Cosa vedere a Bishkek, la capitale del Kirghizistan

Se cercate città belle, allora Bishkek non fa per voi. Se cercate nuove domande e siete disposti a lasciarvi stupire per davvero, allora date una chance alla grande capitale di un piccolo stato, il Kirghizistan.
Questo post è una piccolissima guida al cosa fare e cosa vedere a Bishkek.

Ma ancora, se cercate attrazioni mozzafiato, rimarrete delusi. Guardate invece le persone. Che facce hanno, come si comportano, cosa fanno, che lingua parlano. Cercate le montagne del parco di Ala Archa sopra i tetti dei palazzi. Andate a caccia di storia tra le millemila statue sparse dovunque, rimanete ad ascoltare un concerto folk organizzato nei viali alberati, perdetevi tra le mille sezioni dell’Osh Bazaar. Stupitevi di quante università diverse ci siano tra le poche vie del centro… ma soprattutto fatevi ospitare con CouchSurfing da qualcuno che a Bishkek ci vive, e che vi possa raccontare quanto necessario a farvi innamorare di questa piccola repubblica sperduta e lontana da tutto e tutti.

Se avete bisogno di un post più tecnico-pratico per organizzare il tuo viaggio in Kirghizistan e in altri stati dell’Asia Centrale, allora vi consiglio questo post.

Buon viaggio!
Ele

Cosa vedere a Bishkek

cose da vedere a BishkekBishkek è una città sfigata. Prima del crollo dell’URSS aveva anche un nome orrendo, Frunze: quello di un rivoluzionario bolscevico nato lì vicino. Non raccontiamocela su: nessuno di voi ha mai visto una sua foto, non conoscete nessuno (a parte la sottoscritta) che ci sia stato realmente. E poi è la capitale del Kirghizistan, che il mio ragazzo continua a chiamare Ghighirghistan, o, tra amici intimi, ‘Ndocazzostan. Insomma, se non la conoscete un motivo c’è.

Io però ci sono stata ben due giorni, e per giunta in solitaria. Sono stata ospitata da due ragazzine neodiciottenni che mi hanno spianato la strada per la conquista dei cuori dei teenager kirghisi. Vi chiederete cosa ho fatto, in due giorni, visto che in città non c’è niente da fare. Ho fatto tanto, dirò la verità, perché a Bishkek c’è una vita incredibile, un’energia giovanissima, e nelle mie consuete passeggiate ho trovato una quantità esorbitante di concertini, eventi organizzati a caso, mercati o semplicemente gente e bambini festosi per le strade, che sono sempre una meraviglia da guardare. E poi, ovviamente, ho parlato a lungo con tantissime persone.

Aishà, la prima, mi ha ospitata con la sua famiglia. La madre non parlava nemmeno russo, e comunicavamo a sorrisi. Aiganysh, la seconda, viveva con la sorellina diciassettenne. Mi ha ospitata per una notte soltanto, ma che è servita a costruire un rapporto profondo. L’ho convinta a partire, da sola, raccontandole le mie esperienze in giro per il mondo. And guess what? Due mesi dopo mi ha mandato una foto da Astana, in Kazakistan… Ha convinto i genitori a lasciarla partire per visitare l’Expo. Noi europei davvero non riusciamo a quantificare il valore che un viaggio all’estero può significare per chi nasce in luoghi remoti, isolati e poveri come il Kirghizistan.

Queste due bambine, che in Kirghizistan sono invece già donne adulte e indipendenti, mi hanno illuminato le strade di Bishkek. Che è una città grezza, tremendamente russa e quindi europea, ma abitata da asiatici (kirghisi, nordcoreani e non solo); ferma nel passato per molti versi, ma che sta risorgendo con le nuovissime generazioni, e lo sta facendo alla velocità della luce. Spaccato tra la Russia, il passato sovietico e un’identità nazionale ancora non chiara, il Kirghizistan combatte, in realtà senza molto sforzo, contro la russificazione imperante, che lo sta in parte rendendo l’ennesima exclave russa. Nelle strade la gente parla russo, tutto è scritto in russo e, surprise surprise, tutto il sistema scolastico è ancora quello sovietico. Quindi insegnato in russo. Storia russa, letteratura russa. Come mi ha detto Aishà, Dostoevskij lo so a memoria, ma la letteratura russa non mi piace. Non so neanche che faccia abbia San Pietroburgo!

La Chuy Avenue

La prima cosa da dire è che Bishkek è essenzialmente una strada lunghissima e praticamente infinita, la Chuy Avenue. Camminando sempre dritto lungo la Chuy, dove troverete decine di baracchini che vendono delizioso cibo di strada, incontrerete, uno dopo l’altro, praticamente tutte le cose da vedere a Bishkek.

Piazza Ala-Too, Manas, Lenin e il Museo di Storia

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Se mai nella tua vita avete visto una foto di Bishkek (e se anche me lo giurate, cari miei, non ci credo proprio), sicuramente era della piazza Ala-Too. Grande e ordinato spiazzo sconfinato, che ricorda la placida distesa d’acqua azzurrina del lago Issyk-Kul. In mezzo alla piazza, il Museo di Storia: uno cubo bianco e massiccio, vegliato dalla statua di Manas, il leggendario eroe del poema epico condiviso dalle popolazioni turchiche dell’Asia Centrale. Dietro il Museo di Storia, non perdetevi la statua di zio Lenin, con la mano tesa a indicare il rosso avvenire. Se ha senso parlare di must anche quaggiù, è un must tra le cose da vedere a Bishkek.

Sì, Bishkek è una città sovietica. Bollarla come tale di certo non le fa buona pubblicità, ma sarebbe anche sbagliato appiattirla a solo quello. Nell’era post sovietica i cambiamenti in questa piccola repubblica sono stati molti. Nel 1999 al posto del possente Manas c’era una trashissima statua della Libertà con una corona in mano, e prima ancora, dai tempi dell’URSS, ovviamente quella di Lenin, come in ogni buona città dell’Unione che si rispetti.

Il vero bello della piazza Ala-Too, però, è che è una piazza della gente e per la gente. Dei ragazzini che vanno in skateboard ai piedi di Manas, alle donne che si fanno fotografare sulle scale. Dei poliziotti che passeggiano prendendosi un gelato. Delle mamme coi passeggini. Delle grandissime manifestazioni religiose e politiche, tra cui la più importante, nel 2005, ha allontanato il primo presidente kirghiso contestandone l’elezione. Se il Kirghizistan viene definito la Svizzera dell’Asia Centrale (con le relative proporzioni), lo è proprio grazie alle proteste, ai morti e ai feriti di piazza Ala-Too a Bishkek.

Osh Bazaar

Dopo Ala-Too, il simbolo politico della città, bisogna parlare del cuore pulsante e popolare: l’immenso mercato di Osh Bazaar. Non starò a decantare i prezzi irrisori (anche per una poraccia come me), scopriteli da voi. Concentratevi sul bel casino silenzioso dell’Asia Centrale, sugli enormi pani lucidi e decorati con cura, sulle verdure vere, sporche, storte, che non sanno di plastica. Concentratevi sulle persone, chiacchierate con loro (sapere il russo è d’obbligo in Kirghizistan, altrimenti non chiacchiererete proprio con nessuno). In Asia Centrale i prezzi si contrattano, ma non in maniera aggressiva e quasi fastidiosa come in Maghreb. Insomma, qui i turisti non ci sono, e la gente davvero non ha intenzione di imbrogliarti, spennarti, derubarti. E’ solo un fatto tranquillo e naturale, quasi un primo passo d’amicizia. Non perdetevi anche l’artigianato kirghiso e specialmente i cappellini in feltro: io li amo tantissimo, se non abitassi a Milano li indosserei tutti i giorni (#se ciao), e ne ho comprati un bel po’ da regalare. Attenti però perché alcuni cappelli hanno una tradizione culturale e religiosa molto forte: in giro la gente li indossa davvero (solo gli uomini, fra l’altro, le donne non possono). Quindi comprateli ma non indossateli per strada: non è rispettoso. Quelli più semplici costano circa 1€.

Un altro appunto: l’Osh Bazaar è immenso e costruito da quattro isolati principali divisi da strade trafficatissime con semafori che nessuno rispetta e ingorghi deliranti, con asini, cavalli e quante più bestie si può nel mezzo. Visitate anche le altre aree, all’Osh Bazaar si compra di tutto: dalla carta igienica al nasvai, un tabacco tagliato a volte con limone, altre con oppiacei che si manda in circolo nel sangue mettendolo sotto la lingua. E’ una vera droga che stordisce pesantemente nonché una piaga sociale in Asia Centrale. Se vedrete gente coi denti marci e che sputa in continuazione, beh, è il nasvai. L’area dell’Osh Bazaar che lo vende è davvero surreale. Non fate foto.

Dordoy Bazaar

Il mercato più grande di Bishkek non è però l’Osh Bazaar. Quasi fuori città, prendendo una marshrutka dalla stazione degli autobus, si trova uno dei mercati più grandi dell’intera Asia Centrale. Più da ingrosso che da turisti, in realtà, ma con una strana peculiarità: è interamente fatto di conteiner. Cioè, le bancarelle sono ricavate dentro conteiner impilati su più piani e coperti da dei tetti di lamiera. Lo scenario di solo conteiner è davvero surreale, ma il mercato è così grosso e dispersivo che è difficile goderselo per bene.

Dal Dordoy Bazaar partono i furgoni merci che portano ad Osh, la seconda città del Kirghizistan, valicando le montagne di notte. Se non avete ancora letto la nostra avventura della notte passata sopra le carote, beh… ve la consiglio 🙂

Storia di una notte su un furgone merci in Kirghizistan e di come mi persero una scarpa

Il Parlamento

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E’ una specie di piedistallo al contrario calato da degli alieni di passaggio sopra i cieli di Bishkek. Fa meditare sul passato comunista del Kirghizistan, difficile da abbandonare, specialmente quando il futuro è incerto. Non imperdibile, tra tutto quello che si può vedere a Bishkek, ma è sulla Chuy tra la Filarmonica e Ala-Too.

Piazza della Filarmonica

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All’inizio l’avevo scambiata per Ala-Too (per l’appunto, non avevo praticamente mai visto nessuna foto di Bishkek prima). Inondata di tulipani coloratissimi, fontane e circondata delle guglie staliniane dei musei e delle molte università. Al centro, la sede della Filarmonica di Bishkek e un’altra statua di Manas. Dal retro dell’edificio, verso l’Università Jusup Balasagyn, vedrete i primi profili di montagne innevate dalla città…

Una chicca: oltre ai tulipani, che in Russia così come in Kirghizistan vanno fortissimo, andate a caccia di statue! Lungo le due ali dell’università ce ne sono a decine, una più bella dell’altra: sculture moderne dai tratti mongoli che emergono dalla roccia grezza. Ne ho fotografate tantissime 🙂

Panfilov e Oak Park

Parco a forma di stella pieno di statue massicce a memoria degli eroi dell’Unione Sovietica. Per il vostro benessere psicofisico, vi rimando a questo schizzato qua che, su un sito stile 1998, ha fatto una lista di tutte le statue di Bishkek e la loro storia (in inglese). Sembra che Marx ed Engels abbiano sostituito una vecchia statua di Stalin, abbattuta subito dopo la morte del dittatore.

Nell’Oak Park, subito dietro il Museo di Storia e vicinissimo al Panfilov, ci sono altre decine e decine di statue bellissime come quelle intorno all’Università dietro la Filarmonica. Oltre a queste c’è anche un coso enorme fatto da due lastre di cemento alte 28 metri con statue alla base, kirghise e russe, a simboleggiare l’incorruttibile amicizia dei due popoli, eretto per il centesimo anniversario dell’annessione del Kirghizistan all’impero russo. Il monumento è tremendo, ma la questione sotto è ben più complicata di quello che sembra. Il Kirghizistan è un paese indipendente dalla Russia, ma che ancora gravita pesantemente nell’orbita del rublo. E in quale altra potrebbe gravitare? In quella cinese, che reprime la minoranza kirghisa dello Xinjiang? In quella… afghana o magari uzbeca? Insomma, il povero Kirghizistan ha poca scelta. Da un lato vedere che in città tutto è russizzato e che i bambini non sappiano più il kirghiso mi fa tristezza, ma dall’altro capisco che per i giovani kirghisi sia un modo per sentirsi parte di qualcosa di più grande… del Kirghizistan stesso, almeno. In più, di 7 milioni di kirghisi nel mondo, uno vive e lavora in Russia. Ai più esperti le conclusioni.

Le statue lungo Jash Gvardiya

Questa traversa di Chuy non lontana dall’Osh Bazaar ha una serie di statue commemorative degli eroi della II Guerra Mondiale, che in ex-URSS si chiama Grande Guerra Patriottica (tutto un programma). Impressionante vedere come la propaganda fosse identica da Sebastopoli a Bishkek, dove la guerra non è mai arrivata fisicamente, ma in cui i soldati kirghisi sono morti lo stesso. Simbolico e insolito vedere, a fianco dei soliti volti di soldati chiaramente slavi, anche volti asiatici. Prima volta che vedevo la statua… di un cinese. (si scherza, eh)

Un posto surreale: l’English Zone

Aishà, la prima ragazza che mi ha ospitata a Bishkek con CouchSurfing, mi ha portato nella scuola di inglese dove insegna. Già: ha 18 anni, non ha mai lasciato il Kirghizistan nella sua vita, ma insegna inglese a ragazzi della sua età o più piccoli. Se passerete da Bishkek e sarete interessati a vedere la mania filoanglofona dei super-teenagers kirghisi, contattate l’English Zone e chiedete di passare a vedere com’è. Ho conosciuto tantissimi ragazzi e, garantito, moriranno dalla voglia di parlare con un qualsiasi straniero, ovviamente in inglese. Perché se per sbaglio ti scappa una parola in russo, in kirghiso o in qualsiasi altra lingua, devi pagare una multa 😉

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Non lo so, non so esattamente spiegarti cosa c’è nei tuoi racconti… Ma c’è qualcosa di speciale, ogni volta. Hai un blog di viaggi, ti interessi di turismo e quindi dai indicazioni su cosa vedere, dove andare, come arrivarci ecc… Ma racconti storie. Questo sito è un cuore pulsante di emozioni che escono da questo schermo e mi arrivano dritte dritte alla pancia. E ai peli, per la pelle d’oca che spesso mi provocano. Non so se vedrò mai questa città, ma so per certo che di qualunque parte del mondo tu scriva, io prenderei un volo all’istante per andarci.… Leggi il resto »