Georgia: guida rapida di cosa vedere, per regioni

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Di cose da vedere in Georgia ce ne sono molte, ma molte, ma molte più di quelle che immaginiamo. Che fosse un paese straordinario l’avevo già intuito nel 2015, quando giravo un po’ a caso, in autostop, in quello che era un paese ancora assolutamente non abituato al turismo. Oggi le cose sono molto cambiate, ma la Georgia continua a fiorire e aprirsi al mondo. In tanti anni di viaggi ho avuto modo di esplorare regioni remote e piccoli villaggi sperduti, spettacolari relitti sovietici e giardini botanici, vedere Tbilisi trasfigurarsi e trasfigurarsi ancora, ma l’essenza del paese rimanere sempre la stessa: genuina, gioiosa, spontaneamente votata all’accoglienza. Cioè praticamente la ricetta dell’amore perfetto.

In Georgia vivono meno di 4 milioni di abitanti. È poco più grande di mezzo nord Italia, e nonostante il boom turistico del 2019, è una terra piena di luoghi dove spesso avrete la sensazione non sia mai stato nessuno. E anche se Tbilisi si è rifatta la vernice e sempre più parti del suo centro storico vengono scempiate per sempre da ricostruzioni scriteriate, basta ancora letteralmente suonare il citofono giusto, fare due passi fuori dal centro o visitare uno dei tanti centri minori della Georgia per ritrovare la stessa melodia che mi aveva stregata in quel primo, leggendario viaggio caucasico.

Di Georgia, negli anni, ho scritto di tutto e di più: del perché è un paese che non dimenticherete facilmente, del suo cibo, di che itinerari fare, di cosa vedere nelle sue città principali.

Sentivo però di dover tirare le fila, dopo sette anni di ritorni, per rendere meglio la sua strabiliante complessità etnica, religiosa, culturale, architettonica, culinaria, musicale e non solo.

Con questa piccola guida della Georgia per regioni vorrei invitarvi a soffermarvi di più sulle singole regioni georgiane, esplorandole più a fondo, con più tempo, ed evitando traversate impossibili, saltando da una zona all’altra in poco tempo. Le strade georgiane impongono lentezza, prudenza e spostarsi è faticoso, ma vi assicuro che la ricompensa andrà ben oltre le vostre aspettative.

Nota importante
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Ts’adi, ts’adi!

Georgia: guida rapida per regioni

1. Kartli: Tbilisi e la Georgia centrale

Zona centrale e molto vasta della Georgia, che racchiude le regioni di Tbilisi, Shida Kartli, Kvemo Kartli e Mtskheta-Mtianeti. È il cuore economico e culturale della Georgia, che ruota intorno a Tbilisi, una città che si snoda parecchio in lunghezza (circa 30km) e popolosissima (circa 1,2 milioni di abitanti), specie se rapportata al resto del paese. In questa regione si passa dai grattacieli (e la speculazione edilizia) di Tbilisi, a valli incontaminate del Caucaso maggiore, fino a distese aride e desolate dalle atmosfere decisamente mediorientali. C’è anche un’impressionante varietà etnica: c’è la forte comunità azerbaigiana del Kvemo Kartli, e zone che per secoli sono state popolate da piccolissime comunità etniche trapiantate in quella che era la frontiera meridionale dell’Impero russo, come i tedeschi del Caucaso, i greci del Ponto e non solo, e ancora le zone di Shida Kartli oggi occupate dalla repubblica non riconosciuta di Ossezia del Sud. In quest’area, oltre a Tbilisi, ci sono alcune tra le principali destinazioni turistiche della Georgia. C’è la storica capitale Mtskheta, che ospita due spettacolari chiese UNESCO che non dovreste proprio mancare, ma magari visitatele nel tardo pomeriggio, quando c’è poca gente; c’è poi l’area semplicemente mozzafiato di Stepantsminda, o Kazbegi, a pochi chilometri dal confine russo, lungo la strada militare georgiana, così come Gori, la città natale di Stalin, e il sito rupestre di Uplistsikhe.

Allo stesso tempo, al di fuori di queste attrazioni principali, c’è un mondo da scoprire di valli remote, paesaggi incontaminati, fortezze, monumenti sovietici, chiese affrescate sconosciute ai più e montagne accessibili tutto l’anno e raggiungibili anche a piedi da Tbilisi (come il Trialeti e il Parco Nazionale di Tbilisi). Da Kazbegi anche in alta stagione basta uscire dalla valle principale per non incontrare praticamente più nessuno, come nelle valli di Truso e Juta. Posti come il Tianeti forse non entreranno mai in nessun itinerario turistico (eccetto i nostri 😀), mentre in Khevsureti avventuratevi solo se sapete cosa state facendo, avete un 4×4 e un driver fidato. Se invece lascerete Tbilisi in treno dirigendovi verso l’ovest (magari su un treno per Batumi!), rimarrete senza parole dalla bellezza della valle che la Kura (o Mtkvari) scava nei pressi di Gori, con splendidi calanchi e paesaggi aridi e desolati, che cambiano drasticamente non appena si sconfina in Imereti.

Qui trovate il link per un free walking tour di Tblisi offerto da Civitatis.

2. Kakheti: la Georgia orientale

La regione più grande e forse anche più variegata della Georgia è il Kakheti. Accessibile tutto l’anno in bassa quota e ben collegata con Tbilisi, è famosa per le sue cantine e distese di vigneti nella valle dell’Alazani, oltre la catena montuosa di Gombori, ma in realtà c’è molto di più. La remotissima e incontaminata regione del Tusheti, che molti georgiani sostengono sia la più bella di tutto il Caucaso, si trova proprio qui. È accessibile solo in 4×4 e per pochi mesi all’anno, lungo una strada infernale e frequentemente soggetta a frane. Di nuovo, andateci solo se sapete cosa state facendo, o con le persone giuste. Più accessibile, ma da visitare in punta di piedi, sapendo dove si sta andando e solo con orecchie enormi per ascoltare, è anche la valle di Pankisi, di cui abbiamo parlato in Cemento Podcast.

Il Kakheti è favoloso in tarda estate se volete andare a divertirvi e dare una mano a qualche contadino a raccogliere l’uva, e se vi piace andare a esplorare monasteri (Ikalto, Alaverdi, Bodbe, Nekresi sono solo i più famosi) e piccoli villaggi con strambe minoranze linguistiche. Io l’ho fatto quando sono passata a vedere com’era la vita a Chateau Chapiteau, in una zona a maggioranza azerbaigiana a pochi chilometri dalle splendide montagne di Lagodekhi, dove potete spingervi fino alla frontiera montuosa con il Dagestan, ma solo se siete camminatori ultra esperti (vi prego, non scherzate con le montagne in Caucaso: non sono le Alpi).

L’Alazani disegna la frontiera con l’Azerbaigian attraverso paesaggi incredibili e desolati, dove non c’è nulla se non fortezze diroccate e piccoli ex avamposti militari, dove si vedono ancora vecchie case russe e ucraine, costruite dalle famiglie dei soldati mandati lì dallo zar. L’area del parco di Vashlovani è spettacolare, ma difficilissima da esplorare in autonomia: non prende né internet, né il gps, e le strade sono tracciati sterrati senza indicazioni su cui è normale perdersi. Se piove non si va, d’estate non si va perché fa un caldo assurdo. Si visita con una guida in 4×4, ma i prezzi sono abbastanza alti.

Un sito che era uno dei più incredibili di tutta la Georgia, ma che oggi non vale più la pena visitare grazie al fatto che l’Azerbaigian ha chiuso la frontiera reclamandone un pezzo, è il monastero di Davit Gareja o Gareji. Anche se la strada per arrivarci è super scenografica, l’area visitabile del lavra non è assolutamente la migliore. La parte più straordinaria erano le decine di grotte con affreschi medievali pazzeschi che si raggiungevano con una breve camminata oltre un’altura affacciata sulla piana desolata dell’Azerbaigian. A seguito della visita della presidente georgiana Salome Zurabishvili al sito, l’Azerbaigian dall’aprile 2019 impedisce l’accesso con i militari a chiunque voglia visitare quella parte di sito. È un dispiacere enorme, anche perché quelle grotte non sono assolutamente accessibili dal lato azerbaigiano.

3. Imereti e Racha

Venendo dalla Georgia orientale, l’ingresso in Imereti è di solito contrassegnato da un cambio drastico di vegetazione e di meteo: tutto si fa verde brillante e lussureggiante, e piove tutta l’acqua di questo mondo (scherzo eh: un paio di volte ho visto anche il sole!). Le colline verdi e selvagge a perdita d’occhio sono spettacolari soprattutto in primavera, punteggiate di cose interessanti da vedere e monasteri pazzeschi, come quello di Gelati, che per me rimane uno dei più belli di tutta la Georgia. Se siete in vena di esplorazioni di relitti sovietici davvero hardcore c’è Chiatura, città di minatori famosa per le spaventose funivie sovietiche, che oggi stanno ahimè venendo sostituite da anonime cabinovie di fattura italiana. Senz’altro passerete da Zestaponi e dalle sue imponenti industrie che lavoravano (e tutt’ora lavorano) il manganese. Nonostante l’aria dimessa e inquinata, Zestaponi è uno dei posti dove si mangia meglio in tutta la Georgia. Il cuore pulsante della regione è Kutaisi, che da capitale della malavita e della scena musicale indipendente georgiana degli anni ’90 è oggi una tranquilla cittadina lungo il fiume Rioni, ma anche uno snodo turistico importantissimo grazie ai voli low cost che raggiungono il suo aeroporto. Se vi piacciono canyon, grotte e colline boscose a perdita d’occhio, da fare nei suoi dintorni ce n’è per giorni, senza calcolare la città termale di Tskhaltubo, con i suoi incredibili e immensi sanatori abbandonati, che in molti casi sono ancora abitati dai profughi della guerra d’Abcasia. Se invece volete spingervi in montagna ma senza guidare fino in Svaneti, la regione di Racha è molto amata dai georgiani, ha un insolito passato ebraico ed è quasi totalmente sconosciuta ai turisti stranieri. Anche solo le strade per arrivarci sono sensazionali: sia via Tkibuli, sia via Tsagere. Se invece avete un 4×4 e amate rischiare di finire giù da un burrone, potete provare la strada (solo estiva) che collega Racha con Ushguli, il più alto e pittoresco paese abitato dello Svaneti.

4. Nord-ovest: Abcasia, Samegrelo, Svaneti

Probabilmente una delle prime immagini che avete visto della Georgia nella vostra vita, se non è la chiesetta di Tsminda Sameba ai piedi del monte Kazbek, è una delle splendide torri di pietra medievali dello Svaneti. Regione remotissima e gelida, è nel cuore di moltissimi georgiani come l’essenza più pura del paese e la sua immagine più limpida e bella. Negli anni è diventata sempre più turistica grazie ai panorami spettacolari ai piedi del doppio corno del monte Ushba, uno dei picchi più alti della Georgia (4.710m) e senza dubbio uno dei più iconici. È ormai (giustamente) popolare il cammino di più giorni da Mestia a Ushguli, che è una bella idea come prima esperienza in montagna in Georgia. La valle principale si trova già oltre i 2.000m, quindi anche se ci andate in piena estate, state attentissimi agli sbalzi di temperatura, a temporali e nevicate improvvise, fulmini e freddo cane. Parlo per esperienza 🙂

Il Samegrelo invece è una regione estremamente sottovalutata, ma ricchissima di paesaggi interessanti e inaspettati, come le zone paludose di Kolkheti, decine di mosaici sovietici pazzeschi e, dicono, la migliore cucina della Georgia. Il capoluogo è Zugdidi, polverosa cittadina di frontiera con la repubblica non riconosciuta di Abcasia.

L’Abcasia (o Abkhazeti, in georgiano) è accessibile dalla Georgia tramite il fatiscente ponte sull’Ingur, che va attraversato a piedi, ma dopo il covid le regole potrebbero essere cambiate e non essere ancora tornata accessibile agli stranieri. Essendo una repubblica non riconosciuta vi sconsiglio di andarci, a meno che non abbiate un passaporto russo, un’ottima conoscenza del russo o degli ottimi contatti in loco. Io l’ho visitata una sola volta, nel 2015, ed è stata un’esperienza abbastanza traumatica in termini di corruzione, brutte esperienze con i militari russi e sicurezza personale. La storia della guerra in Abcasia è terribile e lacerante, e nonostante la situazione sia per fortuna tranquilla da vari anni, le condizioni in cui ancora vivono alcune persone che trent’anni fa hanno dovuto lasciare casa loro a Sukhumi sono ancora allucinanti. Tutto questo è ancora più senza senso alla luce della bellezza abbacinante della regione.

5. Sud-ovest: Guria, Agiaria

Guria e Agiaria sono diventate forse le mie nuove regioni preferite della Georgia. Gli immensi eucalipti, i fiori esotici, i bambù giganti che crescono affacciati sul Mar Nero, le piantagioni di mandarini, limoni, e vecchie piantagioni di tè abbandonate sono un sogno quasi impossibile se si pensa di essere in una repubblica di solito nota per le sue montagne innevate, e dentro i confini dell’ex Unione Sovietica. Anche tutta la (moltissima) arte sovietica che rimane in queste zone racconta un’età dell’oro agricola, fatta di agrumi e colture subtropicali. In Agiaria si passa dalla malinconia di una frontiera quasi ideologica tra Turchia e Georgia, segnata da una bizzarra struttura sinuosa dell’epoca Saakashvili al tripudio vegetale del Mtsvane kontskhi, il giardino botanico di Batumi posto sul “capo verde”, come lo chiamano, fino alle remote montagne dell’entroterra dove le piantagioni di tabacco sprigionano un aroma vanigliato, le strade vivono di pane e dissesto idrogeologico, le case in legno e i granai sono dei capolavori di architettura popolare e remoti villaggi nascondono splendide moschee in legno intagliato. Batumi, città che sembra un incrocio mal riuscito tra Las Vegas e Dubai ma in salsa postsovietica, ha un che di malinconico e romantico che mi attrae comunque, nonostante le orde di turisti russi e turchi che la affollano ogni estate. È una città da visitare senza aspettative, ma che nasconde comunque qualche gemma interessante e vecchi angolini d’atmosfera, tra palme e condomini sovietici rivestiti di lamiera.

Vedi anche: cosa vedere a Batumi

6. Samtskhe-Javakheti

Scherzavo: forse è il Samtskhe-Javakheti la mia regione preferita. Completamente imprevedibile e totalmente diversa da tutto quanto raccontato fino a questo punto, è la regione degli altopiani aridi che accomunano la Georgia di quest’area con Turchia e Armenia. Non un albero all’orizzonte, minoranze etniche che da secoli vivono in quella che era praticamente una terra di confino, grandi laghi circondati da vulcani spenti, piccole chiesette di tufo con incisioni in asomtavruli e armeno medievale, la più grossa comunità armena in Georgia (ad Akhalkalaki e Ninotsminda) e il capolavoro d’arte e ingegneria del monastero rupestre di Vardzia, che si snoda, scavato in una parete di roccia, su ben 13 livelli. In Samtskhe-Javakheti è impressionante la varietà di paesaggi che si attraversa in pochissimi chilometri di strada. Anche la tranquilla città di Akhaltsikhe, protetta dalla sua (ahimè troppo) ristrutturata fortezza di Rabati, vanta vecchie moschee riconvertite in chiese, cimiteri armeni ed ebraici, e ben due imponenti sinagoghe. Per chi è a caccia di storie davvero davvero dimenticate, questa è la regione giusta. Tornando più verso la Georgia centrale, c’è anche la cittadina di Borjomi, famosa per le acque minerali e le foreste lussureggianti, e presa d’assalto d’inverno da chi va a sciare a Bakuriani, resort d’alta quota raggiunto da un dolcissimo treno rosso a scartamento ridotto di nome kukushka, cuculo, in russo. Percorrerlo d’inverno, tra le foreste innevate, dev’essere un incanto.

Direi che abbiamo di che esplorare per tutto il resto delle nostre vite, e in un paese per giunta relativamente piccolo, ma in cui avrete soltanto voglia di tornare ed esplorare di più.

Quest’estate torniamo in Georgia con altri due tour, disponibili nella pagina dedicata. Iscriviti alla newsletter e al canale Telegram per non perderti l’apertura delle iscrizioni.

In alternativa, offro anche consulenze personalizzate di viaggio, se vuoi andare nei posti giusti con le tue gambe.

A presto!
Eleonora

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