Cosa fare e cosa vedere a Yerevan, la capitale dell’Armenia

Paesaggio armeno
Armenia del Sud, al Passo di Selim, 2410m

Preparandomi per il festival Immagimondo ho rivisto le foto di Yerevan. Un po’ mi sono commossa. Vi dico sempre che il Caucaso è stato il viaggio dei viaggi, quel viaggio che sai che sarà sempre e per sempre impareggiabile. Per le persone, per l’adrenalina delle avventure, per il cibo, per l’incoscienza – ed è vero, è così. È stato talmente forte che non ho avuto poi molto coraggio di scriverne. Oggi vi racconto cosa fare e cosa vedere a Yerevan, la capitale dell’Armenia.

Sulla scia dell’entusiasmo che avete dimostrato per Bishkek, la capitale del Kirghizistan, ho deciso di proseguire la rassegna di città sfigate postsovietiche. Città che non saranno mai nella Top100 delle destinazioni must-see stilate dalle guide americane. E che proprio per questo ci piacciono. Sì, avete letto bene: sono grezze, autentiche, accoglienti, assetate di diverso.

Mettiamo in chiaro due cose, però, prima di iniziare con la nostra scintillante lista, con un’altra pre-mini-lista:

  1. Per apprezzare Yerevan, e in generale l’Armenia, bisogna conoscere un po’ di storia del Caucaso e dell’ex URSS. Altrimenti, e su questo non ci piove, non riuscirete a vedere proprio nulla oltre ai casermoni scalcinati. Se poi vi imparate qualche frase base in russo, la sintonia col paese sarà automatica. Garantito.
  2. Vi servirà un amico locale. Senza una guida in carne e ossa, uno yerevanese, una bàbushka raccattata al mercato o anche il primo cane randagio* di passaggio vi sarà difficile capire dove siete e dare uno spessore ai monumenti, ai palazzi, alle strade. Contattate qualcuno su CouchSurfing: è gratis, è bello, ne vale la pena. Anche solo per farvi una passeggiata insieme e chiacchierare un po’ in inglese con qualche ragazzo che non ha le stesse possibilità di viaggiare che avete voi, ma che è tremendamente assetato di mondo, vorrà viaggiare attraverso di voi e non vedrà l’ora di mostrarvi cosa visitare a Yerevan. Noi avevamo Sevak, e non avremmo potuto chiedere di meglio. Avevamo Shushan, Emma e altri ancora. Sono stati loro a guidarci per mano decidendo con noi cosa vedere a Yerevan. Senza di loro la città sarebbe stato solo un ammasso di case: e invece…

*cane randagio è un termine painderoutiano coniato ad Osh, una città nel Sud del Kirghizistan, che indica quei branchi sfaccendati di ragazzetti postpuberali che ti seguono senza motivo, ti si siedono a fianco fissandoti o ti scattano foto sghignazzando in idioletto locale, provando ad approcciarti con vocativi poetici dello spessore di “gherl, uer iu from” o “dievushka, ty ispanskaya?”. Questo genere di individui popolano indiscriminatamente le periferie postsovietiche, e digievolvono poi nell’emblematica e tragica figura del tassista armeno.

Ma torniamo a noi e alla nostra città. Quindi, cosa vedere a Erevàn? È vero, non ha particolari attrattive di cui fregiarsi, ma è una città che ha un carattere unico. È una città giovanissima, piacevole, rilassata. Geometrica, regolare ma racchiusa da un bell’anello di giardini; tutta di pietra rosea o rossastra, o quasi nera, un po’ screziata, ma sempre liscia. Non ho mai visto una città di stile così totalitario che non fosse grigia. E poi le aiuole un po’ russe, i monumenti colossali che spaccano la città, e spalancano scenari mozzafiato. Il centro è piccolo e accogliente, anche se la città è molto grossa, ma funge da base eccellente per esplorare i dintorni e il resto dell’Armenia; e fidatevi: cose da fare e da vedere a Yerevan non mancano, se siete viaggiatori curiosi.
Andiamo?

Cosa vedere a Yerevan

1. La Cascade

Mi ha seriamente impressionata. Enorme gradinata in pietra rosea, che scivola verso un ampio giardino puntellato di statue di Botero, orientata verso la distesa informe dell’agglomerato urbano, anch’esso rossiccio, affastellato, ma dominato dal profilo severo e possente dell’Ararat, pochi chilometri oltre il confine turco. La Cascade è di fatto un museo d’arte contemporanea a cielo aperto. Ad ogni piano si può uscire sul terrazzino, decorato da bassorilievi, fontane, sculture. Anche solo le lunghe scale mobili, sormontate da led deformati e altre installazioni d’arte, vi faranno trepidare nell’ascesa. E una volta arrivati in cima… un panorama pazzesco!

E dopo questo colosso architettonico, non ditemi più che non sapete cosa vedere a Yerevan. Vedere i panorami dall’alto serve a capire davvero la geografia di un luogo, a farla propria. Il centro di Yerevan è piccolo, ma orientarsi non è così semplice.

2. Museo del Genocidio

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Quando mi chiedo perché sia necessario, ancora oggi, ricordare e tramandare la memoria delle stragi dell’uomo, mi viene in mente una storia che mi raccontò la mia amica Rebecca, tornata dal suo anno in Turchia. Un giorno, al liceo di Istanbul, la prof annunciò che avrebbero visto un documentario in classe. Il titolo recitava: “Il Genocidio degli Armeni: la Grande Bugia”. Ecco.

Forse questa storia può bastare a giustificare una visita a quel museo, tanto più che sono già passati ben due anni dal centenario (2015), che è stato festeggiato con grande gioia dal Paese e dagli armeni della diaspora, dispersi ai quattro venti – se pensate a quanti cognomi in -ian/-yan vi vengono in mente, beh, conoscete molti più armeni di quello che credevate! Kim Kardashian, Calouste Gulbenkian… Persino i System of a Down (tutti di origine armena) hanno tenuto un colossale concerto gratuito a Yerevan. Gli armeni, un popolo intrinsecamente gioioso e vitale, hanno celebrato più la vita rimasta e rifiorita dopo il genocidio che la morte e il dolore della strage in sé, che continua ad accompagnare la storia del Paese tutti i giorni. Il Museo, architettonicamente molto efficace ed evocativo, sorge su una collina non lontana dal centro. L’esposizione è molto toccante, completa e informativa, anche se a un osservatore esterno alla vicenda può sembrare che la rappresentazione del ‘turco’ sia un po’ demonizzata in senso quasi fiabesco.

Quello che noi esterni non potremo mai capire è la sofferenza di sentirsi ignorati, isolati e abbandonati dopo l’esser sopravvissuti a uno sterminio. Il tutto da oltre un secolo. Non a caso, lo slogan del centenario è stato proprio #IRememberAndDemand, sotto il dolcissimo simbolo del fiore viola. Il genocidio degli armeni è stato il primo a macchiare di sangue il Novecento – e anche parecchi anni prima della Shoah. Molti paesi, per equilibri internazionali e relazioni con la Turchia, ancora non lo riconoscono. Quasi un milione e mezzo di morti per fame sugli altopiani anatolici, la cacciata dei rimanenti, la fuga clandestina degli altri. Proprio oggi sono tornata alla chiesa armena di Milano, nascosta in una viuzza secondaria e circondata da piccoli melograni, e ho rivissuto tutto questo nelle parole e negli sguardi di chi è un discendente dei superstiti. Per gli armeni non c’è stato un processo di Norimberga o un Eichmann a Gerusalemme: la ferita è ancora aperta, la storia bussa ancora alla porta. Andate a quel museo.

3. La metropolitana di Yerevan

Di certo non compete con quelle – splendide – di Mosca e San Pietroburgo, ma è sempre bello vedere la costanza di certi caratteri ingegneristici sovietici. Certo, non è esattamente la classica attrazione da visitare a Yerevan, ma è un’esperienza che forse vi è nuova e che vi racconterà molto del passato della città. Semplice ma ornata, anch’essa di pietra massiccia, a tratti con colori e luci quasi spaziali: un giro sulla metro di Yerevan bisogna farselo, perché è un tuffo nel passato. Specialmente se non avete mai visitato una metropolitana sovietica prima (vecchia, ma dalla pulizia impeccabile)! Belle le stazioni di Piazza della Repubblica e di Barekamutyun.

4. Piazza della Repubblica, piazza Shaumyan

cosa vedere a Yerevan Armenia

Queste due piazze affacciate l’una sull’altra sono il lato esteticamente più gradevole e interessante del centro di Yerevan. Il colonnato totalitarissimo, ma che rimanda all’ellenismo e alla parentela con la grecità, è in realtà dedicato a Stepan Shaumyan, un bolscevico di importanza primaria nella diffusione del comunismo in Armenia e non solo, soprannominato il Lenin del Caucaso. Dopo una fila di fontane e giardini si apre, come uno stadio, la piazza della Repubblica, circondata dai begli edifici decorati del Governo, del Museo di Storia, e da varie banche. Ma non preoccupatevi, se capiterete in piazza di sera la vostra attenzione sarà catalizzata dalle fontane cantanti, uno spettacolo tanto semplice quanto d’effetto che fa impazzire qualsiasi yerevanese doc. Se ha senso parlare di must, ora sapete qual è il vostro must estivo del cosa vedere a Yerevan 😉

Molto bella anche la fontana seminterrata con lo scorcio sullo strambo edificio della VTB Bank, all’uscita della metro di Piazza della Repubblica [in foto sopra].

5. La vita notturna, l’Anello dei Giardini

Stepan Shaumian, il Lenin del Caucaso

No, non vi parlerò della vibrante cultura del caffè, perché tanto in Armenia si mangia e si beve bene sempre. La risposta più autentica al cosa vedere a Yerevan è proprio questa: la vita notturna, diversa da quella di qualsiasi altra città d’Europa e dintorni. A cominciare dal sottobosco di locali, localini e discotechine tutto da scoprire, di una vitalità incredibile. Dopotutto, anche se l’urbanistica non ce lo direbbe, Yerevan è una grossa capitale e di fatto unica vera grande città di un Paese isolato come l’Armenia, che vive in perenne tensione politica e con due confini su quattro chiusi. La gente ha più voglia di vivere e divertirsi di tutti noi messi insieme. E così le sere d’estate sono delle fiumane di gente che passeggia, alle fontane danzanti ti devi accalcare, sulla Cascade c’è la fila per fare le foto con l’Ararat sullo sfondo: e no, dei turisti giapponesi non c’è nemmeno l’ombra!

Gli armeni sono giovanissimi e festosi. Penserete che il vino rosso locale è delizioso finché non avrete provato quello di melograno…! Raccattate quindi un CouchSurfer e fatevi portare in qualche cortile segreto a bere vino sotto i pergolati o in qualche discoteca un po’ demodé. Noi siamo finiti in una specie di libreria/mostra espositiva super carina, con balconi di legno intagliato e i tralci di vite che ci crescevano intorno. Si chiama Mirzoyan Library (grazie Sevak!). Prendetevi un bicchiere di vino armeno mentre sfogliate libri fotografici 😉

La seconda sera siamo anche finiti per sbaglio in una discoteca gay per uomini lungo l’anello dei giardini, dove io e MamaAfrika siamo state accolte dalla folla e dai trenini in corso come vere sorelle (sensazione bellissima, vi dirò), mentre Honey è stato placcato da tre o quattro giovincelli lanciatissimi. Quando, visto il suo sguardo di panico, l’abbiamo strappato dai loro abbracci e siamo scappati a gambe levate, gli hanno urlato: «where d’ya go, honey?». Da qui il suo soprannome. Discotechine scrause a parte, i locali a Yerevan sono il posto migliore dove osservare le persone e fare amicizia. La serata si è conclusa con io che dormo collassata su un tavolo di una birreria (vecchia storia, per chi mi conosce).

Fine.

Spero che il post vi sia piaciuto. Fatemi sapere che ne pensate e raccontatemi delle vostre serate yerevanesi, perché voglio essere sicura di non essere l’unica ubriacona qui dentro!

Ultima nota importante: non sperate di girare in Armenia o in Caucaso in generale senza una buona guida cartacea. Non amo le Lonely Planet, ma è tutto ciò che al momento passa il convento. È particolarmente fatta bene e aggiornata. Non brilla per originalità, ma c’è tutto l’essenziale e specialmente la sezione trasporti per tutte le località è fatta molto bene (ma tarata sull’alta stagione).

Grazie se lascerete un commento o condividerete questo post.

A presto!
Ele

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