Ciao! Questo è il materiale preparatorio per i tour Poputchik a Kiev. È riservato a chi partecipa ai tour, per cui ti chiedo di non divulgarlo a nessuno. Grazie.

Il materiale ripercorre e integra l’itinerario del nostro tour, approfondendo gli spunti che raccoglieremo durante l’evento.

La nostra guida Claudia ci porterà alla scoperta di alcuni dei luoghi più significativi di Kiev che, nella storia lontana e nella storia recente, hanno completamente cambiato il volto della città, del paese e della cultura. Questo materiale è stato scritto in gran parte da Silvia, collaboratrice e moderatrice del progetto Poputchik.

Potete salvare la mappa “accendendo” la stellina di fianco al nome, così potrete salvarla e riutilizzarla per prossimi viaggi.

Buon tour!

La culla di un impero

Correva il secolo V e l’impero romano d’occidente se la stava passando malissimo per via delle invasioni barbariche. Mentre una civiltà tramonta ne sorge un’altra: gli storici fanno risalire all’anno 482 DC la nascita della città di Kiev. 

Sono passati altri quattro secoli ed in Europa i discendenti di Carlo Magno si stanno dando da fare per mandare a ramengo l’Impero Carolingio. Svariate centinaia di chilometri più ad est, lungo il maestoso fiume Dnipro, esattamente dove le avevamo lasciate, alcune tribù vichinghe svedesi stanno dando vita ad un nuovo regno che avrà come capitale Kiev: la Rus’ di Kiev.

Il regno si stendeva su gran parte dell’attuale Europa orientale: Ucraina, Russia, Bielorussia, Polonia e Repubbliche Baltiche. Ebbe una vita breve ma intensa: nacque, come dicevamo, nel IX secolo e nel XIII ricevette il colpo di grazia definitivo da parte dei tatari mongoli. Fu tuttavia un periodo prolifico sotto molti punti di vista: nel periodo della Rus’ di Kiev gli slavi si convertirono al cristianesimo, dando la prima scintilla di quella che sarebbe diventata la chiesa ortodossa, ed ebbero origine alcune delle leggende tipiche del folklore slavo, come quella dei bogatyr, i guerrieri nomadi.

Bogatyri (1898), quadro di V.M. Vaznetsov. I nomi dei tre guerrieri (da sinistra): Dobrynia Nikitic’, Ilya Muromets, Aljosha Popovic’.

Anche da questo periodo e da questa origine comune nasce il sentimento di fratellanza con i vicini russi. La cultura russa e quella ucraina sono molto vicine, sia linguisticamente che storicamente. Sono stati alcuni avvenimenti storici recenti ad allontanarle sempre di più e a rendere sempre più ostica la convivenza, alimentando i nazionalismi dei due paesi.

Viale Khreshchatyk e l’Euromaidan

Il viale Khreshchatyk attorno al 1900

Khreshchatyk è il viale centrale di Kiev: 1,2 chilometri che attraversano la piazza dell’Indipendenza – Maidan –  e la piazza del mercato Bessarabka, ospitando i principali edifici amministrativi della capitale e attraendo numerosissimi turisti con i suoi negozi. Se tornassimo indietro nel tempo a duecento anni fa qui non troveremmo nulla se non un burrone tra i principali quartieri della Kiev storica. La rivoluzione industriale nell’impero russo, tuttavia, fece miracoli e trasformò quest’area in pochissimo tempo nel luogo di primaria importanza che è oggi – non senza deviazioni lungo il percorso, però.

Viale Khreshchatyk è stato il frutto del lavoro di più di un secolo; negli anni della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, l’armata rossa in ritirata fece saltare in aria quasi ogni singolo edificio lungo questo viale per lasciare a mani vuote i tedeschi in avanzata. Fu quindi necessario ricostruire da zero tutta l’area nel corso degli anni ‘50 e poi ‘60 – il primo, periodo d’oro ancora dell’architettura staliniana: e fu così che sulle macerie di splendidi edifici ottocenteschi vennero eretti degli elegantissimi casermoni. Brutalismo, modernismo e architettura staliniana sono però cose drasticamente diverse. Casermone non significa uno squallido condominio in cemento troppo allungato di sabbia, ma palazzi maestosi in pietra, con finestre, balconate, pinnacoli, colonne, statue e lampadari sovradimensionati all’interno. Stalin dopo la guerra doveva narrare al Paese la grandeur dei sovietici vincitori sui nazisti, lo sfarzo, il benessere, la pace e la prosperità che regnavano in Unione Sovietica. Era in gran parte una retorica che non corrispondeva con i sacrifici umani ed economici che avevano fatto e continuavano a fare i cittadini sovietici tutti i giorni, specie in Ucraina, che si era ritrovata con il nemico in casa per gran parte della guerra. L’architettura rifletteva tutto questo: a questa e altre storie è stata dedicata una puntata del podcast Cemento, nel caso ve la foste persa! 

Il viale dopo che vennero fatti esplodere gli edifici

Sull’asfalto di queste strade non sono passati solo i tedeschi e i russi in guerra, ma sono passati anche i cortei di protesta del 2013-2014, quando un intero paese si è riversato per le strade per manifestare contro un Presidente che aveva promesso apertura verso l’Europa ma che poi si è tirato indietro proprio nel momento di firmare l’accordo. Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine sono stati numerosi e violenti: il culmine è avvenuto tra il 18 ed il 20 febbraio 2014 quando il fuoco della polizia fece circa 100 vittime, ricordate oggi con un memoriale in piazza Maidan e noto come la moltitudine celeste, «nebesnaya sotnya», dove sotnya significa “centinaio”, in riferimento alle cento vittime. Tutto questo è noto come Euromaidan. Claudia, la nostra guida, ne ha scritto molto su EastJournal, la testata per cui lavora.

Alla fine del tour, ascolteremo la testimonianza di un amico di Claudia, che ha partecipato alle proteste in piazza nel 2014.

Chernobyl: realtà e finzione

La “foresta rossa” adiacente la centrale. Gli alberi sono morti quasi istantaneamente investiti dall’onda radioattiva

Si può dire che la parola Chernobyl dice qualcosa più o meno tutti, sia ai più giovani che ai meno giovani. Il terribile disastro nucleare è avvenuto nel 1986, più precisamente il 26 aprile all’una di notte: le esplosioni verificatesi al reattore n° 4 della centrale nucleare V. I. Lenin hanno generato una nube radioattiva pari a centinaia di volte quella della bomba sganciata su Hiroshima, hanno significato l’evacuazione di più di 336’000 persone e hanno portato un’ondata di morte e patologie incalcolabile. Ancora oggi, a distanza di anni, è impossibile quantificare le vittime e le conseguenze fisiche e sociali che hanno travolto le persone in Ucraina e Bielorussia, ma anche nel resto d’Europa. 

Da tutta l’Unione Sovietica giunsero aiuti: in particolare dalla città di Kiev, uno dei centri più vicini al sito del disastro. In tutte le città della Russia oggi sono presenti monumenti alle vittime della catastrofe nucleare; a Kiev, colpita più da vicino, è presente il museo della tragedia di Chernobyl, dove è possibile rendere omaggio ai tanti caduti durante le operazioni di salvataggio e di messa in sicurezza dell’area: pompieri, militari, volontari, operatori sanitari.

Un’altra delle questioni tragiche che ha coinvolto la capitale ucraina all’indomani del disastro nucleare fu la parata del primo maggio, che le autorità non cancellarono, a soli cinque giorni dal disastro. Migliaia e migliaia di persone si riversarono nelle strade senza sapere di starsi esponendo ulteriormente alle radiazioni che avevano investito Kiev. Il fiume Pripyat’, da cui la cittadina della centrale prende il nome, è poi un immissario del grande fiume Dnipro. Anche se la zona intorno alla centrale è stata recintata e protetta militarmente, le preoccupazioni lato ambientale e medico non sono mai svanite anche a quasi quarant’anni dalla tragedia.

Una delle primissime foto di sopralluogo, scattata da un elicottero. Il fotografo raccontò di come non avessero l’equipaggiamento anti-radiazione per avvicinarsi al sito del disastro e si videro costretti ad arrangiarsi con coperte e schermi di piombo

Recentemente i fatti di Chernobyl e Pripyat’ sono stati messi sotto i riflettori dalla serie di HBO Chernobyl, ricevuta con grande entusiasmo dal grande pubblico. Nonostante la sceneggiatura sia decisamente fedele ai fatti e poco romanzata, non si è stati altrettanto ligi con le riprese dei luoghi. Non tutti sanno, infatti, che molte delle riprese vendute come Mosca, Minsk, Pripyat e Chernobyl sono in realtà state girate a Kiev o nelle periferie di Vilnius in Lituania e ritraggono monumenti, strade ed edifici della capitale ucraina. Per scoprire  nello specifico quali siti siano stati utilizzati – e in che modo – vi rimandiamo a questo articolo (in inglese).

Musica

Il capitolo musica, così come anche i capitoli dedicati a letteratura e cinema, presentano un dilemma che oggi è doveroso affrontare: la questione della lingua. 

Come si è detto spesso nel corso di questo articolo l’Ucraina e la Russia sono andate a braccetto per secoli e secoli: le rispettive lingue, seppur differenti, si somigliano molto (un po’ come l’italiano e lo spagnolo, a mio avviso) e, per questo e altri motivi, il russo è sempre stato utilizzato molto diffusamente in Ucraina. Il contatto tra due lingue ha favorito anche il surzhyk, il miscuglio di lingua russa e ucraina usate nelle stesse frasi e parlato nelle regioni orientali dell’Ucraina. È di fatto una specie di dialetto parlato da persone meno istruite per molti motivi e che le persone delle capitale solitamente disprezzano. Potrebbe tuttavia essere difficile individuare un momento esatto nella storia in cui russo e ucraino siano state intercambiabili in senso stretto: parlare in russo ha avuto sempre, in un modo più o meno ingombrante, una connotazione sociale e politica e un notevole prestigio negli anni sovietici.

Oggi, dopo quasi un secolo di Unione Sovietica e diversi decenni di ingerenze russe nel paese, tornare a parlare ucraino ha senza dubbio un grande significato. Dire Kiev o Kyiv in Ucraina non è la stessa cosa – in Italia il nome storico della città entrato nella nostra lingua è Kiev, anche se il nome corretto attualmente in Ucraina è Kyiv. È estremamente importante dare spazio alle peculiarità della lingua e della cultura di un popolo, ed è sicuramente il primo parametro che ho tenuto in considerazione selezionando i materiali più significativi. Sarebbe però non tutto trasparente escludere a priori tutto ciò che è in lingua russa. La cancel culture fine a se stessa non è poi così costruttiva.

Peraltro, la lingua ucraina è considerata una delle più melodiche e belle del mondo, grazie alle sue vocali aperte e suoni armonici, meno dittongati rispetto al russo.

Detto questo, smettiamola di ciurlare nel manico e partiamo.

Canto popolare: Oy tam na gori

https://www.youtube.com/watch?v=tpI6qDYtN70

Una melodia autentica di voci tradizionali ucraine che narra della triste storia di due colombe innamorate. Questo canto, questo spirito e questa atmosfera la si ritrova spesso nei gruppi contemporanei del revival ucraino – e la canzone che l’Ucraina porterà all’eurovision song contest 2021 ne è un esempio evidente! Il brano era stato utilizzato anche in un celeberrimo cartone animato sovietico ispirato proprio ad una fiaba tradizionale ucraina: il titolo è “Zhil byl pjos”, ovvero C’era una volta un cane, che narra della bislacca amicizia/ alleanza tra un cane ormai vecchiotto ed un lupo. Il cartone dura appena dieci minuti ed è disponibile su Youtube per chi volesse darvi un’occhiata (sì, è in russo, ma non ci sono poi così tanti dialoghi, promesso)

Le polifonie ucraine

Se volete intenerirvi oltremodo, dovreste ascoltare o guardare qualche video di questo straordinario progetto di salvaguardia delle polifonie tradizionali ucraine. Con fondi europei, musicologi e ricercatori sono andati nei più sperduti villaggi ucraini a registrare i cori di babushki cantare le canzoni della loro giovinezza e registrandole su tracce separate, con testi, traduzioni e geotag, per chi le volesse separare e studiare.

Avviso: c’è da perderci una giornata intera, se siete appassionati di polifonie e se vi piacciono le babushki.

Ljapis Trubetskoy – Voiny sveta (2014)

Questo è un esempio di ciò di cui si parlava nell’introduzione a questo capitolo: un brano in lingua russa, composto da un gruppo bielorusso ma fondamentale per la cultura ucraina. Questa canzone ha una potenza enorme, sia musicale che emotiva: è stata infatti utilizzata come uno degli inni della rivoluzione ucraina del 2014 e forse anche per questo il video che proponiamo, nonostante non sia il video ufficiale (che trovate invece qui), ha infinitamente più visualizzazioni di qualunque altra versione.

Dietro le nubi c’è un drago/ Cuore di pietra / Di notte fai a pezzi / la legge per scaldarti

Guerrieri della luce / Guerrieri del bene / Difendono l’estate / si batteranno fino al mattino

Alyona Alyona – Dancer (2020)

Questa giovane rapper è tutto quello che voglio essere io da grande: un’esplosione di energia che procede come un carro armato e asfalta tutto ciò che si trova davanti a suon di prepotentissimo rap ucraino e ferma consapevolezza di essere #stunning.

Anche la nostra guida Claudia ci consiglia l’ascolto di Alyona Alyona; si segnali anche questa perla con cui era comparsa sullo show Comment out

Kiev e l’Ucraina fra i libri

La Guardia Bianca – Bulgakov (1924)

Quando si dice Bulgakov di solito si dice immediatamente “Il Maestro e Margherita”, “Mosca” e “Russia” senza pensarci a lungo. Normalmente si tralascia La guardia bianca, il suo splendido romanzo storico – poi adattato anche a pièce teatrale con il nome “I giorni dei Turbin”, dramma molto apprezzato da Stalin, peraltro! – e con esso ci si dimentica spesso di menzionare che l’autore è nato a Kiev e vi ha trascorso quasi trent’anni della sua vita, dalla nascita alla laurea in medicina presso l’Università di Kiev oggi intitolata a Taras Shevchenko. La guardia bianca è ambientato nell’attuale capitale ucraina durante la guerra civile russa (inverno 1918-1919) e narra delle burrascose vicende dei tre fratelli Turbin. è un modo non solo di addentrarsi tra i vicoli di una città che l’autore conosce bene, ma anche una testimonianza storica dell’atmosfera e delle dinamiche politiche durante avvenimenti che hanno fatto la storia.

La Russia fra Oriente e Occidente – Aldo Ferrari (1994)

Claudia, la nostra guida per il Poputchik a Kiev, ci consiglia caldamente questo saggio di carattere storico/politico che, seppur non aggiornato rispetto agli avvenimenti degli ultimi trent’anni, fornisce gli strumenti per comprendere meglio le dinamiche dell’influenza russa in occidente.

Le graphic novel di Igort

Vi consigliamo anche questi due reportage disegnati di Igort, sono bellissimi e aiutano a capire la complessità e la bellezza dell’Ucraina secondo due aspetti diversi.

Il primo è Quaderni ucraini. Memorie dai tempi dell’URSS (Mondadori, 2010).

Il secondo è uscito da pochissimo: Quaderni ucraini. Le radici del conflitto (Oblomov edizioni, 2021).

Cinema

Suggerisco un lungometraggio animato dal titolo Aljosha Popovic’ e Tugarin il Serpente (2004) – disponibile su Youtube con sottotitoli in inglese– il primo di una serie di cartoni di successo, i “Tri Bogatyrjà” (i tre bogatyr). Si consiglia la visione non  solo per avvicinarsi alle leggende della Rus’ di Kiev, ma anche per osservare come questo folklore venga vissuto dalle nuove generazioni. Il cartone – come, in realtà, moltissimi cartoni russi e sovietici – è davvero divertente e non è necessario essere bambini per goderselo.

Se invece voleste dedicarvi ad argomenti più seri ed impegnati la nostra guida Claudia ci consiglia “Winter on fire” di Evgenyj Afineevskyj (2015), il documentario che narra per filo e per segno gli avvenimenti di Euromaidan. Disponibile su Netflix!

Infine, per gli amanti delle serie televisive, sicuramente potrebbe interessarvi “Il servitore del popolo” (2015), la serie TV che ha giocato un ruolo non indifferente nell’esito delle elezioni presidenziali ucraine del 2019. Nella serie, infatti, l’attuale presidente ed allora attore comico Volodimir Zelenskij interpreta il ruolo del protagonista, un semplice insegnante di storia che si ritrova a guidare il paese per via di un video che lo riprende mentre denuncia in modo accorato le gravi pecche della classe politica. Tutte le puntate di tutte le stagioni sono disponibili in questa playlist su Youtube, con sottotitoli in inglese.

L’Ucraina in Italia

(da Eleonora) Infine, vi lascio i materiali della mia tesi magistrale in linguistica, grazie alla quale ho studiato l’Italiano parlato dalle donne ucraine in Italia, nel caso dovesse interessare o servire a qualcuno. Può sembrare un tema marginale, ma le persone di nazionalità ucraina (e non sempre ucrainofone: a volte rumenofone, a volte russofone, polonofone e non solo) in Italia sono oltre 250.000 e in costante crescita, tanto che sono arrivate ad essere il quinto gruppo etnico più popoloso nel nostro Paese. Per intenderci, sono grossomodo tanti quanto i cinesi.

Qui trovate tutte le interviste trascritte. Qui un paper sull’acquisizione dell’articolo scritto assieme alla mia relatrice e a un altro professore dell’Università di Pavia. Qui trovate la presentazione e i risultati della mia tesi 🙂

L’Ucraina è un paese ricco e complesso a cui non si può far giustizia con questo breve articolo; per qualunque curiosità, domanda o consiglio sapete dove trovarci. 

A presto e buon tour!