualsiasi cosa stiate cercando.

Per la verità tutta Tirana è un po’ un bazaar unico, con bancarelle cariche di frutta a ogni angolo di strada e i sottilissimi dischi di pasta secca per fare il byrek in versione albanese – che, per inciso, per me rimane il più buono dei Balcani.

Le tekke nascoste della vecchia Tirana

Già che siete nell’area del bazaar, tirate dritto un po’ più a nord lungo la rruga e barrikadave, per andare a cercare le briciole della vecchia Tirana – un bazaar polveroso e dalle casette basse, le tegole in cotto, le finestre orlate di legno scuro, i muri sempre imbiancati di fresco, il primo piano sporgente, affacciato sulla strada, come a vantarsi della ricchezza della casa sulla pubblica piazza. Di case così non ne rimangono molte a Tirana – per quelle dovete andare a Berat, o a Gjirokaster -, ma se vi piace esplorare e cacciarvi nei vicoli più tortuosi non rimarrete delusi.

Uno dei posti più speciali da vedere a Tirana è la minuscola tekke (o teqqe) Sheh Dyrrit, perfettamente conservata e ancora molto frequentata dai fedeli bektashi. Di tekke ce ne sono diverse a Tirana (una moderna è poco più avanti, lungo la stessa strada), ma questa ha qualcosa di speciale ed è poco visibile dall’esterno. È un luogo dove fare capolino con discrezione, scambiare due parole con le nonnine che la custodiscono, entrare con rispetto, rigorosamente senza scarpe, a dare un occhio alle tombe sacre e ai ritratti ipnotici dei santi bektashi – mentre i fedeli si inginocchiano fino a terra su pelli di pecora assorti nella preghiera. Un salto in altri mondi, in altre epoche. Dei bektashi parlo più sotto.

La casa museo di Sali Shijaku

Sempre a proposito di vecchie atmosfere, la casa museo Sali Shijaku è una delle cose più insolite da vedere a Tirana ed è un peccato che passi in secondo piano. Perdetevi nei vicoletti che si diramano da rruga e barrikadave, tra parrucchieri rimasti agli anni ’80, cortili fioriti, vecchie case ottomane riconvertite a garage e lapidari dell’era Hoxha che raccontano di ragazzini che assaltavano carri armati armati nazisti di granate. Un grande portale in legno intagliato, dove persino le maniglie sono capolavori del ferro battuto, porta al giardino rigoglioso della casa museo. Chiedete di Sali Shijaku e il gioco è fatto: la Tirana di un’altra epoca è nelle vostre mani.

Cosa vedere a Tirana: la moschea Et’hem Bej

Tirana vista dal cimitero dei martiri

Non dimentichiamo la moschea Et’hem Bej, proprio sulla piazza centrale di Tirana. Dovrete tornare un pezzettino sui vostri passi. Piccolo capolavoro che vi introduce alle molte altre splendide moschee che si incontrano nel resto dell’Albania (quelle di Berat sono tra le più belle), in Kosovo, in Macedonia e ancora oltre nei Balcani. Le balconate in legno sono splendide, ma sono le decorazioni affrescate così vivide e barocche a lasciare senza parole: edifici, ponti, fontane, fiori, uccelli, minareti e un tripudio di elementi che trapassano la linea dell’aniconicità, e si mescolano meravigliosamente con l’arte figurativa europea. Restaurata, ovviamente, dall’agenzia di cooperazione turca TIKA, che allunga i tentacoli nei Balcani.

La cattedrale ortodossa

Da fuori un’astronave aliena techno, da dentro un tributo alla Costantinopoli perduta, con i capitelli ispirati alla piccola Santa Sofia, echi bizantini, rimandi alla grecità come se piovesse ed affreschi immensi dallo stile contemporaneo. Anche con la cattedrale ortodossa, Tirana riesce a stupire.

Proprio di fronte, la tristemente famosa Casa delle Foglie, sede della Sigurimi, la polizia segreta albanese, oggi un museo. E così finiamo la prima giornata di questo cosa vedere a Tirana in 2 giorni.

Concedetevi una cena favolosa da Floga, riposate un po’, e ripartite il giorno dopo carichissimi per qualche tappa veramente insolita.

Il tempio bektashi

Nei sobborghi est di Tirana lungo il fiume Lana e ai piedi de monte Dajti, sorge il centro mondiale dei bektashi, la misteriosa confraternita islamica sufi ancora molto popolare in Albania e tutt’altro che una minoranza – lo stesso Enver Hoxha proveniva da una famiglia di Gjirokaster originariamente bektashi e ne fu il più fervente persecutore.

Formalmente appartenente al ramo sciita e per secoli associata alla guardia ottomana dei giannizzeri, la confraternita bektashi nasce in Anatolia nel XIII secolo dagli insegnamenti di Hajji Bektash Veli. Perseguitata da Atatürk, ha trasferito la propria sede in Albania, ai margini dell’Impero, dove è stata poi di nuovo perseguitata dal regime comunista di Hoxha. Al di là delle stime ufficiali poco rappresentative, è realistico che oggi fino a un musulmano su due in Albania sia in realtà bektashi.

Se di tekke e türbe se ne trovano diverse un po’ per tutti i Balcani (magari siete già stati alla tekke di Blagaj, vicino a Mostar, in Erzegovina), oltre che ovviamente in Turchia, da nessun’altra parte troverete un tempio così grande e maestoso come a Tirana – su The submarine la definiscono «una gigantesca biscottiera». Ma soprattutto da nessun’altra parte avrete la possibilità di incontrare Baba Mondi, la suprema guida spirituale per tutti i bektashi del mondo.

Una delle cose più strane da vedere a Tirana.

La Piramide di Tirana

Morto il faraone, si fa la sua piramide, ormai una tappa classica tra le cose da vedere a Tirana. Lungo il bulevardi Dëshmorët e Kombit, su disegno della figlia di Hoxha è stata eretta un’immensa (e un po’ trash) piramide-museo dedicata al dittatore albanese, chiamata anche mausoleo, anche se non è mai stata una tomba. Da museo a centro per le conferenze, poi base NATO durante la guerra del Kosovo e infine abbandonata, oggi è stata acquistata da TUMO e diventerà un centro di educazione IT per ragazzi tra i 12 e i 18 anni. Se non sapete cos’è TUMO, dovreste saperlo: fondato da armeni di Beirut emigrati in America, porta alte competenze tecnologiche e di design tra i ragazzi gratuitamente. Ne hanno aperti moltissimi in Armenia e ora anche in Libano, ma anche in Francia, Germania, Russia e altrove. Prossima fermata Tirana.

Due statue (anzi, di più)

La caduta di Enver Hoxha a Tirana, 1991

Proseguendo lungo il bulevardi Dëshmorët e Kombit, che coi suoi pini marittimi e il Politecnico di Tirana sullo sfondo a richiamare gli archi razionalisti del Colosseo quadrato richiama inquietantemente la luce, i colori e le forme della Roma fascista, vi imbatterete in un’altra piccola area verde oltre la Piramide.

Nel giardino di una villa di proprietà dello stato ben sorvegliata da guardie e telecamere di sicurezza una ZIS, la macchina preferita della Sigurimi, la polizia segreta albanese, fa compagnia a due statue di bronzo che fanno capolino oltre le siepi. Un Lenin dalle braccia amputate, sbarazzino e proiettato in avanti, dal solito grosso cranio pelato, la cravatta e la giacca semplice, da uomo della gente; e poco più in là un georgiano dalle sopracciglia e dai baffi folti, i capelli caucasici che sbucano da sotto il berretto militare, la giacca abbottonata e stirata, in posa rigida e severa: Stalin, ovviamente. Non certo tra le classiche cose da vedere a Tirana. Dall’hotel Dajti spostate nel cortile della galleria d’arte, e infine qui. Nel 2023, questo e altro.

Sul tema delle statue che cadono, che restano, che incendiano gli animi e di tutto il marasma di cose che portano con sé con Angelo Zinna abbiamo fatto un podcast intero, che si chiama Kult. Ascoltatelo.

Punto di vista molto interessante, sulla caduta delle statue, di Lea Ypi sul Guardian

Il Politecnico di Tirana e il Bulevardi Dëshmorët e Kombit

Facendo un salto indietro di qualche decennio, il boulevard dei martiri della nazione finisce ai piedi della collina con il parco più grande di Tirana. La piazza madre Teresa è circondata da edifici che rimandano inequivocabilmente all’EUR, costruiti da architetti di spicco del ventennio fascista italiano. L’università d’Arte, il museo archeologico, l’istituto di Storia e ovviamente il Politecnico.

Assolutamente da vedere per rendersi conto a colpo d’occhio di quanto dimenticato (o volutamente tralasciato) sia il colonialismo italiano e tutto ciò di cui si è reso colpevole.

Le ville italiane del periodo dell’occupazione fascista

Dalla parte opposta del boulevard, un quartiere sede di molte ambasciate sfoggia ancora splendide ville razionaliste di fine anni ’30 e primi anni ’40, sempre costruite da architetti italiani, dai giardini curati e fioritissimi. Se si chiudono gli occhi e li si riapre all’improvviso ci si sente in una cittadina italiana di mare senza nome, che nessuno ricorda più dove si trovi.

Cosa vedere a Tirana: il Blloku

Ex quartiere della nomenklatura albanese con qualche edificio interessante oggi popolato di bar alternativi veramente sorprendenti, è qui dove dovreste venire per una serata passata a saltare da un bar a un altro e per respirare la Tirana europea, che non scampa alla globalizzazione neanche in questo. Dallo stile ai prezzi, chiaramente. Sicuramente il quartiere più famoso da vedere a Tirana.

Bellissimi il Radio Bar Tirana e l’Illyrian Saloon.

La Madre Albania e il cimitero dei martiri

Vera perla da non perdere, un po’ fuori dal centro, è il cimitero dei martiri affacciato su tutta la città. Centinaia di lapidi decorate di partigiani e caduti durante la liberazione albanese sono vegliate dallo sguardo deciso e dal vestito svolazzante scolpito nella pietra della sublime Madre Albania. Voluta da Hoxha stesso e scelta tra diversi progetti alternativi (un obelisco, partigiani, una bandiera stilizzata, un’aquila immensa), la Madre Albania (inaugurata nel 1972) è un unicum nel paese. Una madre-nazione forte e combattente, che personifica l’identità tradizionale e culturale albanese, unendo l’elemento della terra, orizzontale, vasto, democratico, con la verticalità e il dinamismo dell’ideale socialista proiettato verso il cielo. Impossibile non pensare alle altre personificazioni dello spirito della nazione sovietiche tutt’ora in piedi a Tbilisi, Erevan, Gyumri, Kiev e non solo.

Sulla Madre Albania, da leggere il bellissimo articolo di Raino Isto “We Raise Our Eyes and Feel as if She Rules the Sky”: The Mother Albania Monument and the Visualization of National History, in Lapidari I: Texts, punctum books, 2015

Bunk’Art 1 e 2

Una visita ormai popolare tra le cose da vedere a Tirana e che merita molto è quella ai due Bunk’Art, immensi bunker sotterranei come ce ne sono a migliaia dovunque in Albania riconvertiti a museo dell’esperienza comunista in Albania, improntata sull’isolazionismo e sulla paranoia da invasione di Enver Hoxha.

Il Kombinat Stalin

Il Kombinat negli anni ’60, con la statua di Stalin.

Per finire, saltando su un autobus diretto al Kombinat – ce n’è uno solo, è impossibile sbagliare – vi ritroverete in uno dei luoghi più significativi e al contempo distopici della capitale albanese. Non esattamente un posto dove andare a fare i turisti, perché è esattamente uno di quei posti dove non c’è niente da vedere ma in realtà c’è tutto da vedere. Il Kombinat è stato il primo distretto industriale dell’Albania, costruito in pieno stile staliniano e su progetto sovietico nei primi anni ’50, quando Khrushchev inaugurò il Kombinat e textileve Stalin.

All’epoca parecchio fuori dal centro, oggi è inglobato dalla città e la sua storica comunità operaia è andata un po’ sfaldandosi assieme al collasso del regime. Le immense fabbriche tessili, poi gli opifici e non solo del Kombinat sono state una vera e propria rivoluzione industriale per l’Albania, nonché una rivoluzione culturale e emancipatoria per le donne albanesi, che erano le principali operaie. Migliaia di ragazze giovani lasciavano le loro famiglie nei villaggi più remoti dell’Albania per venire a costruirsi una nuova vita lavorando come operaie al Kombinat.

Nella piazza centrale sorgeva ovviamente una statua a Stalin, prontamente ribaltata col crollo del regime comunista in Albania, di cui oggi rimane solo un piedistallo vuoto. Tutt’intorno, la megalomania per gli archi e i pinnacoli di un’architettura tipicamente staliniana parcheggiata in uno sperduto sobborgo di Tirana. Con un po’ di immaginazione, sotto quegli stucchi rosa e crema, ci si sente al VDNKh di Mosca.

Mangiare in una zgara e godersi il bello della vita con la cucina tradizionale albanese

La zgara sa di fumo, di verdure grigliate, di brace che scoppietta, peperoni ripieni di riso fino a scoppiare e terrine di formaggio stracotto sul fuoco. Ok, qui stiamo barando e abbiamo già lasciato la lista di cosa vedere a Tirana e siamo entrati nel campo delle esperienze che bisogna davvero fare.

Se dovesse esserci una sola cosa che non posso dimenticare dell’Albania, sono sicura sarebbe il senso di accoglienza familiare e di spensieratezza che c’è quando ci si siede ai tavoli semplici – con la tovaglia di carta – di una zgara, e dove si ordina quel che c’è, a gesti, senza nessuna lingua in comune. Quel che arriva è spesso una sorpresa, e sempre in positivo.

Coi ragazzi del mio tour di capodanno in Albania abbiamo adorato la Zgara Supreme 2, tra l’altro praticamente di fianco alla sede storica di Radio Tirana. Sì, quella di Battiato.

Podcast, risorse e libri sull’Albania da leggere prima di partire

Sulla letteratura albanese, gli amici di Meridiano13 e i ragazzi di Albania Letteraria hanno fatto un lavoro straordinario da cui attingere per andare oltre il giustamente famoso Ismail Kadaré.

Se state pianificando un viaggio on the road nei Balcani che includa anche l’Albania, o soltanto un viaggio in Albania, fondamentale da avere è un’ottima mappa cartacea dell’area per pianificare con più precisione e scoprire cose lungo il percorso che non conoscevate. Le migliori sono quelle tedesche ReiseKnowHow, accuratissime e ricchissime di segnalazioni.

Albania: storie dalle due sponde dell’Adriatico, podcast di Radio Vanloon, con un’interessantissima intervista a Roberto Ciccarelli sulla vera storia della Vlora.

L’Albania e il consumismo ritrovato, newsletter Mini-marketing di Gianluca Diegoli.

Per oggi è tutto, a presto!

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