Grecia. Le Meteore: la pace dei sensi su speroni di roccia

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Le Meteore, una leggenda. In piena Grecia continentale, più o meno in mezzo al nulla (se state progettando un giro in Grecia bisogna abbastanza andarci apposta: 170km da Igoumenitsa, 150 da Volos, 250 da Salonicco e… 353 da Atene!) sorgono degli speroni di roccia immensi, levigatissimi e coperti di muschio, affacciati sulla pianura tessale.

A partire dal X secolo molti eremiti iniziarono ad abitare le cavità naturali presenti nelle pareti, per poi costruire monasteri nei punti più alti e isolati (anche a 600m di altezza!), servendosi di carrucole, funi, reti e scale di corda. Nel XVII secolo i monasteri arrivarono ad essere addirittura 24!

Oggi ne sono rimasti 6, protetti dall’UNESCO.

Recentemente alcuni sono stati ristrutturati un po’ senza criterio ed è stata costruita una stradona asfaltata che dal centro di Kastràki, un paesino meno caotico di Kalambaka, porta ai quattro più famosi monasteri – in ordine Agios Nikolaos, Roussanou, Varlaam e la Grande Meteora (Metamorfosi). Agios Stefanos e Agia Triada sono in un altro complesso di falesie molto più vicino a Kalambaka.

Se avete una macchina e andate fuori stagione potete tranquillamente parcheggiare alla fine della strada. In alta stagione è delirio… se non fa troppo caldo o vi svegliate presto potete anche seguire i sentieri e farvela a piedi, ma attenti agli orari dei monasteri e ai giorni di chiusura, diversi per ognuno.

In generale le Meteore sono un luogo molto turistico, soprattutto per gli europei ortodossi (vagonate di russi). Anche Kastraki e Kalambaka sono cresciute con il flusso di pellegrini: i prezzi sono alti per essere in Grecia e i paesini lì intorno non hanno niente di speciale. Una notte e un giorno a Kastraki sono più che sufficienti: oltre alle Meteore non c’è molto altro da fare.

Avevo letto che le Meteore sono belle con qualsiasi tempo: maledettamente vero. Ci siamo andati nella giornata più triste e nebbiosa che ci potesse capitare, con pochissime ore di sonno passate in tenda al gelo (5 gradi il 28 marzo!) e beh… mi sembrava di stare su un altro pianeta, avvolta dalle nebbie e dal verde del muschio sulle rocce.

Finché non si sale non ci si rende conto delle altezze e della bellezza fiera dei monasteri, in contemplazione tra di loro. E la Chiesa Ortodossa non smette mai di stupire – la misteriosa area dietro l’iconostasi dove le donne non possono entrare, le candele sottilissime piantate nella sabbia, le uova di struzzo appese, il rito del bacio delle icone, la penombra…

In teoria si dovrebbe pagare per entrare in ogni monastero. In pratica solo a Varlaam ci hanno chiesto di pagare 3€. E quando entrano i grupponi di ragazzi in gita scolastica o le comitive religiose è facilissimo imbucarsi passando inosservati. Ma in ogni caso sono soldi ben spesi!

Essenziale per godersi bene l’atmosfera è avere tempo, silenzio e calma di osservare con curiosità gli affreschi, le icone e le varie diavolerie dorate un po’ zarre che pendono dai soffitti, di accendere qualche candelina e sedersi sugli enormi troni di legno intagliato per provare i vostri due minuti da capo supremo dei pope greci.

Non abbiate fretta, cercatevi un posticino isolato su uno sperone o uno scranno di legno in una chiesetta e respirate con calma il profumo della pace dell’anima…
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Agios Nikolaos è il monastero che ho apprezzato di più; molto raccolto e intimo, stretto e alto, con un pope gentilissimo che mentre giravamo per la chiesetta passava l’aspirapolvere in corridoio con piglio da casalinga livello advanced.

Nella chiesa, piccolissima ma ben illuminata (rarità) potrete divertirvi (!) a decifrare il greco medievale (such fun) e a cercare le figure più assurde e o le scene più splatter.

In foto: Agios Kirykos (San Quirico), il più giovane martire cristiano, buttato giù dalle scale del tribunale dove ha sbattuto la testa, mentre sua madre Giulitta veniva torturata (Tarso, 304 dC).

Varlaam e la Metamorfosi hanno chiese solenni ma anche buie, dove brillano solo le aureole dorate dei millemila santi affrescati. L’atmosfera e la qualità dei dipinti è però da togliere il fiato. Occhio alle masse di pellegrini molesti.

Le donne devono portare la gonna o inventarsela con una sciarpa in tutti i monasteri.

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Adamo che dà il nome agli animali, Agios Nikolaos.

Non perdetevi, alla Metamorfosi, l’affresco all’entrata a destra dei martiri decapitati con le teste che volano schizzando sangue (Tarantino si eclissa a confronto) ma con un’aureola tonda immacolata che non fa una piega…!

I giudizi universali sono veramente espressionistici e pieni di animali strani – l’Antichristos, un cane nero con una cresta punk e la lingua da serpente!

Da ultimo, se avete ancora tempo e le centinaia di gradini non vi hanno devastati troppo, fate un salto nei musei del monastero della Metamorfosi: sono gratuiti e ci sono manoscritti antichissimi e croci intagliate davvero soprendenti.

Ah, dimenticavo! Si chiamano Meteore perché sono sospese a mezz’aria… 😉

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Come raggiungere le Meteore da Salonicco

L’auto è il mezzo ideale: sono tre/quattro ore a seconda del traffico che trovate in città.
Per info su treni e bus da Salonicco (Thessaloniki) guarda qui.

Quando è meglio andare

Le Meteore sono suggestive in ogni stagione e con ogni meteo. Se piove bisogna stare molto attenti a non scivolare sui muschi bagnati! In ogni caso, in alta o bassa stagione, meglio il mattino presto per evitare le frotte di pellegrini nei monasteri; se invece vi interessano solo le falesie, beh, allora andateci al tramonto…

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