Pamir Highway: guida per viaggiare al cuore dell’Asia

 

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Un post condiviso da Eleonora ~ Pain de Route (@painderoute) in data:

La Pamir Highway: l’ho seguita così a lungo con un dito sulla mappa da conoscerla ormai a memoria. Un nome leggendario sinonimo delle più grandi avventure vivibili su questo pianeta, un viaggio che è già indimenticabile non appena iniziate a documentarvi, a studiare le carte, a pianificare. Spianate desertiche indescrivibili, popolazione dall’ospitalità rara, stellate mozzafiato: non sarà difficile convincervi che la Pamir Highway sia il luogo più travolgente e avventuroso dell’Asia Centrale, se non del mondo. Scenderete a valle tirando un sospiro di sollievo sentendovi di nuovo in forze per la bassa altitudine, ma vorrete già fortissimamente tornare.

Al mio secondo viaggio in Asia Centrale (a due mesi dalla laurea, una vera follia) avevo deciso che avrei fatto il possibile per provare questo percorso mitico nella sua tratta più famosa, quella che collega Dushanbe, la capitale del Tagikistan, con Osh, la seconda città del Kirghizistan; anche se in realtà la M41 comincia, secondo alcuni, addirittura in Afghanistan e termina a Bishkek, nel Kirghizistan del Nord. È la seconda strada più alta del mondo dopo la Karakorum Highway e attraversa alcuni dei luoghi più belli, remoti e incontaminati del pianeta.

Non appena mi è balenata l’idea per la testa, ho iniziato a documentarmi moltissimo, divorando articoli, guide e video, ma nulla era sufficientemente esaustivo e non rispondeva a tutte le mie domande, specialmente per chi, come me, volesse viaggiare a mezza stagione. Alla fine, le informazioni più importanti le ho carpite solo dall’esperienza diretta di colleghe blogger che avevano già percorso la strada del Pamir. In questo post riassumerò un po’ tutto quello che mi è servito per organizzare un viaggio nel Pamir e vi spiegherò cosa abbiamo fatto noi. A questo proposito ringrazio di cuore Alle di We are local nomads e Arianna di La bionda sulla Honda, due vere viaggiatrici coraggiose, avventurose e generose, per tutte le informazioni preziose e i consigli che mi hanno dato. Date un occhio ai loro blog, molto validi e ben scritti, specialmente se vi interessa il turismo profondo e slow (Alle) e i viaggi in moto raccontati con grande introspezione (Arianna), ma non solo.

Se state organizzando un viaggio in Asia Centrale e non siete mai stati nell’area, leggete prima questo post introduttivo per capire come orientarsi. Leggete questo post anche per info sul visto per il Tagikistan e il permesso per il GBAO.

Se avete già letto il post organizzativo e cercate spunti più dettagliati per gli itinerari in Asia Centrale, date un occhio ai nostri (reali e desiderati).

Indice

  1. Geografia del viaggio e percorso
  2. Bici, auto, mezzi pubblici o autostop?
  3. Quando andare
  4. In quanti giorni fare la Pamir Highway
  5. Le tappe
  6. Dove mangiare, dove dormire
  7. Altri consigli

E ora andiamo!
Buona lettura,
Eleonora

Pamir Highway: guida alla geografia del viaggio e al percorso

Il nostro percorso della Pamir Highway in 5 tappe e 6 giorni. Il rosso indica i tragitti con mezzi pubblici o taxi condivisi, il blu i tratti a piedi, il giallo quelli in autostop.

La cosa in assoluto più importante da fare è studiare molto accuratamente la mappa. Compratene assolutamente una cartacea, perché né Google Maps né Maps.me o simili hanno una topografia e orografia sufficientemente dettagliata. Con una bella cartina dispiegata davanti potrete fare calcoli sensati, rendervi conto delle distanze e delle difficoltà avendo il quadro completo sott’occhio. La mia cartina è quella della Reise per l’Asia Centrale, veramente eccezionale, consigliatami da Arianna. Utilissima. Riporta anche le cose più importanti da vedere lungo il percorso.

C’è poi da dire che non c’è una sola M41 ufficiale da percorrere. Chi ha già dimistichezza col mondo post-sovietico, di cui questo blog parla molto spesso, saprà che grandi opere pubbliche, festività nazionali o tensioni geopolitiche possono ogni tanto alterare i percorsi su strada: un confine chiuso, una strada interrotta, una vacanza nazionale inaspettata possono deviare il percorso della Pamir Highway così come molte altre strade dell’Asia Centrale. Siate flessibili, perché è l’unico modo per ovviare a questi problemi.

Da Dushanbe ad Osh… o da Osh a Dushanbe?

Parliamo sempre della tratta più famosa e scenografica. La Pamir Highway è più frequentemente percorsa da Ovest verso Est, cioè da Dushanbé a Osh, ma nulla vi vieta di percorrerla al contrario, cioè dal Kirghizistan al Tagikistan. Nel senso contrario dovrete mettere in conto di due cose importanti: una ripidità decisamente maggiore (si sale oltre 4.600m in uno/due giorni, se soffrite l’alta montagna non è l’ideale) e un numero molto più scarso di auto. In bassa stagione potreste avere seri problemi a trovare passaggi, che siate in autostop o cerchiate taxi condivisi. I kirghisi non hanno motivo di andare in Tagikistan, mentre gli abitanti del Pamir tagico sì, perché la benzina in Kirghizistan costa molto meno.

Strade e deviazioni

Osservando la mappa vi accorgerete già pochi km fuori da Dushanbé che per raggiungere Khorogh, il capoluogo del Gorno Badakhshan (nome ufficiale del Pamir, abbreviato anche come GBAO, che sta per il russo Gorno-Badakhshanskaya Avtonomnaya Oblast’), ci sono sostanzialmente due strade percorribili. Se quella che passa da nord (via Obigarm) è sostanzialmente più breve, quella che passa da sud (via Danghara e Kulob) è però decisamente più frequentata perché meno ripida e in migliori condizioni, nonché aperta tutto l’anno.

Una volta dentro il vero e proprio Gorno Badakhshan, nulla vi vieta di addentrarvi in valli che si diramano dalla strada principale: particolarmente belle sembrano essere le valli di Vanj e Bartang, perfette per i trekking più selvaggi.

C’è poi la leggendaria deviazione per la valle Wakhan, che continua a costeggiare il confine afghano a Sud lungo il Corridoio Wakhan, per poi ricongiungersi alla M41 tramite un percorso accidentatissimo (noi l’abbiamo percorso con una jeep condivisa) che rimane chiuso da novembre ad aprile per neve. La valle Wakhan è una sorta di microcosmo molto diverso dall’altopiano del Pamir e ne ho parlato in un articolo a parte.

Infine, le ultime due famose deviazioni sono quella per Kashgar, in Cina, e quella per il campo base del picco Lenin. Una volta raggiunta Murghab, la squallida e losca seconda città del Pamir, la strada può proseguire per il Kirghizistan, superando il passo Ak-Baital (4655m), oppure deviare verso la Cina attraverso il passo Kulma (4326m). La seconda strada è molto battuta dai tir che commerciano tra Dushanbe e la Cina: la M41 principale fino a Murghab è quindi molto adatta a fare autostop, in entrambi i sensi.

Bici, mezzi pubblici, auto o autostop?

Prima di affrontare tutti gli altri aspetti che bisogna considerare per organizzare un viaggio lungo la Pamir Highway c’è un’altra questione fondamentale: come spostarsi. Questo percorso è famoso soprattutto tra gli amanti delle due ruote. Effettivamente i paesaggi sono così strabilianti che non credo davvero ci sia un modo migliore di goderseli, se non con la giusta velocità che regala una bicicletta (o anche una moto). Fare la Pamir Highway in bicicletta è chiaramente molto impegnativo, ma i ciclisti con cui abbiamo parlato ci hanno detto che paradossalmente non serve essere chissà che eroi per fare questo percorso. Ci crediamo, eh! Qui dico e qui nego che mi vedrete a 60 anni in cima all’Ak-Baital con la mia bicicletta!

A piedi invece le distanze tra un villaggio e l’altro a volte sono troppo grosse e rischiereste di ritrovarvi per due giorni o più senza mai incontrare un centro abitato, attraversando zone pericolose popolate da lupi, orsi e tigri e dormendo necessariamente in tenda: non infattibile, ma personalmente non lo farei.

Altre possibilità sono affittare un’auto con conducente a Dushanbe o a Osh oppure percorrere la strada del Pamir con i mezzi pubblici (jeep, taxi condivisi e marshrutki) o in autostop. Noi abbiamo fatto alcune tratte in taxi condiviso o jeep, altre in autostop e altre ancora a piedi, come vi ho disegnato sulla mappa: le tappe che spiegherò nei prossimi paragrafi sono quindi pensate per chi si muove con i mezzi pubblici, in autostop o eventualmente con un driver.

Se leggerete Lonely Planet e blog di chi ha fatto la M41 con un driver sembrerà che questa sia l’unica possibilità mentre le altre siano per impavidi. Tremendamente falso: non solo farla con i mezzi pubblici è assolutamente fattibile ed economico, ma non è nemmeno difficile o rischioso. Con un driver parliamo di un minimo di 1000$ ad auto, perché i driver si pagano a chilometro percorso (circa 0.75$/km), ma bisogna aggiungere una diaria al driver (circa 20$/giorno) e tutte le eventuali deviazioni. Se avete poco tempo chiaramente questa è l’unica ipotesi percorribile, ma se avete poco tempo non ha senso fare la Pamir Highway, punto. Se proprio non doveste trovare nessun mezzo pubblico, pagando un po’ di più si può, alla peggio, “comprare” l’intera auto pagando per 4 persone e farvi portare dove vi serve.

Pamir Highway: quando andare

E qui veniamo ad un altro nodo cruciale: la mia angoscia principale, da brava reduce di 6 mesi in Russia, era il meteo. Facciamo chiarezza: in zone così lontane dal mare (no, non conta il “ma siamo a Sud”) il meteo durante le stagioni fredde o intermedie è imprevedibile e può essere un ostacolo insormontabile al vostro viaggio.

  • metà giugno, luglio, agosto e settembre: andate sereni, bel tempo, caldo, strade sempre percorribili. Rischio neve basso e solo in alta quota.
  • ottobre: l’autunno dura due-tre settimane, fino alla prima metà di ottobre. Colori strabilianti, ma rischio neve e maltempo che si fa sempre più alto. Il freddo avanza di giorno in giorno e non è raro trovare già temperature vicino allo zero.
  • da novembre a marzo: inverno, molta neve. La M41 è comunque percorribile, ma non la augurerei a nessuno. Molte strade secondarie, passi e deviazioni chiudono (come il tratto che connette la valle Wakhan con Alichur).
  • aprile e maggio: il disgelo, forse il periodo più bello e più pericoloso allo stesso tempo. I fiumi sono in piena, le strade non asfaltate sono dei pantani fangosi per la neve sciolta, ma il Pamir si riempie di fiori e di verde. Forse nella seconda metà di maggio e inizio giugno potreste trovare un clima ottimale.

Queste indicazioni non sono incise nella pietra, sono linee guida di massima per come me le hanno raccontate gli abitanti del Pamir: a volte la primavera arriva presto, a volte non fa in tempo ad arrivare che è già estate e lo stesso vale per l’autunno. Il nostro viaggio è stato nella prima settimana di ottobre e abbiamo trovato colori autunnali di una bellezza struggente, ma sull’Ak-Baital, al lago Karakul’ e sul passo Kyzyl-Art c’era già neve. Strade ben percorribili con un fuoristrada, ma una buona spanna di neve c’era e di notte la temperatura andava già sotto zero (circa -5/-7° a Murghab). La cosa più sensata che possiate fare è consultare bene lo storico delle temperature per i giorni in cui vorreste andare e poi chiedere informazioni dettagliate una volta a Dushanbe. Tutti hanno amici o parenti che vivono nelle montagne e possono aggiornarvi su com’è la situazione nel Pamir. Noi siamo stati molto, molto fortunati: poteva esserci una bufera di neve, invece abbiamo trovato gli ultimi sprazzi di estate centroasiatica.

In quanti giorni fare la Pamir Highway

La Pamir Highway è lunga oltre 1.300km si può percorrere in un minimo di 4 giorni (3 giorni mi sembra sinceramente senza senso), ma più tempo ci passerete più sarete ripagati dalla sconcertante ospitalità e gioiosità degli abitanti del Pamir. La strada che percorrerete non è solamente un miracolo dell’ingegneria civile sovietica e una sfida dell’uomo alla natura più impervia, ma è anche un sentiero antico come la seta, su cui si è scritta una storia di ricchezza e importanza cruciali. I visi delle persone, se osservati con profondità, raccontano tutta la bellezza di questa storia, che è un’inafferrabile mescolanza di etnie diversissime, venute da lontano e fermatesi in mezzo agli altopiani. La religione nel Pamir è diversa, le lingue cambiano di villaggio in villaggio, così come le tradizioni e le abitazioni. Fermatevi più a lungo che potete: sarà il regalo più bello che possiate farvi, ve lo garantisco. Parola di Pain de Route.

6 giorni è una misura minima giusta (come abbiamo fatto noi), che permette di fare più soste, spezzare i tragitti lunghi e godersi incontri e paesaggi. Se invece volete fare trekking ed esplorare zone molto remote, come ad esempio il campo base del Picco Lenin, dovreste fermarvi minimo 10 giorni, ma, ripeto, più starete meglio sarà.

Tenete conto che gli spostamenti sono faticosissimi anche in auto, perché le strade sono sconnesse e pericolose, spesso sterrate o piene di buche, polverose, a strapiombo su dirupi; se non vi ho ancora convinto a fermarvi di più, vi dico che fare la Pamir Highway in 3 o 4 giorni significa sostanzialmente:

  • passare in macchina una media di 10-14h al giorno sulle suddette strade infernali
  • non avere tempo di acclimatarsi all’altitudine
  • non avere tempo di parlare con gli abitanti del posto, né molto tempo per fare fotografie o visitare le splendide case pamiri

Pamir Highway: tappe lungo la M41

Sulla Pamir Highway ci sono tante tappe quante vorrete farne. Cartina alla mano, cercate cosa vi interessa fare o vedere e decidete di fermarvi lì. Bene o male in ogni villaggio c’è almeno una gostinitsa (homestay) che vi accoglierà per pochi somoni, ma più spesso non avrete bisogno di cercarla perché sarete invitati a dormire a casa di qualche pamiro entusiasta di avere ospiti stranieri per una notte.

I centri più grossi, cioè le tappe obbligate per cui è anche più facile trovare passaggi con i mezzi pubblici (taxi condivisi ed eventualmente marshrutki), sono grossomodo queste: Dushanbe, Danghara, Kulob, Vanch, Rushan, Khorogh, Murghab, (Karakul’*), Sary Tash, Gulcha e Osh. Nella valle Wakhan i centri più grossi sono Ishkashim, Vrang, Zong e Langar.

*Karakul’ è un villaggio abbandonato in cui un paio di case-guesthouse si popolano durante l’alta stagione, fino ai primi di ottobre. La posizione geografica è scandalosamente bella, ma il villaggio è inquietantemente postapocalittico.

Esempio di tappe molto classiche per un viaggio sulla Pamir Highway in 6 giorni, con deviazione nella valle Wakhan:

  • Dushanbe > Khorogh
  • Khorogh > Wakhan Valley (Ishkashim o altri villaggi come Vrang)
  • Wakhan Valley (Vrang o Langar)
  • Wakhan Valley > Murghab
  • Murghab > Karakul’ (oppure Sary Tash)
  • Karakul’ (o Sary Tash) > Osh

Se non vi interessa deviare nella valle Wakhan, un altro esempio di suddivisione delle tappe può essere questo:

  • Dushanbe > Vanch
  • Vanch > Khorogh
  • Khorogh > Jelandy (o Alichur)
  • Jelandy (o Alichur) > Murghab
  • Murghab > Karakul’ (o Sary Tash)
  • Karakul’ (Sary Tash) > Osh

Dove mangiare, dove dormire

Con Marzuna e una dei suoi tre figli

Non ci sono supermercati né ristoranti alla maniera occidentale: le persone nel Pamir vivono spesso di sussistenza grazie a orto e bestiame. La cucina è quindi molto semplice e basata su zuppe, pane, carne di montone, latticini, patate e altre verdure ipogee. Vi consiglio di fare provviste di frutta secca e cibi che si conservano per molti giorni ai mercati di Osh o Dushanbe. Nei villaggi più grossi lungo la Pamir Highway è a volte possibile comprare del pane, bibite e altri alimenti confezionati semplici (biscotti, cracker etc) oltre che pane fresco in dei piccoli alimentari. La città meglio fornita è Khorogh, dove si trova quasi tutto.

In generale, però, dove dormirete vi verrà automaticamente anche offerto del cibo, per cui non dovrete preoccuparvi di colazioni e cene.

Per dormire le uniche due soluzioni sono o dormire in autonomia con tenda/camper, oppure farsi ospitare in una delle molte guesthouse, che pullulano in qualsiasi villaggio un po’ più turistico. Non è possibile prenotare in anticipo, ma non c’è di che preoccuparsi: l’ospitalità pamiri è troppo esuberante! Verrete di certo invitati a fermarvi una notte presso qualche famiglia, anche gratuitamente.

Un prezzo onesto per una notte in guesthouse (in russo si dice gostìnitsa) è circa 10-12$ a persona (circa 100-120 somoni), pasti inclusi. Nel 90% delle guesthouse non c’è doccia né bagno alla occidentale, ma solo una gabbiotto con fossa sottostante a una cinquantina di metri dalla casa. Alcune hanno un lavandino con tanica che viene riempita a mano ogni giorno, ma perlomeno potrete lavarvi i denti con facilità.

Come vestirsi nel Pamir e altri consigli

Nel Pamir sarete sempre oltre i 2000m, più spesso anche oltre i 3000m: a queste altitudini anche d’estate non fa mai caldo, nonostante il sole sia molto forte. Di giorno la temperatura è mite, mentre di notte fa sempre freddo. Fondamentale è avere scarponi da montagna pesanti e comodi, pantaloni lunghi, un pile e un piumino, anche per l’estate. Arianna di La bionda sulla Honda mi ha consigliato di acquistare quei piumini comprimibili di Decathlon che pesano pochissimo (300g) e si comprimono in una sacca minuscola da far scomparire nello zaino. Nel caldo soffocante di Dushanbe in estate vi dimenticherete di avere dietro un piumino, ma una volta arrivati a sera nel Pamir mi ringrazierete di avervi ricordato di portarne uno! Per farvi capire, parlo di giacche di questo tipo, in vera piuma o in ovatta, dal costo di circa 20-50€. Anche ad ottobre eravamo vestiti così, ma sotto il piumino mettevamo più strati di pile e lana.

Altri consigli sono di portare con sé (al massimo comprateli a Dushanbe/Osh o alla peggio a Khorogh) molti medicinali antidiarroici (ad es. Loperamide, Dissenten etc.) e fermenti lattici potenti (meglio portarli dall’Italia, sono un po’ più difficili da trovare in Asia Centrale e non sempre pratici da assumere). Allo stesso tempo avere un’attenzione maniacale che l’acqua sia stata bollita a lungo, a cosa mangiate e soprattutto a chi tocca quello che mangiate. Nel Pamir d’inverno ci si scalda con gli escrementi secchi del bestiame, che vengono raccolti a mani nude: l’acqua corrente manca nella maggior parte delle case e le docce sono un lusso inimmaginabile a quelle altitudini. Prendersi una diarrea del viaggiatore tremendamente debilitante, com’è successo a noi, non è una rarità, ma un evento estremamente probabile. Attenzione e correte ai ripari subito con antidiarroici, bevete tanto e tenetevi in contatto con il vostro medico in Italia. Ringrazio in particolare tutti i miei lettori medici, tra cui la mitica Leonilde, che mi hanno supportata a distanza mentre ero allettata e disidratata a Murghab: siete stati preziosissimi.

Altro suggerimento: un oggettino poco più grande di un accendino e dal peso di soli 60g può darvi la garanzia che non morirete di disidratazione, perché è in grado di filtrare anche acqua stagnante rendendola perfettamente potabile. Costa circa 25-30€ e dura praticamente per tutta la vita. Io ce l’ho da 8 mesi ed è stato il mio acquisto dell’anno. Il filtro è meccanico e non chimico, lascia passare l’acqua e i minerali disciolti, ma non i batteri, i protozoi e il particolato. Davvero non tornerei più indietro, ci ha salvato la vita nel Pamir quando non si trovava acqua in bottiglia.

Ci sono diverse marche in commercio, io ho provato il Sawyer Mini e mi sono trovata alla grande.

Ultima questione: quanto costa fare la Pamir Highway. Prendendo solo i mezzi pubblici e facendo alcune tratte in autostop abbiamo speso a testa 150€, in tre casi prendendo un taxi condiviso solo per noi, perché non c’erano altri passeggeri con cui dividere la corsa. Verosimilmente, se non parlate sufficiente russo da trattare i prezzi e non volete fare autostop, spenderete sui 180-200€ circa (senza deviazione Wakhan si spende meno). Per dormire siamo quasi sempre stati ospitati, per cui abbiamo pagato solo 3 notti (10$ a notte a testa).

Per oggi è tutto: sul Pamir rispondo volentieri alle vostre domande, scrivetemi tramite il modulo contatti se avete altri dubbi, oppure lasciate un commento qui sotto. Grazie!

A presto come sempre su Instagram e Facebook,
Eleonora

3 Commenti

  1. Straordinario! La migliore guida all’esplorazione della Pamir Highway ❤️ E grazie per le tue bellissime parole, sono tanto felice di averti dato una mano. Per quanto, magari, piccola e non decisiva. Un abbraccio!

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