Destinazione Russia: un libro-ode all’inesplorato

O painderoutianos, oggi voglio parlarvi di un libriccino da divorare in un paio di giorni, che mi è caduto a fagiolo mentre passavo nerdosissime serate a pianificare la mia transiberiana di inizio estate, con improbabili deviazioni per posti ancora più improbabili (a questo proposito: se qualche squilibrato tra voi è mai stato all’isola di Sakhalin, prego battere un colpo asap).

Il libro in questione si chiama “Destinazione Russia. Una nave e un gatto nella tundra e altri incontri stra-ordinari”, edito da goWare e scritto da due viaggiatori di prima categoria per quanto riguarda il soviet-mondo: Roberta Melchiorre, russista con lunghe esperienze di vita a Mosca e a San Pietroburgo, e Fabio Bertino, viaggiatore e antropologo culturale.

Prometteva bene fin da subito e non mi sono sbagliata. Andiamo?

Da Warszawa Centralna al lago Baikal

Gli Urali Polari, tra Europa e Asia. Foto gentilmente concessa dagli autori

Lo cantava pure Tim Curry nel Rocky Horror Picture Show: don’t get strung out by the way that I look / don’t judge a book by its cover, eppure a questo giro non ho saputo trattenermi. L’immagine di una vecchia nave arrugginita ricoperta da soffici cuscini di neve riassumeva alla perfezione la mia fascinazione ancestrale per le lande russe (e postsovietiche in generale), costellate di queste improvvise manifestazioni assurde, inaspettate, a cui il buon senso deve semplicemente arrendersi. Una nave in mezzo alla tundra, un soffio sopra la linea del circolo polare artico: siamo nella repubblica dei Komi ma ancora geograficamente in Europa, nel suo angolino più estremo a nord-est. Terra di allevatori di renne semi-stanziali, una di quelle tante popolazioni sottintese a quel nome ufficiale che non si usa mai: Federazione Russa. Persone vere, che vivono in Europa, geograficamente molto più vicine a noi di quello che penseremmo, eppure ancora quasi del tutto sconosciute.

Il viaggio di Roberta e Fabio inizia in realtà alle prime avvisaglie di selvaggio Est ed è un progressivo allontanarsi dall’Europa, alla ricerca delle sue radici più profonde e lontane. Inizia ovviamente con un sottofondo di binari, ferraglie, coincidenze e annunci che riecheggiano in grosse stazioni. In fondo, capisci quanto è grande la Russia solo guardandola da un finestrino del treno. Da Varsavia a Minsk, un azzeccatissimo (e rocambolesco) preludio di situazioni russe prima ancora di aver varcato le porte di ferro dell’Unione Europea. Poi una deviazione per Chernobyl, da cui si capisce già di che pasta è fatto il libro – il disagio dato più dai sorrisi inquietanti dei turisti dell’orrore che non dal luogo in sé, landa desolata dove nessun ucraino ha motivo di andare, perché sarebbe solo un rimestare un dolore che non sappiamo ancora per quanti anni continuerà a espandersi. Da Chernobyl il passo è breve: si va a Nord e si va ad Est, all’esplorazione di arcipelaghi remoti come le Solovki, lambite da acque gelide e venti impietosi, popolazioni dimenticate e riti sciamanici tra immense montagne.

In “Destinazione Russia – Una nave e un gatto nella tundra e altri incontri stra-ordinari” c’è un’ottima selezione del grande mosaico russo che affascina a 360°: le architetture classiche lungo la Griboedova a San Pietroburgo – non quella di oggi, un po’ intasata dalle comitive che le guide chiamano “Novosibirsk!”, “Volgograd!”, ma quella estremamente grunge che Roberta e Fabio hanno visitato nei primissimi anni ’90, tra piccoli locali fumosi, librerie indipendenti e incredibili squarci di bellezza con quel tocco di decadenza che conquista a mani basse -, la Mosca staliniana della Dom na Naberezhnoy, il famoso maxi condominio dove la Nomenklatura si insediava per poi sparire misteriosamente, prelevata da anonime auto scure nel cuore della notte. Storie di appartamenti e di persone che li abitano, come ne Il Maestro e Margherita. E ancora le immagini (surreali) degli Urali polari, montagne bistrattate che a quelle longitudini assumono una grande importanza culturale, popolate da sparuti villaggi di allevatori di renne che vivono in quella che anche loro chiamano la fine del mondo.

La narrazione prosegue con incontri sempre più assurdi, ma che dopo un certo numero di fusi orari superati in treno assumono quasi le caratteristiche della normalità. Siamo pur sempre in Russia, dopotutto. Come la bellissima storia d’amore tra due provodniki, cioè due conduttori del treno Mosca – Vladivostok, che si preparano la colazione a vicenda da quindici anni, mentre si scambiano i turni (uno di notte, l’altro di giorno). Seguendo il treno che sfreccia nella taigà, chilometro dopo chilometro, si arriva nella profonda Siberia, quella che ha il brivido del vero incontaminato. La Siberia dove gli sciamani lavorano anche negli ospedali locali, a fianco dei medici, o che offrono consulenze e terapie su misura.

Senza volervi anticipare troppo, vi dico che ho assolutamente dovuto scrivere a Fabio per sapere cosa gli avesse predetto la sciamana Ai-Tchourek dopo aver lanciato le 41 pietre sacre kuvaanak, rituale estremamente profondo che i locali usano per interpretare il futuro. Ecco, arrivare fin sulle sponde dello Enisej credo sia un’immensa fortuna, ma anche un traguardo destinato solo ai più coraggiosi e bravi. Non solo non è da tutti spingersi fin là, ma non è da tutti arrivarci con una preparazione culturale ed emotiva adeguata. Non sapete con che venerazione ho letto gli ultimi capitoli, sperando un po’ che anche le mie strade prima o poi mi portino da quelle parti.

Perché ve lo consiglio

  • perché è raro poter leggere il racconto di due italiani che si sono spinti così ad Est e in zone così remote, facendolo a cuore aperto e dando voce a volti e vite lontanissime
  • perché è un’ottima introduzione e preparazione se avete in mente di fare la Transiberiana: la Siberia è molto più delle grandi città industriali costruite lungo la ferrovia, ma il leggendario viaggio in treno è già un ottimo modo per avvicinarcisi. Serve tempo per deviare dal tragitto, ma le ricompense sembrano ricchissime.
  • perché è un buon ritratto della complessità delle terre russe, troppo spesso appiattite dietro un’immagine del Cremlino e i colori della bandiera slava. Chi ama il mondo postsovietico apprezzerà le sacche di storia che riemergono qui e lì nelle pianure, dietro nomi semisconosciuti di origine turco-altaica, rituali sciamanici, migrazioni stagionali tra i ghiacci del nord. Questi popoli sono una minoranza che rischia di essere assimilata: è nostro compito difenderne e valorizzarne la diversità e la bellezza.
  • perché si legge in un battibaleno e ha il sapore umile del diario di viaggio che vuole accompagnare per mano e non inculcare nozioni.

Dove acquistarlo

Destinazione Russia è stato pubblicato sia in ebook sia in formato cartaceo su tutti i maggiori store online e da poco è stato anche tradotto in inglese (!).

Sulla pagina ufficiale del sito di goWare trovate tutte le info, i prezzi e i link agli store online, ma segnalo che è disponibile anche come Audible di Amazon (cioè un audiolibro!)…

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