Islanda. Il ghiacciaio che si ritira

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Sono tornata a Milano per le vacanze di Natale ma oggi vi parlo d’Islanda. Inutile dire che vedere la città così avvolta dalle polveri mi ha straziato il cuore. 50 giorni senza pioggia, temperature a dir poco inquietanti, ogni cosa ricoperta da un sottile manto grigio-nero: persino quando abbracci i parenti, i fratelli, gli amici senti l’odore di smog sui loro capelli, nei vestiti, nelle sciarpe. Tutto sa di città.

Spulciando le vecchie foto ho ritrovato quelle di un ghiacciaio del Sud dell’Islanda, una delle tante lingue del Vatnajökull (il ghiacciaio più grande d’Europa, la macchia bianca gigante sulla cartina sopra).

Il ghiacciaio (in islandese, jökull), che ricopre vulcani su vulcani, si spinge quasi fino al mare con lunghissime (e impressionantissime) lingue di ghiaccio che scavano le valli. Se la più famosa e fotografata è Jökullsarlon, dove la laguna ai piedi della lingua è puntellata da immensi iceberg azzurri, blu, bianchi e neri, quella più impressionante è senza dubbio Skaftafell.

A fine ‘800, i geologi danesi iniziarono a mappare l’estensione dei ghiacciai islandesi, probabilmente al loro massimo storico. Da questa mappa del 1904 si vede che la lingua di Skaftafell (quella grande centrale) è collegata a quella di Svinafell. E così è stato fino al 1940.
[La mia fonte principale è il sito dell’associazione geologi del parco di Skaftafell, che a sua volta riporta dati e mappe dell’archivio di stato islandese]

skaftafell 1904

Dopo il 1929 il ghiacciaio ha iniziato a sciogliersi e a ritirarsi di anno in anno, con impressionante rapidità, causando inondazioni e lasciando un campo grigio di detriti vecchi 5 milioni di anni. Oggi, il sito è di una bellezza tragica e desolante. Dal centro informazioni del parco si cammina per mezz’ora su un sentiero battuto e per un’altra mezz’ora su dune di detriti, aggirando la laguna di ghiaccio sciolto che si sta creando per arrivare a salire sul ghiacciaio dal fianco della montagna.
A partire dal 1940 le due lingue non solo non sono più comunicanti, ma sono entrambe arretrate così tanto da non essere più nemmeno raggiungibili percorrendo lo stesso sentiero.

Molti geologi sostengono che 1100 anni fa, all’epoca dell’insediamento dei vichinghi, i ghiacciai avessero la stessa estensione che i ghiacciai hanno oggi. Ma la più logica (e inquietante) deduzione che possiamo fare è che questo regresso abbia, in soli 100 anni, abbattuto il progresso acquisito in 1000. E, se oggi hanno la stessa estensione dell’anno 900, che estensione avranno tra 50 anni? E tra 100, 200…?

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[Ghiacciaio Skaftafell, zoom]

Ora, non mi sono mai piaciuti né i fanatismi e né gli allarmismi.
Però è possibile che ci ricordiamo dell’inquinamento solo quando la Madunina scompare avvolta dalle polveri? E’ decenni che inquiniamo così, con la differenza che le altre volte la pioggia ogni tanto ci ripuliva.

Pm10 e innalzamento della temperatura globale sono due effetti distinti della medesima, generale causa. Senza menarvela con le solite prediche che già conoscete, guardate voi stessi le foto che ho fatto a questo ghiacciaio. Quella cosa nera lì, sì, è ghiaccio sporco. E guardate la desolazione che lascia davanti a sè.

Skaftafelljökull, Islanda del Sud. Luglio 2015.

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Passate buone feste, cari miei painderoutiennes. Passatele magari col calorifero più basso di uno o due gradi. Tanto fuori si crepa di caldo.

Un abbraccio,

Ele

N.b. Fonte principale per questo articolo è il sito dei geologi di Skaftafell, in inglese.

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