Majella, trekking al Monte Amaro da Caramanico con notte al Bivacco Pelino (2793m)

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Con le emozioni dell’Abruzzo ancora calde, scrivo questo post un po’ più tecnico sul trekking di 3 giorni per il Monte Amaro, vetta più alta della Majella, che è il secondo gruppo montuoso più alto dell’Appennino. In questo post troverete tutte le informazioni che riesco a darvi su come organizzare un trekking al Monte Amaro, sulla Majella, dormendo in bivacco. In sostanza, che possibilità ci sono, che percorsi fare, difficoltà, dislivello e altre cose noiosissime. Forza!

Il 30 luglio è uscito il mio libro e l’Abruzzo tra quelle pagine non c’è, ma ci sarebbe stato bene, specialmente questa avventura in Majella e l’incontro quasi mistico che abbiamo avuto in vetta con un anziano signore membro CAI, di nome Nestore. Lo trovate in libreria e in tutti gli store online, in cartaceo e in ebook.

Ma veniamo a noi: a questo giro, poca poesia e molte informazioni pratiche. Tenetevi forte, perché sarà un’avventura grandiosa.

Ele

Trekking al Monte Amaro: quale via?

Trekking al monte amaro in majella

Per salire al Monte Amaro ci sono diverse vie, alcune più ripide e brevi, altre più dolci e lunghe. La nostra scelta è ricaduta su un trekking panoramico diluito su tre giorni, con due notti in due dei molti bivacchi della Majella.

Via Normale al Monte Amaro, da Campo di Giove

La Via Normale al Monte Amaro invece è quella che ha seguito Nestore, e che parte dal Passo San Leonardo, nella grande vallata tra il Morrone e la Majella. È la via più breve, ma anche quella più ripida, con meno acqua, esposta per gran parte del sentiero e con un dislivello notevole se la si affronta in giornata: +1774m circa in salita. Mi sento di consigliarla solo ad escursionisti molto esperti ed allenati, non solo per il dislivello, ma anche per le condizioni climatiche (sole, caldo, pietra chiara e niente acqua) e dei sentieri (pietrosi, è facile scivolare). Se siete amanti della topografia fantasiosa, però, lungo questi versanti troverete nomi epici come la Valle della Femmina Morta, il Monte Macellaro e altre amenità.

Monte Amaro dal Rifugio Pomilio (Monte Blockhaus)

La via più semplice al Monte Amaro e con meno dislivello è quella che stavano percorrendo tutti gli escursionisti che abbiamo incontrato. Lasciando l’auto al Rifugio Bruno Pomilio, ai piedi del monte Blockhaus, si prosegue lungo il crinale in quota (sentiero bellissimo, che abbiamo percorso anche noi) fino al Monte Focalone, volendo deviando per una foto fino al bellissimo bivacco Fusco, affacciato sull’enorme caldera e sui crinali del Monte Acquaviva. Dal Monte Focalone si prosegue in un lungo su e giù in alta quota fino al Monte Tre Portoni e da lì l’ultima, faticosissima anche se non ripida ascesa per il Monte Amaro. È il percorso in assoluto più semplice e con meno dislivello: +1219 metri, partendo dai 1889m del Rifugio Pomilio. Non è comunque un percorso adatto a tutti, perché si tratta in ogni caso di 12km di percorso sola andata, con scarsità d’acqua (dopo il rifugio, c’è la fonte Acquaviva e la fonte Ghiacciata in cima alla prima salita per il Monte Focalone) e sempre esposto al sole. In alternativa, ci si può fermare al bivacco Fusco e da lì tornare indietro: 6,5km sola andata e +641m di dislivello in salita.

Monte Amaro da Guado S. Antonio (Caramanico)

La terza via di trekking al Monte Amaro è quella che noi abbiamo percorso in discesa: da Caramanico Terme per i più arditi (+2500m di dislivello in salita), oppure da Guado S. Antonio, il punto più alto dove porta la strada, con “soli” +1672m in salita. È un percorso scenografico sempre a strapiombo ma con panorami pazzeschi sul Morrone che ha il vantaggio di essere all’ombra al mattino presto, almeno nella seconda metà del percorso, che rimane protetto sul lato occidentale del crinale. Si passa dal monte Rapina e dal Pescofalcone, poi si arriva al Tre Portoni e da lì ci si ricongiunge con il secondo percorso per il Monte Amaro.

Il nostro giro ad anello sul Monte Amaro

Partenza da: Caramanico Terme
Ritorno a: Caramanico Terme
Durata: tre giorni, due notti
Notti a: Rifugio Di Marco (1752m), Bivacco Pelino (2793m)

Giorno 1: dalle Gole dell’Orfento al Rifugio Di Marco

Le Gole dell’Orfento

Il primo giorno ci registriamo al centro informazioni del Parco della Majella di Caramanico Terme e percorriamo tutte le Gole dell’Orfento fino al Ponte della Pietra. Il percorso è semplice e adatto a tutti, si fa in circa 1.30h/2h solo andata. La parte più impressionante delle gole è quella finale, che coincide in parte con il sentiero della libertà.

Dopo il Ponte della Pietra segue un percorso veramente ripidissimo e devastante, attraverso una faggeta. Il sentiero è difficile da seguire nonostante sia ben segnalato per via della vegetazione rigogliosa e del fatto che è evidentemente un sentiero poco battuto. Si tratta di 800m di dislivello in un tratto di circa 3km, con ripidità in alcuni punti che quasi sfiora il 60% e non scende mai sotto il 25% nei tratti peggiori. Questo tratto di sentiero fa parte del circuito di sentieri che raggiungono gli eremi celestiniani, il “sentiero dello spirito”. In effetti serve una gran forza di volontà per arrivare in cima.

L’arrivo è a Piana Grande, circa 30 minuti prima del Rifugio Di Marco. Se avete ancora forze (a stento noi avevamo forze per dormire), da Piana Grande parte una deviazione di 45′ per il bellissimo Eremo di San Giovanni, a cui si accede da una fessura per terra, solamente strisciando.

Il Rifugio Di Marco sorge in una piccola conca ai piedi del monte Blockhaus, è molto spartano e attrezzato con un caminetto. Se non si hanno le chiavi, è accessibile solo la parte di bivacco (prima stanza), dove si può dormire per terra o su una panca in pietra addossata al muro. Dal colle dietro il rifugio c’è in assoluto la vista migliore sul Gran Sasso mai vista in questi tre giorni di trekking sulla Majella.

Criticità: caldo asfissiante e umido nella valle dell’Orfento, ripidità insostenibile tra le gole e Piana Grande.
Fattori positivi: ombra per l’80% del percorso, fonti a cui rifornirsi d’acqua (sia lungo le gole, sia a Piana Grande).

Nota: è obbligatorio registrarsi al centro informazioni del parco se si percorrono le gole dell’Orfento, è veloce e gratuito.

Giorno 2: dal Rifugio Di Marco al Bivacco Pelino (Monte Amaro)

Il bivacco Fusco

Il secondo giorno coincide al 90% con la via più semplice al Monte Amaro esposta sopra: dal Rifugio Di Marco al Rifugio Pomilio, l’unico gestito e funzionante (ma non per dormire durante la pandemia, estate 2020); da lì il crinale, splendidamente panoramico sia a nord (Gran Sasso) che a sud (Riserva Naturale di Fara San Martino, e più in là il Molise), poi bivacco Fusco, Monte Focalone et cetera fino al Monte Amaro. Notte al Bivacco Pelino. Per info più specifiche sui bivacchi e come funzionano vedete la sezione successiva.

Criticità: sentiero sempre esposto, la vegetazione è troppo bassa per fare ombra. Pochissima acqua, dopo il Pomilio c’è solo la fonte Acquaviva alle Tavole dei Briganti e più oltre la Fonte Ghiacciata, aperta nel 2013, a 10′ dal bivacco Fusco. Oltre, più nulla.
Fattori positivi: panorami spettacolari, pendenza sempre moderata, mai eccessiva

Giorno 3: dal Monte Amaro a Caramanico Terme

La caldera ai piedi del Monte Amaro all’alba

Giorno dedicato alla discesa, dove all’alba Sherpa ha avvistato un lupo sul Monte Tre Portoni. Panorami a perdita d’occhio, il sentiero per Caramanico dal Monte Amaro è completamente privo di tracce umane e sempre esposto al sole, ma incredibile.

Dal Monte Amaro si scende fino al Monte Tre Portoni e da lì è discesa pura via Pescofalcone e Monte Rapina, fino al Rifugio Paolo Barrasso (utile per una sosta in bivacco in caso di salita, carino e attrezzato con panche, tavolo e caminetto) e al Crinale della Ciocca. Da lì si può scegliere se tornare a Caramanico dalla statale di Guado S. Antonio o se proseguire seguendo la via alta delle Gole dell’Orfento.

Criticità: -2500m di dislivello in discesa non li augurerei neanche al mio peggior nemico, siamo arrivati a valle con le ginocchia in polvere dallo sfregamento, e dopo tre giorni di trekking al Monte Amaro è stato davvero un massacro; percorso tutto esposto, neanche un tratto all’ombra; nessuna fonte a cui abbeverarsi, l’ultima che si incontra è la Fonte Ghiacciata nei pressi del bivacco Fusco; sentiero davvero troppo lungo, abbiamo camminato senza soste in discesa dalle 6.40 di mattina alle 15 circa; la via alta delle Gole dell’Orfento era un pallido ricordo di sentiero mal battuto e segnalato, che francamente vi sconsiglio, perché ci sono sentieri alternativi anche se più lunghi.
Fattori positivi: panorami aperti e sensazionali, montagne veramente selvagge, piene di fauna (camosci, stambecchi, lupi).

Bivacchi e rifugi sulla Majella

Cos’è un bivacco e come funziona

Trekking al monte amaro Majella

Il bivacco è una casetta o una stanzetta o una struttura metallica dove si può soggiornare per una notte gratuitamente, portando ogni cosa con sé: materassino, sacco a pelo, fornelletto etc. Il bivacco non è gestito, pulito o sorvegliato frequentemente: non è possibile prenotare in anticipo e, se si è in molti, è consigliabile avere le tende da piantare di fianco al bivacco.

I bivacchi più attrezzati hanno un caminetto, un tavolo e qualche panca, nonché letti a castello con tavole di legno; in quelli meno attrezzati si può dormire per terra.

Vista la situazione di alcuni bivacchi più famosi, come il Pelino, mi duole scriverlo: non si abbandona assolutamente nessun rifiuto nei bivacchi e, se possibile, si lascia cibo sigillato o acqua in bottiglia chiusa se d’avanzo, come cortesia per i camminatori che verranno dopo di voi.

Situazione bivacchi con COVID-19

Il sito ufficiale del parco della Majella specifica che a seguito dell’ordinanza del 14 maggio 2020 è fatto divieto di utilizzo dei bivacchi incustoditi (e pertanto aperti) della Majella, ma la stessa cosa vale anche per il Gran Sasso e per gli altri bivacchi d’Italia, per scongiurare il rischio di contagi essendo luoghi pubblici non sanificati. L’ordinanza specifica “tranne in caso di emergenza”, e il parco consente però di dormire in tenda di fianco ai bivacchi. Anche i rifugi di alta montagna non accettano ospiti per dormire, ma rimangono aperti solo con servizio ristorazione.

Questa è l’ordinanza:

È assolutamente vietato l’utilizzo dei bivacchi incustoditi almeno in questa fase, tranne in caso di emergenza; comunque l’accesso equivale ad accettazione del rischio di contagio da Covid-19. È necessario usare una tenda o un sacco bivacco all’esterno”.

SI AVVISANO gli escursionisti che è possibile effettuare pernottamento in montagna in modalità bivacco con tenda (montaggio al tramonto e smontaggio all’alba), nelle immediate vicinanze dei Rifugi e bivacchi.

Acqua, cibo, attrezzatura e difficoltà della Majella

trekking al monte amaro majella
Trekking al Monte Amaro, vista verso Est

Il nostro trekking al monte Amaro in Majella è stato davvero impegnativo, ma appagante come pochi. I paesaggi sono lunari, aspri, ma popolati di minuscole macchie di colore – i fiori d’alta quota della Majella, rarissimi e delicati.

Le criticità maggiori in un giro di più giorni sono il rifornimento d’acqua e di cibo: bisogna portarsi dietro ogni cosa necessaria alla sopravvivenza per quei tre giorni. Noi avevamo le razioni di cibo calcolate al milligrammo per ridurre i pesi il più possibile. Abbiamo provato i cibi disidratati di Decathlon (colazione e pasti) e ci siamo trovati molto bene, sono pasti bilanciati e abbondanti, anche se un po’ cari. Li trovate in negozio.

Quanto all’acqua, è fondamentale studiare il percorso e pianificare i litri d’acqua (molti, moltissimi) in funzione del meteo e delle fonti disponibili. Comprate la cartina del parco che ha segnato tutti i punti acqua e tutti i rifugi, specificando se sono gestiti o meno (e quindi bivacchi). La trovate facilmente su Amazon.

Quanto ad attrezzatura, oltre che a scarponi di montagna di buona fattura, per noi è stata fondamentale la camel bag (io da 2lt, Sherpa da 3lt) per bere in maniera continuativa ed evitare la formazione di acido lattico. Siamo comunque scesi distrutti, ma l’idratazione costante ci ha salvato da molti dolori. Anche cappello e crema solare sono fondamentali, ma che ve lo dico a fare!

Ad ora non riesco a caricarvi una traccia GPX del percorso, ma sono sicura che con le mappe giuste sotto mano o con l’App OsmAnd non avrete difficoltà a orientarvi.

Per oggi è tutto, buone scampagnate abruzzesi! Vi consiglio di dare un occhio al post con tutti i luoghi consigliati dallla community Pain de Route in Abruzzo, è davvero pieno di spunti.

A presto!
Ele

Prodotti consigliati in questo articolo

Cartina del parco della Majella: su Amazon e Libraccio
Camel bag: da Decathlon

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