Cosa vedere ad Ashgabat

Scritto da Eleonora

Oltre il kitsch di Stato e i cliché con cui si racconta da sempre il Turkmenistan, specialmente se non lo si è mai visitato, quando si arriva ad Ashgabat per la prima volta e si esce dal parco giochi monumentale che fa da vetrina alla città, si scopre una città incredibilmente tranquilla. Dietro la superficie surreale rivestita in marmo bianco la città nasconde splendidi mosaici sovietici, quartieri residenziali verdi e freschi, buoni ristoranti e monumenti straordinari. Oltre l’immagine distopica di capitale più bianca, più vuota e più surreale dell’Asia Centrale, di sole auto bianche e immacolate, matrimoni pomposi, follie dell’imperatore e edifici postmoderni mastodontici e vuoti, c’è una città pacifica che è un vero piacere scoprire.

Sono stata ad Ashgabat due volte, nel 2024 e 2025, e ne scrivo volentieri per cercare di smontare un po’ l’immaginario stereotipico che avvolge la città e il Turkmenistan più in generale.

Questa piccola guida su cosa vedere ad Ashgabat è divisa per fasi storiche, perché è l’unico modo sensato di raccontare una città che è stata ridisegnata almeno tre volte in un solo secolo: dopo il devastante terremoto del 1948, quando fu ricostruita dai sovietici; quando il primo presidente del Turkmenistan, Saparmurat Niyazow detto Turkmenbashi, la rimodellò come città bianca in marmo; e infine quando Berdi, il secondo presidente detto Arkadag, ha aggiunto il suo tocco di classe con altri improbabili monumenti dorati. Tre città diverse giustapposte l’una all’altra, a cui si aggiungono le antichissime fondamenta di Nisa, l’antica capitale dell’immenso regno dei Parti.

Ma, prima di iniziare, è necessario entrare nel mood grazie alle bellezze della patria decantate da Berdi, il presidente tuttologo, oltre che dentista anche musicista.

Come arrivare ad Ashgabat

Il Turkmenistan rimane uno dei paesi più chiusi e complicati al mondo da visitare: il visto turistico richiede una lettera d’invito (LOI), una guida obbligatoria fuori Ashgabat e un tour organizzato ufficiale da cui non ci si può discostare. I visti di transito (5 giorni), gli unici che consentono un qualche tipo di autonomia per visitare il Paese, non sono così semplici da ottenere e richiedono un transito effettivo via terra lungo la rotta tra Uzbekistan e Iran, peraltro senza potersi allontanare dalle strade principali.

L’aeroporto internazionale di Ashgabat è collegato con voli Turkmenistan Airlines e Turkish Airlines da Milano, Istanbul, Francoforte, Mosca e alcune città asiatiche; via terra si entra solo dai valichi con Uzbekistan o con l’Iran, verso Mashhad.

Ps. Con Kukushka Tours, ogni anno torniamo in Turkmenistan con un piccolo gruppo affiatato e pensiamo noi a tutta la burocrazia. È un viaggio indimenticabile, quasi un trip acido. Ti aspettiamo!

Quando visitare Ashgabat

Come per tutta l’Asia Centrale, primavera (marzo-maggio) e autunno (settembre-ottobre) sono le stagioni migliori per visitare il Turkmenistan: d’estate le sabbie del Karakum trasformano il Paese in una fornace che raggiunge i 50°C, mentre d’inverno il clima è freddo e secco. Fino a novembre-dicembre, coprendosi un po’, le temperature sono affrontabili.

Assicurazione di viaggio per il Turkmenistan

Consiglio sempre di fare un’assicurazione di viaggio prima di partire. Una scelta affidabile e a buon mercato, che copre anche zone remote spesso escluse da altre polizze, è la spagnola IATI.

Sono affiliata a questa assicurazione, quindi ho un codice del 5% di sconto, che significa che se deciderete di utilizzarla io riceverò una piccola commissione.

5% di sconto sull’assicurazione di viaggio IATI (calcolato alla fine)

Buona lettura!

Cosa vedere ad Ashgabat: la città post-sovietica

La Ashgabat di Niyazow «Turkmenbashi», il primo presidente del Turkmenistan

Con l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, il Turkmenistan si è consegnato per quindici anni al culto della personalità più estremo dell’Asia Centrale post-sovietica, quello di Saparmurat Niyazov, che i turkmeni conoscono come «Turkmenbashi», “il capo di tutti i turkmeni”. Statue d’oro che ruotano seguendo il sole, un libro sacro scritto di suo pugno – il «Ruhnama», il “libro dell’anima” – che sostituiva ogni altro libro nelle scuole, mesi dell’anno rinominati come i membri della sua famiglia e non solo. Alla sua morte, nel 2006, il potere è passato al suo dentista, Gurbanguly Berdimuhamedow, detto Arkadag, “il protettore”, che ha ripulito in superficie gli eccessi del suo predecessore inaugurando un culto della personalità tutto suo, altrettanto dorato.

Girare Ashgabat alla luce di questi pazzi pazzi decenni, ammirando i suoi assurdi monumenti, è un vero spasso.

Di Niyazow abbiamo parlato estensivamente in Cemento Podcast 01.06, Dittatori.

1. La più grande ruota panoramica al chiuso del mondo

Dal 2012 ad Ashgabat viene azionata su richiesta la ruota panoramica al chiuso più grande del mondo, certificata Guinness World Records: 47,6 metri di altezza, 24 cabine, costata una cifra completamente insensata. Cosa si vede da una ruota panoramica al chiuso? Ovviamente molto poco, perché i vetri sono sporchi, la struttura metallica copre la vista e quando il sole è alto il tutto diventa una fornace senza aria condizionata. L’esperienza è surreale e per me, tra le cose da vedere ad Ashgabat, assolutamente imperdibile.

Dentro, oltre alla ruota, ci sono un bowling, due cinema e un ristorante rigorosamente vuoti e semiabbandonati. Il Turkmenistan nei primi anni Duemila ha collezionato Guinness World Records quasi ossessivamente – dal tappeto più grande al pennone portabandiera più alto – e questo è uno di quelli più incredibili.

2. Monumento al Ruhnama

Un altro vero must di Ashgabat: il libro che una generazione di turkmeni ha dovuto imparare a memoria a scuola, decantandone le pagine deliranti. Il monumento al Ruhnama (lett. «libro dell’anima») rappresenta il libro in formato enorme. Ai tempi d’oro di Niyazow si apriva al tramonto proiettando con luci e suoni le pagine del Ruhnama nello spazio circostante. Ora, come mi disse una volta la nostra pessima guida governativa Aziz, «purtroppo è rotto ed è difficile da riparare», quindi niente spettacoli di luci – e forse è meglio così.

Il Ruhnama è il testo semi-sacro scritto (o fatto scrivere) da Niyazow stesso: un misto di autobiografia, storia nazionale liberamente riarrangiata e precetti morali che per anni è stato materia d’esame obbligatoria persino per prendere la patente. Niyazow arrivò, in un culmine di delirio, a farne orbitare una copia nello spazio, forse nella speranza che gli alieni la intercettassero e si unissero al suo nuovo culto postmoderno.

3. Monumento alla neutralità

Un arco a tre gambe, alto 75 metri, che fino al 2010 sorgeva nel cuore del centro e reggeva in cima una statua dorata di Niyazow che ruotava lentamente per seguire il sole durante il giorno – e qui mi fermo. Il secondo presidente Berdimuhamedow lo ha fatto smontare e ricostruire ai margini della città e la statua, oggi, purtroppo non ruota più.

Il Turkmenistan è un Paese che si dichiara completamente neutrale presso l’ONU, su qualsiasi questione. Il monumento alla neutralità serve a celebrare l’introduzione della giornata mondiale della neutralità, proposta ovviamente dal Turkmenistan stesso.

4. Palazzo dei matrimoni

Come in ogni capitale ex sovietica che si rispetti, anche Ashgabat ha il suo Palazzo dei rituali o dei matrimoni, ma qui la sobrietà socialista lascia il posto al gigantismo turkmeno: un’enorme stella a otto punte – simbolo onnipresente nel Paese – sormontata da un globo dorato, che domina lo skyline da una collina leggermente rialzata.

Entrate nell’atrio per dare un occhio ai bellissimi vestiti tradizionali da sposa in vendita in un paio di negozi.

5. Monumento all’indipendenza

Una colonna altissima, di un kitsch inenarrabile, decorata con motivi tradizionali turkmeni e coronata da una mezzaluna e da cinque stelle, che riprende i simboli della bandiera nazionale; alla base, le statue in bronzo degli eroi della storia turkmena.

Onestamente, la cosa più bella è vedere le coppie appena sposate che si fanno le foto ai piedi di questo pasticcio postmoderno di una bruttezza rara.

6. Statue varie di Niyazow rigorosamente d’oro

Una caccia al tesoro da fare ad Ashgabat: nonostante quelle più vistose siano state spostate o rimosse da Berdi padre, ad Ashgabat rimangono ancora molte statue d’oro (finto) di Niyazow, oltre a ritratti ufficiali, busti, bassorilievi. Cercarle, o imbattercisi per caso, è una delle cose più assurde e divertenti da fare ad Ashgabat.

7. Monumento al terremoto del 1948

Nella notte tra il 5 e il 6 ottobre 1948, un terremoto di magnitudo 7,3 rase al suolo Ashgabat, uccidendo decine di migliaia di persone, probabilmente almeno un terzo della popolazione. Il monumento, voluto da Niyazow, raffigura un toro che regge sulle corna un mappamondo spaccato, da cui emerge una donna con in braccio un bambino (indovinate un po’? d’oro!): evidentemente la madre di Niyazow, morta proprio in quel terremoto, che lo salva e lo sorregge.

Oggi il monumento è stato spostato ai margini del centro e integrato ai bassorilievi del monumento alla Grande Guerra Patriottica, come in ex URSS è comunemente chiamata la Seconda Guerra Mondiale.

8. Monumento all’Akhal-teke

Il cavallo Akhal-teke è uno dei simboli nazionali di cui i turkmeni vanno più fieri, raffigurato perfino sullo stemma di stato. A differenza di kirghisi e kazaki, i turkmeni non mangiano la carne di cavallo e hanno per questo splendido animale una venerazione quasi religiosa. Il manto metallizzato degli Akhal-teke è talmente bello e lucido che sembra irreale.

9. La moschea Ruhy Turkmenbashi

Turisti cinesi davanti alla moschea Ruhy Turkmenbashi, Turkmenistan, 2025

Moschea mastodontica costruita nel 2004 dove, sui minareti e dentro la cupola, i tradizionali versetti del Corano sono affiancati senza battere ciglio da citazioni del Ruhnama. Credo che il tutto si commenti da solo. Il mondo musulmano ha duramente criticato la scelta.

Non perdetevi il mausoleo dell’intera famiglia di Niyazow poco distante.

La Ashgabat di Berdimuhamedow «Arkadag», il secondo presidente del Turkmenistan

10. Arkadag stesso, ovviamente d’oro

Se sarete stanchi di ammirare i simboli del culto della personalità di Niyazow, potrete cambiare musica passando a quello di Berdi. Imperdibile la sua statua equestre, non lontana dal palazzo dei matrimoni.

11. Monumento al cane Alabai

Il più tenero di tutti i monumenti da vedere ad Ashgabat, che rivela il cuore di burro di Berdi. L’Alabai è il pastore dell’Asia Centrale, un cane amato tanto quanto gli Akhal-teke. Berdimuhamedow è autore di vari libri sugli Alabai e ne ha regalato cuccioli persino a Putin e Medvedev. Alla base del monumento, uno schermo a led trasmette in loop video degli Alabai che giocano nella natura. Da allora esiste, su iniziativa del presidente che ama gli animali più di chiunque altro, anche una giornata nazionale dedicata alla razza canina.

12. Aeroporto a forma di falco e stadio a forma di cavallo

Qui si apre un capitolo nuovo dedicato alle grandi opere: atterrando ad Ashgabat non potrete non ammirare la maestosità delle forme dell’aeroporto (immenso e vuoto) a forma di falco. Andando verso la città, passerete di fianco allo stadio, che evolve in un’iconica forma di testa di cavallo.

Costruito per i Giochi Asiatici Indoor e di Arti Marziali del 2017 (ma come, non li avete mai sentiti nominare!?), ovviamente sottoutilizzato.

13. Museo del presidente

Ci siamo finiti per sbaglio, perché si trova nello stesso edificio del Museo nazionale. Quando le guardie ci hanno richiamato per buttarci fuori, dopo pochi minuti, la nostra guida era visibilmente imbarazzata – eppure il museo dedicato alla figura e all’operato di Berdimuhamedow, con foto ufficiali, doni ricevuti dai capi di stato stranieri, oggetti legati ai suoi libri e persino cimeli sportivi è una chicca imperdibile. Pieno di dipinti kitschissimi in cui il presidente è ritratto mentre canta, suona, guida auto da corsa o vince gare di sci. Commovente.

Cosa vedere ad Ashgabat: la città sovietica

La Ashgabat sovietica è la parte vera di città dove effettivamente vivono le persone normali – che sì, esistono, anche se le guide ufficiali vi diranno che i monumenti fuori scala sono vuoti solo perché le persone «sono tutte in ufficio». La Ashgabat sovietica non ha niente di diverso dai quartieri residenziali di Osh, Dushanbe, ma anche Nukus, Bishkek, Almaty, Samarcanda.

È la parte più vera e piacevole della città, camminabile, a dimensione umana.

14. Il centro di Ashgabat

Il centro di Ashgabat è il nucleo ricostruito dopo il terremoto del 1948 secondo un piano urbanistico squadrato e molto verde, simile a quello di altre città pianificate sovietiche, come Bishkek, la città-utopia. Ashgabat ha viali larghi e alberati, palazzi bassi, a colori chiari, in stile staliniano, sobri ma eleganti, ma anche vari edifici modernisti, decorati da strutture parasole e forme geometriche tipiche degli anni ’70 e ’80.

La Ashgabat “vecchia” ha meno di ottant’anni ma è la migliore occasione che avrete di vivere l’atmosfera normale della città – nonché di incontrare delle persone.

15. La statua di Lenin

Tra tutte le cose da vedere ad Ashgabat, questa a mio avviso è la più imperdibile.

Una delle più belle, variopinte e originali statue di Lenin del mondo, nonché una delle più antiche, dall’iconografia che sfugge all’iconografia classica khrushcheviana, a cui appartiene la stragrande maggioranza delle statue di Lenin dell’ex URSS. Il monumento è stato inaugurato nel 1927, per i dieci anni della Rivoluzione d’Ottobre, a soli tre anni dalla scomparsa del padre dell’Unione Sovietica.

Il piedistallo mosaicato e decorato come un tappeto turkmeno, vero vanto del Paese, riporta in cima il nome di Lenin scritto in abjad arabo, il sistema scrittorio con cui il turkmeno è stato scritto fino al 1928: è una grandissima rarità. Tutt’intorno, in russo e in turkmeno a caratteri latini, sono riportate le date di nascita e morte di Lenin e la frase: «Il Leninismo è la via per la liberazione dei popoli dell’Oriente».

16. Il bassorilievo impressionante di Ernst Neizvestnyy

Proprio di fronte a Lenin, uno dei bassorilievi più evocativi e uno dei migliori esempi di arte pubblica ad Ashgabat, realizzato dallo scultore russo Ernst Neizvestnyy negli anni ’70 sulla facciata dell’Archivio di stato turkmeno, poco prima che l’artista emigrasse definitivamente dall’URSS negli Stati Uniti. Il cognome, in russo, significa “ignoto, non noto” ed è quello che fu affibbiato al suo bisnonno quando fu coscritto al militare in epoca zarista. La “maschera” è la sua ultima, grande opera realizzata in URSS.

Nel pannello in cemento Neizvestnyy mescola un’estetica modernista centroasiatica a dimensioni monumentali e a un simbolismo profondo. Nel complesso, l’immagine unisce la glorificazione sovietica del lavoro a quella della civiltà turkmena che germoglia attraverso le epoche. Una delle trovate plastiche più riuscite dell’autore è la figura femminile, il cui profilo disegna con la propria sagoma i lineamenti dell’intero volto monumentale.

Di Neizvestnyy ci sono altri bassorilievi e opere sparsi per Ashgabat.

17. Cosa vedere ad Ashgabat: il russkiy bazar

Tappa imprescindibile per acquisti di tisane contro ogni male (ma attenzione alle babushki che vi venderanno intrugli «solo per signore!», con tanto di occhiataccia), spezie, caviale a prezzi esorbitanti e frutta secca, quasi tutta d’importazione. Non il mercato più pittoresco del Turkmenistan, ma è una tappa piacevole ad Ashgabat dove troverete comunque qualcosa di interessante, o magari proprio la vostra copia del Ruhnama, disponibile in decine di lingue del mondo, incluso l’italiano. Nonostante qualche bancarella turistica, è ancora frequentato e vissuto dai turkmeni.

Splendida la struttura in cemento dell’architetto daghestano Akhmedov, chiaramente ispirato ai pilastri-alberi di Nervi, come quelli del palazzo del lavoro di Torino.

18. L’hotel Paytagt

Uno degli alberghi storici di Ashgabat, costruito in epoca sovietica in stile modernista. Il nome significa semplicemente “capitale” in turkmeno. Architettura essenziale, quasi dimessa, chissà se è ancora in uso o no, ma non credo di volerlo testare in prima persona.

19. Cosa vedere ad Ashgabat: i mikrorayony

Tutto intorno al centro, sorgono vari quartieri e mikrorayony sovietici che sono stati fortunatamente risparmiati dalle demolizioni, ricostruzioni o rivestimenti in marmo nei trent’anni di indipendenza. È nei cortili dietro i palazzi, tra i fili coi panni stesi ad asciugare al sole, all’ombra dei gelsi e delle false acacie che vive Ashgabat.

In alcuni casi, nelle ristrutturazioni sono stati risparmiati dei bei mosaici di epoca sovietica. Divertitevi ad esplorare e a macinare chilometri a piedi!

Cosa vedere ad Ashgabat: la città classica e i musei

Prima di Turkmenbashi, prima persino dei sovietici, prima che lo stato del Turkmenistan comparisse per la prima volta disegnato dalle mappe, Ashgabat si ritrovò ad essere capitale di un enorme impero: quello dei Parti. Assurdo immaginare oasi carovaniere e le grandi civiltà pre-islamiche dell’Asia Centrale rimanendo solo tra i marmi e gli ori della città di Turkmenbashi. Ecco cosa vedere ad Ashgabat per chi cerca qualcosa di un po’ più antico e meno pacchiano.

20. Nisa vecchia e nuova

A pochi chilometri dal centro di Ashgabat, patrimonio UNESCO dal 2007, sorgono le rovine di Nisa, antica capitale dei Parti, il grande impero che per secoli contese ai romani il controllo dell’Oriente. La vecchia Nisa e la nuova Nisa erano rispettivamente la cittadella fortificata e reale e il centro abitato civile: oggi restano soprattutto le fondamenta in mattoni di fango e i profili delle mura difensive. Sinceramente, nonostante il sito sia abbastanza esteso, non rimane molto da apprezzare per i profani dell’archeologia e i grandi siti archeologici del Turkmenistan sono altrove – uno su tutti, Merv. Gran parte delle mura oggi visibili sono in realtà state ricostruite.

21. Museo del tappeto

Il tappeto turkmeno, coi suoi motivi geometrici gul diversi per ogni tribù, ha una fortissima valenza identitaria. Il museo del tappeto di Ashgabat raccoglie pezzi antichi e contemporanei, incluso, secondo la tradizione locale del paese dei record, uno dei tappeti annodati a mano più grandi al mondo e quello che era stato intrecciato, nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, perché diventasse il sipario del teatro Bol’shoi di Mosca.

22. Museo nazionale

Tappa classica, in realtà molto bella, che ricostruisce i reperti più significativi rinvenuti in Turkmenistan. Molti degli originali si trovano in Russia. Reperti archeologici, tessuti, gioielli dall’età del bronzo fino al periodo sovietico, passando per l’epoca partica e quella islamica medievale, quando le città-oasi turkmene erano tra gli snodi commerciali più importanti della Via della Seta.

Spero che questa lista di cosa vedere ad Ashgabat vi aiuti a orientarvi in una delle capitali più surreali del mondo, ma che, scavando un pochino, riesce ad essere anche una città normale.

Mi trovate come sempre su Instagram, Telegram e sulla newsletter.

A presto, Eleonora

Il post può contenere link affiliati.

Lascia il primo commento