Cosa vedere in Estonia: itinerario insolito di 6 giorni

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A un anno da un meraviglioso ritorno sul Baltico, scrivo questo articolo su cosa vedere in Estonia, che è in realtà la prosecuzione più approfondita di un itinerario nelle repubbliche baltiche di 2 settimane, iniziato a Vilnius e finito a Tallinn.

L’Estonia è il paese su cui avevo più aspettative e che mi ha gratificata di più, per la sua musicalità travolgente e imprevedibilità. Dalla minuscola isola di Kihnu, dove le donne vestono ancora quotidianamente con splendidi costumi tradizionali, alla sconfinata massa d’acqua circondata dal verde del lago Peipus, fino alle mille sfaccettature di Tallinn – i mercati sgarrupati, le case di legno, il centro medievale, i monopattini elettrici e i condomini sovietici.

È un paese a cui dedicare almeno una settimana intera e in cui cercare di andare più fuori rotta possibile, certi che si avranno grandi sorprese. In questo itinerario in Estonia mancano alcune zone fondamentali – l’ovest e le isole soprattutto -, ma non si può mai vedere tutto. Questa volta, all’interno di un viaggio di gruppo disegnato da Soviet Tours, ci siamo focalizzati sulla diversità etnico-linguistica e sul patrimonio sovietico. Da questo viaggio e su questo tema è scaturita una puntata della terza stagione del podcast Cemento, Passaporti Grigi, che vi consiglio davvero di ascoltare.

Un libro che consiglio davvero di cuore, per capire l’Estonia e le altre due repubbliche baltiche, è Anime Baltiche di Jan Brokken. Semplicemente bellissimo.

Buona lettura!

Cosa vedere in Estonia in 6 giorni: itinerario insolito

Pärnu

Piccola e graziosa cittadina dell’omonimo golfo e tappa quasi obbligata per chi arriva via terra dalla Lettonia. La spiaggia di Pärnu è lunghissima e pulita, protetta da una foltissima pineta. Ne ho un bel ricordo perché grazie ai contatti di Soviet Tours avevamo dormito in un posto semplicemente assurdo, Villa Andropoff, un edificio rimasto congelato agli anni ’70 e costruito come casa di villeggiatura per i più alti ranghi della leadership sovietica. Tutta l’area circostante è stata chiusa fino ai primi anni ’90. Si trova fuori Pärnu ed è in una posizione poco pratica, ma solo gli arredi, l’architettura del complesso, i ritratti di Chernenko appesi nell’ala bar, gli schizzati in reception e l’atmosfera démodé valgono la deviazione.

L’isola di Kihnu

Quest’isola è una vera gemma. Un po’ scomoda da raggiungere (il molo da cui salpano i traghetti, Munalaid, si trova a 40km da Pärnu, circa 45 min di auto) ma vi assicuro che ne vale la pena. L’ho scoperta grazie al viaggio di un’amica, Annika, che l’aveva visitata attratta dalla sua storia decisamente inusuale, dove da secoli la politica e l’amministrazione sono gestite quasi solo esclusivamente da donne. Perché gli uomini pescavano le aringhe e andavano per mare. Così persino la pretessa della chiesa greco-ortodossa di Kihnu è una donna.

Di questa minuscola isola e delle sue tradizioni secolari rimaste intatte c’è da scrivere un trattato di antropologia. Tanto che l’UNESCO protegge, dell’isola, praticamente ogni cosa. Dalle gonne tradizionali fatte a telaio a strisce verticali di colori diversi, ognuno con un significato, ai ricami, le danze tradizionali, la musica, il dialetto estone particolarissimo, con una cadenza melodica più vicina allo svedese – che con l’estone non c’entra proprio nulla. Le donne dell’isola vestono ancora con orgoglio gli abiti tradizionali e si occupano di tutto ciò che serve a far funzionare la vita sull’isola: amministrare la vita politica e sociale, spaccare la legna, aggiustare un motore, zappare la terra e costruirsi la casa.

Dell’Unione Sovietica la gente a Kihnu ha generalmente un buon ricordo. C’erano le fattorie collettive e una fabbrica di pesce, grazie a cui si viveva bene. La deportazione degli estoni del 1949 l’avevano scampata perché il ghiaccio del Baltico, da quelle parti, non diventa poi così spesso. I camion che provarono a raggiungere l’isola attraversando il mare affondarono sott’acqua, e le autorità non tornarono più.

L’isola di Kihnu si può visitare anche in un pomeriggio in bicicletta, in pickup con una guida o in sidecar, ma è uno di quei luoghi dove più ci stai, meglio è. Poco conosciuta dagli stranieri, è molto amata dagli estoni, specie in occasione di festività tradizionali come Jaanipäev, la notte di San Giovanni, dove si canta, si balla, si decora tutto con i fiori e si saltano i focolari per augurare prosperità.

Viljandi

Viljandi era una meta di passaggio che si è trasformata in una scoperta straordinaria. Culla dell’Estonia dura e pura, è una cittadina adorabile che è un susseguirsi di casette e ville in legno colorato, colline dolci attraversate da fiumi tranquilli, ma ciò che la rende famosa in Estonia è la sua devozione alla musica. L’Estonian Traditional Music Center è un’istituzione in città, e d’estate migliaia di appassionati raggiungono Viljandi per il Folk Music Festival all’aria aperta – di cui c’è anche un podcast che è un’introduzione alla musica tradizionale estone antica. Date seriamente un occhio ai siti: potrebbe valere la pena fermarvici solo per partecipare. Anche se piccola, Viljandi è un polo di cultura per l’Estonia del sud e non manca qualche museo carino, come quello di arte naive e outsider Kondase Keskus. Ero rimasta stregata dalle foto della mia amica Marta Giaccone per il New York Times, e l’atmosfera tranquilla ma piena di vita di Viljandi mi ha trasportata in un sogno. Tornerei domani solo per fare una full immersion musicale.

Su altra musica estone, c’è da perdersi. Adoro il rock e punk in Estonia anni ’80-’90, che faceva scuola. Iniziate da qui.

Tartu

Seconda città dell’Estonia, principale centro russofono del Paese, è piena di cose interessanti da fare. La sua università, fondata dagli svedesi, è storica ed illustre: era una delle più antiche importanti di tutto l’Impero russo, quando ne faceva parte. Tra chi insegnò a Dorpat (Tartu si chiamava così) c’è anche il leggendario primo scalatore del monte Ararat – oggi in Turchia – Friedrich Parrot, a cui è dedicata anche la Punta Parrot del Monte Rosa. Suo padre fu addirittura rettore. Nel museo dell’Università si può addirittura visitare lo studio di Parrot.

Piacevole e contenuta, si gira in una giornata. Tra le cose da non perdere a Tartu c’è la collina di Toomemãgi, alle spalle dell’Università, con le spettacolari rovine di una chiesa senza tetto, ma anche il monumento a Struve, l’inventore del geniale e pionieristico arco geodetico. Da Tartu, Struve misurò un meridiano e riuscì a calcolare le dimensioni esatte della Terra. Quest’opera mastodontica in 34 punti (visitabili) dislocati lungo 2820km attraverso 10 paesi è patrimonio UNESCO e attraversa l’Est Europa dalla Norvegia fino al Mar Nero.

A Tartu i parchi sono meravigliosi e anche il minuscolo centro storico lo è. Allontanandosi dal centro, ci sono tante belle case in legno in quartieri tranquilli, e una vecchia fabbrica recuperata e oggi popolata di posti carini e super hipster dove mangiare o dove bere una birra artigianale (gli estoni le sanno fare per davvero). Si chiama Aparaaditehas. Non è niente di originale e di posti del genere se ne trovano in tante altre città europee (da Tallinn a Tbilisi e non solo), ma senz’altro è piacevole.

Lago Peipus e isola di Piirissaar

Il lago Peipus era una delle tappe che più aspettavo in questo viaggio. È uno dei laghi più grandi d’Europa, sconfinato e poco profondo, ed è diviso a metà tra Estonia e Russia, ma in russo è chiamato con un nome diverso: Chudskoe-Pskovskoe ozero, cioè il lago dei Ciudi e di Pskov, la più vicina città russa, affacciata sulle rive meridionali del lago. La costa estone è ancora popolata da piccole comunità russe, alcune dei quali discendono e appartengono alla setta religiosa dei vecchi credenti, scismatici (anche se questa parola li manda su tutte le furie) dagli altri ortodossi russi perché rifiutarono le riforme introdotte dal patriarca Nikon nel 1666.

Sembrano fatti lontanissimi e le differenze a livello pratico tra ortodossi e vecchi credenti da fuori possono sembrare dettagli, ma all’epoca quella dei vecchi credenti fu una questione che incendiò la Russia e lacerò famiglie intere. Se siete stati alla galleria Tretyakovskaya a Mosca senz’altro ricorderete senz’altro questo dipinto della boiara Morozova di Vasily Surikov. Molti di loro – così come altri eretici di natura e epoca diversa, come i cristiani spirituali, dai dukhobory ai molokany e non solo – furono esiliati ai quattro angoli dell’Impero, nelle regioni più remote e inospitali.

Si trovano molte comunità di vecchi credenti in Siberia, che vivono isolati, rifiutando la modernità, ma anche nel sud dell’Ucraina, a Riga (nel 2015 fui cacciata dalla chiesa vecchio credente di Maskavas Forstate perché non indossavo la gonna ma i pantaloni) e non solo. Altre minoranze religiose russe e ucraine furono mandate in zone spopolate del Caucaso (per esempio gli altopiani del Javakheti) o in Asia Centrale.

La piccola isola di Piirissaar è abitata da vecchi credenti, che vivono in piccole dacie di legno in stile russo, anche se alcune sono seconde case. Sono incredibilmente ospitali! Noi ci siamo fermati a pranzo da due nonnine ed è stato un viaggio nel tempo – il pesce affumicato di lago e le zuppe, il samovar fumante in giardino, il bagno che è un buco in terra in un gabbiotto, gli orti coltivati prevalentemente a cipolle e i banchi di moschini lungo le rive paludose dell’isola, nonché una splendida piccola chiesetta costruita con un inusuale campanile a vela. Un’esperienza fuori dal tempo, semplicemente stupenda.

Narva

Cosa vedere in Estonia: le due fortezze di Narva e Ivangorod, in Russia, separate da un breve tratto di fiume

Anche Narva – città quasi completamente russofona – è una tappa immancabile, anche se richiede ovviamente un livello di comprensione del Paese decisamente più alto. Oltre alla fortezza, costruita proprio di fronte a quella della città russa di Ivangorod, non ha molte attrattive turistiche e di solito non è una meta se non di passaggio per chi attraversa la frontiera con la Russia (di questi tempi, molto affollata).

A Narva, per chi cerca un’Estonia insolita, c’è in realtà abbastanza da andare a cacciare. Innanzitutto, in un angolino defilato non lontano dalla fortezza, c’è l’ultima statua di Lenin in piedi in Estonia. Dovunque leggerete che non ce ne sono più e sono state tutte abbattute, ma quella di Narva è solo stata spostata. Ha la mano levata in direzione della Russia ed è una visione abbastanza impressionante.

C’è un enorme grattacielo proprio affacciato sulla rotonda principale della città, così come un piccolo memoriale all’armata rossa all’interno del Lossipark. Se vi spingete un po’ più a sud, troverete anche la chiesa russa ortodossa, circondata da fabbriche riconvertite in teatri o cliniche, con qualche bel murales. Se non fosse per i nomi scritti in estone sulle strade e per il benessere della città, che è molto ordinata e ben tenuta, sembra letteralmente di stare in una piccola città della Russia. Esperienza impressionante.

Piccola perla: non lontano, c’è l’estuario del fiume Narva (Narva-Jõesuu mole), che segna il confine con la Russia, distante poche decine di metri. La spiaggia è molto bella e frequentata da russi-estoni in vacanza, c’è un piccolo faro e un molo abbandonato. Sembra un luogo estremamente pacifico, anche se si trova su una delle frontiere più calde d’Europa.

Su Narva e sui russi dell’Estonia credo proprio dobbiate ascoltare questa puntata di Cemento, dedicata ai Passaporti grigi.

Sillamäe

Per proseguire l’esperienza distopica di sentirsi non solo in Russia, ma in Unione Sovietica e in una specifica epoca temporale – il glorioso dopoguerra staliniano -, Sillamäe è la tappa successiva. Piccola città chiusa fino ai primi anni ’90, perché sede di importantissimi impianti di lavorazione dell’uranio, estratto prima localmente, poi in Cecoslovacchia. In sostanza, gran parte delle testate nucleari sovietiche venivano prodotte in questa piccola città affacciata sul Baltico. L’intero centro storico è stato costruito da zero nel primo dopoguerra, quando cioè l’Estonia e gli altri Paesi Baltici sono stati annessi all’URSS. Primo dopoguerra significava stile staliniano, e stile staliniano significava colonne e lesene, bassorilievi che raffiguravano l’età dell’oro, fregi, casette basse color pastello, stuccate e dalle ampie finestre, motivi decorativi che rimandavano all’abbondanza agricola – anche nella fredda Estonia! – e a una perenne estate.

Il centro di Sillamäe è patrimonio nazionale estone e un esempio straordinario di omogeneità urbanistica e architettonica in stile staliniano. Non ci sono vere e proprie cose da vedere (ok, il municipio, la casa della cultura, il viale centrale, la statua dell’uomo atomico e un piccolo memoriale) ma c’è da perdersi in una città dove non ci sono turisti, ma solo i discendenti di chi viveva in una città chiusa – di cui non c’erano mappe, che non compariva sulle mappe, dove nessuno poteva entrare senza autorizzazione o pernottare, e di cui i residenti non potevano parlare. La stragrande maggioranza della popolazione di Sillamäe è tutt’ora di discendenza di diverse nazionalità dell’ex URSS, in prevalenza russa, che fu portata lì a lavorare nel Dopoguerra.

Kohtla-Järve

Anche la vicina Kohtla-Järve era una città a forte vocazione industriale, anche se nel complesso meno affascinante di Sillamäe. Probabilmente non l’avevate mai sentita, e di certo non si trova di frequente in articoli su cosa vedere in Estonia. A Kohtla-Järve si lavoravano le scisti bituminose, una delle principali risorse dell’Estonia. Ancora in piedi e in perfetto stato è l’immensa Casa della cultura, tutt’ora funzionante, con un bel fregio con falce e martello che spiccano sulla facciata. Se si confronta a posteriori con il centro storico di Tallinn, con una Pärnu o una Viljandi, queste cittadine dell’Estonia dell’Est sembrano impossibili – nell’Estonia contemporanea, ma anche in Unione Europea. Invece sono tremendamente reali.

Lahemaa

Il parco nazionale di Lahemaa è legittimamente una delle aree più famose e visitate dell’Estonia. Foreste di pini a perdita d’occhio, lungo penisole frastagliate, circondate da un mare pulito e tranquillo. Non esattamente i caraibi, ma un luogo davvero piacevole dove perdersi o riposarsi in spiaggia. È il posto perfetto da girare in bici anche su più giorni, perché le distanze non sono ininfluenti. È qui che abbiamo fatto il nostro bagno nel Baltico!

Una perla che sempre in pochi conoscono è la base militare sovietica abbandonata di sottomarini di Hara. Si visita pagando un piccolo biglietto ed è molto particolare, in un contesto naturalistico idilliaco.

Tallinn

Rientrare a Tallinn dopo un tour del genere in Estonia è abbastanza scioccante. Tallinn è ovviamente immancabile tra le cose da vedere in Estonia, ma non è minimamente rappresentativa del resto del paese. I prezzi sono cresciuti moltissimo negli anni, così come il turismo di massa, specie quello delle crociere – è pur sempre una città di mare. Nel 2015 l’avevo girata in bici, spingendomi anche fuori città, seguendo la costa ed esplorando un po’ a caso lungo vecchi binari del treno, stradine secondarie e piccole casette in legno.

Tallinn è stupenda ma è molto variegata, e limitarsi solo al (bellissimo) centro storico, cinto da mura in una forma a mandorla, è un peccato. La cattedrale russa Aleksandr Nevski è un gioiellino, così come i punti panoramici nascosti sulla città vecchia dall’alto. Se vi piace l’architettura modernista monumentale, il Linnahall è imperdibile, specie al tramonto, ma c’è molto di più da esplorare in città: dal keskturg, il mercato centrale assolutamente autentico e sovietico, alla mastodontica biblioteca centrale, fino a grandiosi edifici in stile staliniano. Se cercate un quartiere hipster pieno di murales, andate a Telliskivi. I posti che non mi dimenticherò mai sono il quartiere di Kalamaja, con le sue splendide case in legno ma anche immense fabbriche abbandonate tutte da esplorare, così come lo splendido lungomare a est della città che dalla Russalka corre fino al memoriale e mausoleo di Maarjamäe, un altro posto immancabile, nonché degna conclusione di un tour sovietico dell’Estonia.

Sono rimasta ore e ore semplicemente a guardare il mare e la luce infinita delle sere d’estate sulla spiaggia pubblica di Tallinn, che gli abitanti vivono al massimo nei mesi caldi. La magia della luce del nord e i ritmi rilassati di un Paese che, per fortuna, non ha fretta.

Libri consigliati nel post: Anime Baltiche di Jan Brokken

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