A Napoli da sola. Sogni e passeggiate da fare in 2 giorni

Napoli da sola in due giorniSono tornata a Napoli da sola. Sono una nordica, mi piace il freddo. Però Napoli dovevo vederla ancora (la prima volta non ero morta: evidentemente non l’avevo vista abbastanza).

«Vedrai, Napoli… è la bellezza. Non è elegante. Parigi è elegante. Ma Napoli ti toglie il fiato»

Daniela quando lo dice ha le sopracciglia inarcate e un sorriso sottile, a mezzaluna. Con le mani danza su Mozart che si spande per tutte le piccole stanze della casa. Dormo nel suo studio, pieno zeppo di libri di semiotica, dizionari, letterature, cuscinetti per la meditazione, cd di musica classica, jazz, musica zen; un’orchidea, qualche frase ritagliata e appesa all’armadio. E’ proprio una traduttrice.

Ha alcune manie quasi poetiche. Mette la sveglia per cronometrare l’infusione del tè: ogni volta se ne dimentica e Livia ogni volta glielo ricorda, facendola spaventare. Deve sempre accompagnare chiunque esca di casa alla porta, come faceva sua madre, perché il viaggio inizi coi migliori auguri e con affetto. Spiega parlando velocissimo e con una profusione deliziosa di dettagli le caratteristiche di ogni tè, infuso o cibo particolare che possiede in casa, mentre Livia, che la conosce da una vita ed è una psichiatra, la ascolta sorridendo – conosce a memoria le sue cerimonie.

Io vi giuro che volevo uscire ed esplorare Napoli, che conoscevo solo per il minimo sindacale. Poi MamaAfrika mi ha spedita a casa di queste due adorabili amiche, che sono le migliori amiche di sua madre.

Ho messo la sveglia alle sette e venti per fare colazione con loro, per poi uscire verso le dieci in direzione Pompei: le chiacchiere erano ricchissime, piene, inarrestabili. Esattamente il tipo di conversazione che si ha con le persone belle, con un cuore buono, e che si riconoscono l’un l’altra al primo istante.

Io sono arrivata con due doni sciocchi: un prosciutto di Norcia, preso sui Sibillini, e una marmellatina di mele che faccio insieme a Sherpa dalle mele del giardino. Una festa che non avete idea: Napoli è gioia.
Daniela e Livia hanno viaggiato insieme per tutto il mondo, la casa è cosparsa di piccole foto appese. Daniela traduce da inglese, francese e spagnolo, mentre Livia lavora come psichiatra a Scampia, il sobborgo più malfamato di Napoli, e come psicanalista nelle zone più chic della città. Le faccio una domanda banale, ma mi risponde volentieri: la gente ha gli stessi problemi dovunque.

La psiche e la medicina sono due mondi molto distanti dal mio vissuto. Invidio però la sua possibilità di osservare le persone da due posizioni così privilegiate e diverse.

Seconda volta. Napoli da sola in 2 giorni: highlights

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Pompei, le parole non bastano
Santa Chiara, chiostro, chiesa, piccolo (ma splendido e curatissimo) museo e area archeologica
Scalinata Pedementina, meglio in discesa se non volete sciopare come me
Piazza del Gesù, Piazza Bellini e dintorni fino ai Quartieri Spagnoli, da esplorare

Cosa avevo visto l’ultima volta: l’essenziale

Cappella di Sansevero, cioè la magia
Spaccanapoli, cioè la vita
Lungomare, per innamorarsi
Piazza del Plebiscito e caffè Gambrinus, chic&storia
San Lorenzo, da scavare fino in fondo
Parco Virgiliano, se siete un po’ letterati e aspiranti botanici
Mergellina, tunnel e ferrovie
Quartieri Spagnoli, entrare nelle vite della gente

Su Pompei sarei di certo l’ultima di una serie di persone ben più illustri di me a dirvi quanto stupefacente sia, e quanto grande. Volevo vedere anche Ercolano, ma alla fine ho preferito spenderci l’intera giornata e fare le cose con più calma. Perché, nonostante il sito sia ben organizzato, non sono riuscita a prendere una brochure in una lingua a me conosciuta, e ho dovuto elemosinarne una a due ragazzi tedeschi e che però era, appunto, in tedesco. Con la mia fida Fuehrer ho girato tra una Haus der Venus in der Muschel e una Haus des Menander.

Mi sono raccattata dallo stato di coma post-Pompei, uno stato psichico e somatologico ben preciso e studiato, e sono uscita a cena con Daniela e Livia. Mi hanno portata in una delle pizzerie più buone e speciali della città. A Napoli è iniziata una piccola rivoluzione e una ricerca degli ingredienti migliori per la pizza: chi ricerca sulle farine, chi sulle mozzarelle, chi sul lievito o chi sperimenta accostamenti nuovi e pregiati. I prezzi sono onesti e la qualità è stellare.

Il giorno dopo sarei dovuta andare al Museo Archeologico. Sono scesa all’Università e ho iniziato a girovagare per il centro storico: Santa Maria la Nova, Santa Chiara e quell’oasi di pace tra maioliche, piazza del Gesù Nuovo; e poi Piazza Bellini, le mura greche e tutte le vie piene di negozietti sommersi di scritte, murales inaspettati e un po’ di sano vunciume napoletano, tutti della stessa tipologia. Da lì mi sono spinta ancora più a Nord, finché mi sono trovata alla porta dei Quartieri Spagnoli.

A dire il vero c’ero già stata, molti anni fa. Rimasi un po’ scioccata: la gente ti sbatte la sua vita in faccia. Che poi, a dirla tutta, è chiaro che quello fuori luogo, lì, sei tu. Girare a Napoli da sola è sicuro, anche nei Quartieri.

Qualche vecchio ti guarda storto, bambini sui dieci anni ti fanno lo scherzo di schiantartisi addosso, ma non è pericoloso. Tre bambini che insieme non superano i vent’anni sfrecciano, in tre su un motorino, ovviamente senza casco. La bambina alla guida ha il rossetto, gli stivali di cuoio, una minigonna e un top nero che continua a scivolarle su un seno inesistente: avrà, se va bene, dieci anni. L’ultima volta nei Quartieri Spagnoli ci avevo visto solo bambini e vecchi fiaccati dal caldo, addormentati di fianco a una televisione accesa. Questa volta ci ho visto anche tanti giovani: i Quartieri sono di tutti. Daniela mi ha detto che molti dei grandi di Napoli venivano da lì: teatranti, poeti, scrittori, musicisti.

Le zone degradate sono ben altre. La gente ci vive e basta, a modo suo. Perché Napoli è un ecosistema autonomo, autosufficiente. I Quartieri sono una Napoli in miniatura: le loro leggi, le loro maniere, la loro gente. Porte e finestre di casa spalancate, i crocifissi che pendono, ardore religioso barocchissimo degno del miglior siglo de oro iberico, i divani sfondati, la vita coniugale degli anziani che si preparano da mangiare, i bambini in strada a giocare perché le case sono troppo piccole. Tutti si conoscono: arriva una, ed è una processione di baci a tutte le amiche lì sedute sugli usci.
Ai Quartieri non arriverà mai la metro, o un tram, o un autobus: troppo ripidi, troppo stretti, troppo densamente abitati. Troppa vita, sempre e dovunque. Alcuni scorci, da così in alto e in strade così strette, col cielo tappezzato di panni stesi, sono davvero spettacolari.

Se si sale tenendo il Nord, però, si arriva proprio sotto il Vomero. Lì le case sono verticali a strapiombo, una in testa all’altra, e innestate su fortificazioni probabilmente molto antiche. Passando i “Rispetta la tua città” inondati di spazzatura e salendo qualche rampa di scale piene di murales si arriva a qualche balcone spontaneo con vista mozzafiato. Napoli è una città che non ha bisogno di miradouros dedicati: se li fa da sé. Da quella strada si ha ogni tipo di vista sulla città e sul Vesuvio che si desidera. Quella coi bambini che giocano annessi; quella coi terrazzini pieni di giochi, passeggini, piscinette; quella con le antenne della televisione; quella coi palazzi antichi o con le dediche d’amore: Gennaro Daniele dopo di te nessuno mai.

Da lì fare la Pedementina è stata una conseguenza logica. Una serie infinita di rampe di scale un po’ mangiate dall’erba, un po’ consumate, un po’ scivolose, con qualche palazzo elegantissimo (dopotutto ci si avvicina al Vomero), oleandri, palme. Tra la fatica e il sudore delle cinque di un pomeriggio di luglio sono arrivata in Piazza Vanvitelli e poi a casa delle due amiche, a riprendere le mie cose prima di andare in stazione. Napoli sa tremendamente di Iberia. Lisbona, Siviglia e le arance amare, intendo, ma anche Barcellona o i balconcini di Madrid. Un vero porto grande. Sa anche di Istanbul, per la densità abitativa, per il caos che si autoalimenta, che si fa e disfa da sé. Un po’ anche di Atene, che è grezza e antichissima, e a tratti ammalia.

Il Vomero è elegante, invece. E’ una vera collina alta, e l’aria, man mano che si sale sulla Pedementina, diventa più fresca. Daniela aveva ragione.

Alla fine Napoli l’ho vista meno di quello che volevo, ma l’ho vissuta di più. Ci ho pure dimenticato un astuccio pieno di tutte le mie penne e matite, e so che tornerò. Perché c’è un monte di roba da vedere, sempre diversa, e perché un po’ mi manca quella somma di ecosistemi strabilianti: come gli uomini si organizzano tra di loro, come convivono o sopravvivono; anche nelle singole case. Daniela e Livia sono così armoniche. In quella casa volano. Tornerò.

9 Commenti

  1. Eftichia

    Benvenuta in Italia Meridionale! Hai visto che spettacolo?
    Il peggio ed il meglio da tutto il bacino del Mediterraneo…adesso aspettiamo i resoconti delle altre città del sud, se posso consigliarti: Palermo (non ho parole…un vortice di vita) , Bari (bellissimo vederla da lontano arrivando dai Balcani /Grecia con la nave al porto) come minimo sindacale… poi ogni città/paese ha le sue tradizioni/paesaggi speciali. Buona continuazione 🙂

    1. Eftichia! Che bello risentirti! Palermo già vista mille anni fa, fu amore dopo cinque minuti ma comunque non mi sento di averla girata abbastanza e ci devo tornare. Bari e la Puglia mancano totalmente, ma… Il 18 vado a Foggia da MamaAfrika e se faccio la brava mi porta a Bari 🙂 ti farò sapere! Grazie dei consigli, spero anche di riuscire a vederla dal mare!

  2. Eftichia

    Nel caso sentissi nostalgia dei tuoi russi, sappi che a Bari non lontano dalla stazione centrale c’è la chiesa ortodossa russa, dai primi del ‘900 accoglie ortodossi della diaspora, non è bellissima, ma ha il suo perchè. A Bari vecchia non mancare di salutare S Nicola protettore dei naviganti/viaggiatori nella cripta della basilica troverai anche la mega icona donata da Putin. Se inizio a decantarti le meraviglie della Puglia non finisco più, quindi bon vojage !

    1. Noo, non dovevi dirmelo! Ora insisterò con MamaAfrika perché mi ci porti! Che ricchezza e che meraviglia ‘transnazionale’ l’Italia, e io del Sud mi sento proprio ignorantissima… vedendo il bicchiere pieno diciamo che avrò molto da imparare 🙂
      Grazie di cuore come sempre, Eftichia!
      Ele

  3. Eftichia

    Il 19 mattina dovresti trovare la Liturgia, infatti con il calendario Giuliano cade la festa della Trasfigurazione, altrimenti vai domenica,…gogo… considera che la chiesa è frequentata anche da tanti georgiani . Dalla stazione centrale prendi il sottopassaggio esci non dall’uscita centro, ma dall’altra , ti ritrovi in un vialone che funge da stazione degli autobus ,li chiedi dove si trova la chiesa russa, oppure inizia a pedinare qualche matiuska vestita a festa. Arrivarci è molto semplice , saranno circa 10 minuti a piedi

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