Viaggio in Transnistria: come visitare l’ultima repubblica ‘sovietica’ in sicurezza

Sulla Transnistria avevo davvero tanto da dire, soprattutto perché molto di quello che avevo letto prima di partire – e anche su illustri testate italiane – era abbastanza impreciso, non aggiornato, o a volte del tutto sbagliato. Alla fine ci ho cavato fuori due post. Questo è quello pratico, pensato per chi, come noi, vuole provare ad andare a curiosare laggiù oltre il Nistro (o, meglio, presso il Nistro, come dicono loro).

Quindi pane e gazzella, painderoutiani miei, tirate fuori un po’ di coraggio e andiamo a vedere come entrare in Transnistria e tutto il corollario di cose utili da sapere prima di partire.

Come entrare in Transnistria e quali documenti servono

Da dove entrare e uscire

Gli ingressi in Transnistria possono avvenire dalla Moldova (Benderi-Tiraspol, Dubasary, Rybnitsa sono i tre posti principali) o dall’Ucraina. L’ingresso e l’uscita da/per la Moldova non creano problemi, perché siete de iure sempre in Moldova. Anche l’uscita dall’Ucraina, se siete entrati dalla Moldova, non dovrebbe crearvi problemi a meno che non pianifichiate di tornare in Moldova nel breve termine. I moldavi potrebbero in futuro protestare che siete usciti illegalmente dalla Moldova, perché non avete un timbro di uscita. L’ingresso dall’Ucraina è invece è problematico se pensate di uscire poi dalla Moldova, perché vi trovereste in Moldova senza un timbro d’ingresso – a meno che non usciate di nuovo dalla Transnistria. Il confine sull’Ucraina pare sia lentissimo e trafficato.

Visto e documenti

Per entrare in Transnistria serve solo il passaporto con almeno 6 mesi di validità residua. Recentissimamente le modalità di ingresso sono state semplificate. O, almeno, le mie (marzo 2018) sono state di una semplicità incredibile rispetto ai piccoli brividi che si leggono in giro. Al posto di blocco transnistriano (quello moldavo non esiste) vi chiederanno da dove venite, dove volete andare in Transnistria e quando pensate di uscire. Il tutto in russo, quindi preparatevi un minimo di risposte. A seconda di quando vorrete rientrare, vi verrà rilasciato un foglietto già compilato con la durata del vostro visto. Pare che ora rilascino visti fino a 45 giorni. I visti di transito 12h, quelli da 24h o di qualche giorno in più vengono rilasciati senza alcun problema o domanda e soprattutto non serve più registrarsi alla polizia se prevedete di dormire in Transnistria. Basta che forniate l’indirizzo di un alloggio alla polizia di confine, che lo stamperà sul “visto”. Meglio averlo già scritto su un foglio (in russo, magari).

Come raggiungere la Transnistria

Moltissimi transnistriani lavorano in Moldova, così come molti Moldavi si recano per lavoro in Transnistria, o a trovare dei parenti: la situazione tra le persone dei due paesi è abbastanza pacifica e i collegamenti diretti non mancano.

La marshrutka Chisinau-Tiraspol parte ogni ora e ferma anche all’autostazione di Benderi (Tighina) lungo il percorso. Parte dalla stazione centrale degli autobus di Chisinau – meglio chiedere indicazioni e farvi spiegare dov’è il punto esatto.

Il biglietto costa circa 37 lei (2€), il viaggio dura meno di un’ora. A Tiraspol la marshrutka fa diverse fermate e arriva alla stazione degli autobus, ma noi ci siamo fatti lasciare al mercato cittadino che è più vicino al centro. Per il ritorno, se non avete comprato un biglietto a/r, potete comprarlo lì sul posto a Tiraspol.

Per altre destinazioni in Transnistria, come Rybnitsa (nel Nord), vi consiglio di prendere una marshrutka per la città moldava più vicina (come Rezina) e da lì attraversare il confine a piedi come abbiamo fatto noi. Ci sono anche marshrutki per le città transnistriane, ma sono meno frequenti.

Cosa vedere in Transnistria

Immagino non andrete certo in Transnistria per farvi un selfie con l’equivalente della Tour Eiffel transnistriana. Anche perché, pure impegnandovi, non la troverete. In Transnistria molti vanno, forse, per cercare qualcosa di perduto, una nostalgia sovietica: ma vi dico già che, come i ragazzi di TheSubmarine hanno raccontato bene, anche questa non la troverete, perché la Transnistria non è altro che un posto normale dove le statue di Lenin non sono ancora state tirate giù. Forse perché demolirle costa, perché nessuno dà loro il peso ideologico che diamo noi, o forse perché le persone ci sono semplicemente ancora affezionate. Non saranno comunque la falce e martello sulla bandiera o le statue di Lenin a darvi il retrogusto di comunismo, che qui è più nella teoria che nella pratica.

Mi sono chiesta molte volte perché volessi andare in Transnistria. Alla fine mi sono detta che è perché volevo vedere con i miei occhi, essere testimone di un qualcosa che tra non molto, forse, scomparirà per sempre. Anche se quel qualcosa non è autentico come tutti un po’ speravamo – o forse è il nostro concetto di autentico atteso che è sbagliato e fuorviante, e quello che cercavamo non c’è stato mai. Che alla fine è la risposta che potrei dare a qualsiasi paese insolito che visito. Poi perché le realtà dei paesi non riconosciuti (come l’Abkhazia) sono quotidiane, sì, ma sempre un po’ surreali. Gettano ombre lunghe sulla nostra, di realtà, che ci sembra così limpida e giusta e normale. Ci fa pensare. Ci fa capire il non-senso dei confini, del dover per forza essere o di qua o di là. Ci fa anche un po’ sorridere, quando, passando lungo il boulevard 25 ottobre, vedi la sede dei consolati di Abkhazia e Ossezia del Sud, gli unici due Paesi (anch’essi non riconosciuti) che riconoscono la Transnistria – e comunque solo dal 2006.

Tiraspol è un paesone dalla planimetria sovietica con qualche palazzo in stile classico, le (ohmeoddeo) fotografatissime statue di Lenin (che, dico, seriamente non ne avete mai viste da nessun’altra parte? A Mosca hanno persino Lenin in carne e ossa imbalsamato!), un grande mercato ortofrutticolo e una passeggiata lungo il fiume dove i vecchietti lanciano le briciole ai piccioni. Poi sì, c’è anche la sede del Soviet Supremo. Ci sono i monumenti lugubri ai caduti della grande guerra – come in decine di altre città dell’universo post-soviet. I murales che esaltano la produzione agricola. Musei, teatri, cinema. E bandiere russe con gli slogan “18 marzo – Scegli il tuo presidente!”, che forse rivelano, a tratti, la vera natura di queste regioni indipendenti.

A Rybnitsa, invece, non c’è assolutamente nulla da vedere. Solo grandi grattacieli a colori primari, un mercato molto più casereccio di quello di Tiraspol, una stazioncina degli autobus teneramente sovietica, tante Lada colorate e una posizione veramente scenografica sul fiume Nistro, che si apprezza al massimo scendendo le scale da Rezina fino al fiume e poi attraversando il ponte a piedi. Quando siamo andati noi il Nistro era ancora ghiacciato e c’erano tantissimi cigni addormentati sul ghiaccio, che dall’alto del ponte sembravano delle rose bianche…

Attraversare la Transnistria da Nord a Sud in marshrutka, come abbiamo fatto noi per raggiungere Dubasari partendo da Rybnitsa, è invece uno spettacolo naturalistico veramente emozionante. Il Nistro è selvaggio, scava delle gole; lungo quel tratto la Transnistria è interamente coperta di vigneti, mentre ogni tanto si vede passare qualche capanna sommersa dalla neve, qualche grande statua-con-scritta in cemento che segnala gli ultimi kolchoz, in via d’estinzione pure nell’ultimo paradiso sovietico. Sarà stata la coltre spessissima di neve, il tramonto infuocato dopo una giornata di quelle dai contrasti abbaglianti mentre sfioravamo l’Ucraina da un lato (a tratti lontana solo una manciata di chilometri) e la Moldova dall’altro. Ma forse è stato quello l’unico momento in cui ho sentito il brivido e la gioia di essere in un luogo fuori dal mondo, sospeso tra qualcosa e qualcos’altro, intriso di nostalgia per il passato, rurale, spontaneo, e persino bello. Quella che vedevo dal finestrino era la vera Transnistria. O forse solo la Transnistria che speravo di trovare.

Ma quindi la Transnistria è pericolosa?

La Transnistria non è pericolosa. Non è il Bronx dell’ex URSS. Non mi stancherò di ripetere che è un posto assolutamente normale, come mille altri nell’universo postsovietico. Le storie dell’orrore che si leggono in giro sono o parecchio romanzate, o scritte da persone con ego strabordanti, o semplicemente non aggiornate. Un report del 2008 per posti del genere equivale a uno del 1815, perché le cose laggiù cambiano rapidissimamente. La Transnistria non è più pericolosa della Moldova o dell’Italia. Sono posti tranquilli a livello sociale, dove i bambini tornano da scuola, le vecchiette vendono cavoli al mercato e i ragazzi limonano nei parchi come in qualsiasi sacrosanto parco del mondo. Fine. E i manigoldi al governo non sono endemici solo in queste aree del mondo…

Però c’è un però. La situazione politica della Transnistria è quantomeno definibile bizzarra. Questo implica che, qualsiasi casino farete laggiù, non avrete copertura sanitaria o diplomatica, e su questo Viaggiare Sicuri fa bene a mettervi un po’ di ansia addosso. E anche se gli ospedali sono gratuiti, vi sconsiglio vivamente di visitarli: il mio amico transnistriano è quasi morto per un’appendicite operata in Transnistria e si è salvato solo attraversando il confine e pagando in nero un medico moldavo, just sayin’. Quindi, difficilmente morirete in un carcere transnistriano (piuttosto in un ospedale!). Ma se perdete il passaporto, per esempio, già sono magagne di quelle brutte. Se vi rompete una gamba scivolando sul ghiaccio ringrazierete solo che Chişinău sia a meno di un’ora di marshrutka. E così via.

Quanto alla corruzione, le cose sono drasticamente migliorate e c’è addirittura un numero anticorruzione da chiamare in caso vi venga chiesto del denaro in ingresso o in uscita (cosa veramente strana). Questi epici episodi risalgono a parecchi anni fa. Nel (improbabile) caso, basta impuntarsi e far capire che non siete turisti stupidi. Con noi la polizia è stata tranquillissima.

Ma quindi la Transnistria è pericolosa? Più no che sì. È un posto normale con un bel po’ di asterischi. Certo non ci porterei una scolaresca in gita, e se non sapete neanche leggere il cirillico forse a ‘sto giro è meglio rimanere a casa. Se invece masticate un minimo di russo, siete viaggiatori responsabili e volete vedere di persona le realtà dei paesi non riconosciuti (assumendovene tutte le responsabilità!), allora potreste provare ad andarci. Ovviamente evitando di farvi notare troppo, perdere documenti, o farvi improvvisamente venire un’appendicite… (ora smetto di tirarvele, giuro!)

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