Facciamo una foto? La Russia vista da due italiane in Ciuvascia

Ciao Painderoutiani, oggi pubblico un post molto divertente scritto da Claudia, una lettrice del blog. Per vie traverse e coincidenze parecchio strambe, Claudia è finita a insegnare in Russia per un anno insieme a Silvia, un’amica di PrinceOfPersia, membro senior del consiglio supremo painderoutiano (piccolo il mondo, eh?). Claudia è laureata in lingue e letterature straniere a Milano, ma ha vissuto e studiato a Bristol e ora lavora a Cheboksàry, la capitale della piccola Repubblica di Ciuvascia della Federazione Russa. Il suo post racconta, in maniera molto ironica, un pilastro portante della cultura russa contemporanea, che nemmeno il viaggiatore più distratto potrà lasciarsi sfuggire: l’ossessione per le fotografie e la mania per l’estetica dei russi, ma soprattutto delle russe. Un tema che da tempo volevo sviscerare, ma su cui queste due ragazze trapiantate in Ciuvascia mi hanno preceduta.

Buona lettura!
Ele

Facciamo una foto?

Uno studio sull’amore tutto russo per le fotografie che ha preso alla sprovvista una giovane e un po’ trasandata ragazza italiana.

Insegnare in Russia

da un’idea di Silvia B. e Claudia G.
scritto da Claudia G.
foto di Claudia G. ed Eleonora

Per una persona come me che alterna un sentimento di diffidenza verso le foto a una vera e propria fobia, venire a contatto con questo aspetto poco conosciuto della cultura russa ed arrivare a “farci il callo” potrebbe essere traumatico.

Le donne russe portano a un nuovo livello la frase pics or it didn’t happen. Vi ricordate il famoso “senza documenti non esiste neppure la persona” di Bulgakov? Beh, senza foto la persona può forse esistere, ma è priva di memorie. Ogni evento, serata, traguardo personale o professionale merita di essere immortalato da almeno una decina di foto attentamente studiate. Questa mania per le foto potrebbe forse fornire allo spaesato forestiero (nel mio caso, spaesata forestiera) una spiegazione all’altrimenti incomprensibile cura dell’aspetto fisico della tipica fanciulla russa. Ogni momento potrebbe infatti essere quello buono per finire immortalata dalla fotocamera di una collega/amica/conoscente, che vuole fermare su pellicola digitale un bel momento passato insieme, e successivamente spammata su Instagram o VKontakte, la popolare alternativa russa a Facebook. Sareste pronti, dopo una giornata di duro lavoro, a tornare a casa e vedere la vostra faccia mezza addormentata della mattina impietosamente immortalata sui social, con quelle occhiaie da sposa di Frankenstein e i punti neri che ricordano crateri lunari? Beh, le autoctone non lo sono e, nella speranza di essere gratificate da una foto che renda loro giustizia, si dedicano con impegno a trucco e parrucco anche per recarsi in luoghi dove io, abituata alla spartana vita della studentessa fuori sede, arrancherei in babbucce e pigiama.

Come ti immortalo sul luogo di lavoro: a Russian guideline

Quanto c’è di vero dunque nello stereotipo della donna russa sempre vestita di tutto punto e con la pelle perfettamente idratata e abbellita nei punti giusti da un grazioso rossore da fard quando fuori imperversa la bufera da steppa di Popoff? Ebbene, è uno stereotipo che non posso completamente smentire. Il trucco in particolare è un’arte a cui la maggior parte delle donne russe si dedica con costanza ed attenzione certosina, a casa come nel luogo di lavoro, soprattutto quando avvertono che la probabilità di finire immortalate aumenta. Ma quanto potrà venire fotografata, per fare un esempio, una modesta insegnante di inglese di un istituto privato? Molto più di quello che credevo, mio malgrado, soprattutto durante la tremebonda settimana delle lezioni aperte. Temuta dagli insegnanti e attesa dai genitori, la settimana delle lezione aperte è esattamente quello che sembra, sette frenetici giorni in cui i genitori sono invitati ad assistere alle lezioni dei loro pargoli. E fin qui. Tuttavia, poiché i russi amano fare le cose in grande, alle lezione aperte si presentano spesso fotografi professionisti che immortalano le povere insegnanti all’opera dopo cinque ore di lezioni e dieci ore di sonno in arretrato. Voi capite come a questo punto il trucco compulsivo non sembri più un’opzione troppo illogica. Forse è anche per questo che davanti al perenne dilemma comodità o eleganza si può star certi che la tipica donna russa sacrificherà la prima in favore della seconda. D’altro canto, la (pigra) forestiera potrebbe cedere le armi più facilmente e, in favore della comodità, vestirsi nella vita mondana come nel luogo di lavoro con uno stile che va dal casual all’impresentabile, passando per il total look saccottino della Mulino Bianco (perché bisogna tenere alto il vessillo della capitale della moda con orgoglio). Questo look è particolarmente indicato per il clima autunno-inverno russo, soprattutto per chi passa la giornata entrando e uscendo da luoghi chiusi indossando quei quattro/cinque strati di capi d’abbigliamento per meglio affrontare i 25 gradi di escursione termica fra esterno e interno.

E adesso facciamone una dove sorridete…

Insegnare in Russia
La Ciuvascia vista dalla Transiberiana

Non pensiate però che le foto scattate per motivi non professionali siano più ‘alla buona’. Generalmente una fotografia da postare su Instagram – un social che, per ovvi motivi, è forse addirittura più popolare del celebre VK – o uno scatto da inoltrare a qualche amico richiede dalle due alle cinque pose diverse. Vorrai mica rischiare di mostrare alla tua amica trasferitasi a New York il tuo profilo peggiore? Tuttavia, il momento in cui l’amore russo per le fotografie si manifesta con più intensità è nelle serate in compagnia.

Capita che durante la propria permanenza in Russia si organizzi una cena pseudo-italiana. Pseudo-italiana perché tentare di preparare un ragù con la materia prima dei supermercati della Ciuvascia porta a risultati non proprio ortodossi. Se una cena tradizionale italiana finisce con una tazzina di caffè, la serata italo-russa termina in grande stile con un servizio fotografico amatoriale. Se pensate che stia per parlarvi delle tanto ironizzate foto al cibo siete sulla strada sbagliata. Del resto, l’elemento più importante di una cena russa non è il cibo, ma la compagnia. Scordatevi però gli scatti rubati ai commensali fra una forchettata di ragù e un morso di salame al cioccolato (dolce che rende particolarmente con i biscotti simil cartone da pacchi dei discount russi). Come ho già detto, in questo paese si fanno le cose in grande. Le foto post-serata sono doviziosamente pianificate con tanto di indicazioni della fotografa improvvisata: «Adesso facciamone una dove non guardiamo l’obiettivo», «Adesso invece tutti seri», «Ora tutti felici», «Fingiamo tutti di parlare». Queste sono solo alcune delle frasi che potreste sentire mentre la luce del flash saetta per la stanza e la macchina fotografica si muove rapida alla ricerca della giusta angolazione. Naturalmente, per ottenere un risultato soddisfacente, le donne russe non rinunceranno al loro outfit impeccabile nemmeno se invitate in un appartamento all’ottavo piano di un edificio con riscaldamento centralizzato, dove la temperatura oscilla fra i 23 e il 26 gradi. Perciò, se mai vi capiteranno sotto gli occhi le foto di una cena fra colleghi in Russia e vi cada l’occhio sull’abbigliamento da “al diavolo quell’elegante maglioncino con lo scollo a v che avevo scelto per questa sera se non voglio ridurmi a una pozzanghera di sudore”* di una delle commensali, congratulazioni! Avete trovato la vostra italiana neanche troppo in disguise!

* La maglietta che prese il posto del mio maglioncino elegante dopo i primi dieci minuti della serata fu una maglietta dei Pokemon indossata con orgoglio. Gotta catch ‘em all!

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