Poputchik Попутчик

Archivio di tutti i tour

Novembre 2020 – Maggio 2021

E alla fine cosa rimane?

Di tutti questi viaggi, dico. Cosa rimane?

Ci ho pensato a lungo e una risposta, alla fine, l’ho trovata. Rimangono gli amici, i compagni di viaggio. Fili lunghissimi, srotolati attraverso mari, Paesi, continenti interi, che corrono facendo gli angoli alle case, agli alberi, ai pali della luce, sbucano dai balconi, passano sotto i piedi dei compratori nei mercati, e poi arrivano sempre. Lì, a casa.

Non possiamo viaggiare, è vero. Ma possiamo immergerci, rinsaldare vecchi legami, studiare, fare provviste per quando si potrà. Con un tour virtuale che è una vera e propria immersione live, grazie a una persona di lì – un poputchik appunto, compagnǝ di viaggio -, che con le sue gambe percorrerà strade, quartieri, mercati, parchi, ponti, piazze e persino una necropoli per noi che non lo possiamo fare. Filmerà tutto quello che vedrà coi suoi occhi, raccontandoci le storie annidate dietro i dettagli. E noi le ascolteremo come bambinɜ intorno a un fuoco, con la possibilità di fare domande, chiedere «aspetta, fermati un attimo lì», condividere un’ora con lei e un piccolo gruppo di persone online.

Benvenutɜ, questo è Poputchik, il calendario di tour virtuali di Pain de Route.

Come funziona

Gli incontri di Poputchik avvengono sempre durante il weekend. Sono un assaggio dei tour reali che conducevo di lavoro prima della pandemia e un modo per sostenere equamente chi, in Italia e all’estero, vive di turismo e al momento non ha lavoro. In questa pagina trovate la descrizione di tutti i tour e il link Google Moduli per prenotare.

Gli incontri avvengono tramite Zoom o Skype (Iran). Ogni Poputchik dura circa 2h, di cui 75-90 minuti di tour effettivo, e mezz’ora di discussione, domande e chiacchiere live.

Sono in lingua italiana, salvo dove specificato diversamente: in quei casi, è necessario un buon livello di comprensione e comunicazione in inglese.

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Dicono dei Poputchik

«In un attimo ti trovi catapultato in un’altra parte di mondo e ti pare di vivere il viaggio»

«È stato così coinvolgente che a tratti mi stupivo di non poter sentire gli odori del bazar»

«Una straordinaria esperienza per vivere con gli occhi di una guida locale una città. Questi tuoi virtuali sono organizzati per sopperire all’impossibilità di viaggiare, ma raccolgono e uniscono la passione dei veri viaggiatori»

«Il numero limitato di partecipanti per gruppo permette un clima più raccolto e favorisce la spontaneità del momento»

«Non credo che dimenticherò facilmente il termine Poputchik: […] questi tour virtuali sono aria pura! Non si sente assolutamente di essere davanti ad uno schermo»

«Un progetto davvero interessante, innovativo, curato e con uno sguardo attento. Un’idea originale e anche romantica»

Archivio di tutti i tour – Nov 2020 / Mag 2021

Novosibirsk, Russia

Avanguardia siberiana

Ore: 10.00 (Italia) / 11.00 (Minsk)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Il teatro Globus di Novosibirsk

Novosibirsk non è solo una tappa intermedia lungo la Transiberiana, ma il centro culturale più dirompente della Siberia e la terza città più popolosa di tutta la Federazione Russa. Fondata in mezzo alle steppe nel 1893, la città vanta architetture avanguardiste sovietiche dalle forme spaziali, moltissimi teatri, musei, parchi innevati e eleganti palazzi di inizio Novecento, così come case in legno siberiane. Non ci crederete, ma si integrano perfettamente – con le loro nalichniki, le cornici alle finestre intagliate con maestria – nella planimetria urbana della città. Viene da chiedersi che freddo faccia lì dentro d’inverno, ma volete mettere guardare la neve da una cornice colorata che sembra di pizzo?

La nostra guida: Alëna

Alëna è un animo dolce, curioso e creativo. Ha studiato storia dell’arte e urbanistica a Novosibirsk, Mosca, Milano e ora sta scrivendo la tesi a Tyumen’, la prima città veramente siberiana oltre Ekaterinburg. Ogni estate scappa dalla zona urbana e viaggia per la Siberia. La sua passione più grande rimane l’architettura.

Esfahan, Iran

Proprio a metà del mondo

Ore: 9:30 (Italia) / 12:00 (Esfahan)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Tour a mezzogiorno

Se c’è un posto su questo pianeta dove sentirsi riconciliati con l’universo tutto, e dove ogni possibile polo dell’energia converge, questa è la meidān Naqsh-e jahān, la piazza “immagine del mondo” nel cuore di Esfahan. Su un’area sconfinata, tracciata nel 1598 dallo Scià Abbas, che rese Esfahan la sua capitale, sorgono la moschea dello Scià, coi suoi doppi minareti, lo straordinario palazzo di Ali Qapu, dove dalla straordinaria sala della musica delle condutture trasportavano le melodie in tutte le stanze dei palazzi, e infine la moschea dello sceicco Loṭfallāh, meno appariscente dall’esterno, ma che nasconde una vera magia all’interno. A mezzogiorno e trenta circa, il minuscolo pavone situato proprio nel punto più alto della cupola viene colpito da un raggio di sole che si riverbera sulle decorazioni dorate della cupola, disegnandogli una lunga e meravigliosa coda.

La voce di Reza, architetto e guida autorizzata, vi cullerà di fronte a questi capolavori straordinari della scienza e dell’arte. Vi sentirete piccoli, minuscoli, ma pieni di gioia.

*nota: il palazzo di Ali Qapu al momento è aperto, ma non possiamo prevedere che ulteriori restrizioni covid non lo chiudano il 7/3. Inoltre, la connessione in Iran è ancora limitata e la qualità del video non sarà alta come in altri tour. Vi chiediamo di essere comprensivi e apprezzare la straordinarietà di questo incontro in diretta.

La nostra guida: Reza

Reza è una persona di una dolcezza, finezza, cultura, profondità e musicalità impressionanti. Si è laureato e ha conseguito un PhD in architettura al Politecnico di Milano, città dove ha vissuto per 25 anni. Da alcuni anni è tornato a Mashhad, sua città natale, dove gestisce uno studio di architettura. Anche se è un architetto eccellente, come guida ufficiale è irresistibile e lo sa bene. Ogni volta che può, scappa dall’ufficio e accompagna i viaggiatori italiani in lunghe avventure su e giù per l’Iran.

Samarcanda, Uzbekistan

Shah-i-Zinda, il «re vivente»

Ore: 13.30 (Italia) / 16.30 (Samarcanda)

Durata: 2h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Descrizione tour
A Samarcanda c’è molto più del Registan. Shah-i-Zinda, «il re vivente», è una necropoli, ma anche un labirinto di maioliche da cui non vorrete più uscire. Tutto intorno alle sue facciate dalle infinite tonalità di azzurro sorge un vero e proprio cimitero sulla collina di Afrosiab, il più antico nucleo abitato della Samarcanda antica: quella che Alessandro Magno definì la più bella città sulla faccia della terra, prima di raderla al suolo. A Shah-i-Zinda invece vivono ancora giovani fanciulle strappate alla vita prematuramente, madri di gloriosi condottieri, nobili principesse e discendenti del leggendario Tamerlano, che in Asia Centrale chiamano Timur. Ognuno di questi personaggi abita mausolei decorati dai migliori artigiani dell’Asia Centrale, della Persia o del Caucaso. Tra le maioliche e i mosaici si nascondono in realtà finissime iscrizioni: Babi ce le tradurrà, e vi lasceranno senza fiato.

La nostra guida: Babi

Babi vive a Tashkent, ma è nata e cresciuta a Samarcanda da una famiglia di origine persiana. Parla cinque lingue, si è laureata in Linguistica e ha lavorato come guida in città per diversi anni. Oltre ad essere una persona sagace e brillante, è Miss Samarkand 2018 e sta lanciando il suo primo shop online di artigianato uzbeco.

San Pietroburgo, Russia

Lungo il canale Griboedov ghiacciato

Ore: 14.00 (Italia) / 16.00 (San Pietroburgo)

Durata: 2h

Lingua: italiano

In questo Poputchik scivoleremo lungo le rive del Canale Griboedov, che attraversa tutto il centro storico della città e descrivendo una grande ansa.

Le sue atmosfere cupe e romantiche erano amate dai pittori del movimento di fine Ottocento Mir Iskusstva (Il Mondo dell’arte) e da molti scrittori. Passeremo dalla chiassosa e caotica piazza Sennaja, la piazza del fieno una volta il ventre della Pietroburgo settecentesca, alla magica chiesa di San Nicola dei Marinai, tutta bianca e blu e circondata per tre lati solo da canali. Seguendo il canale Griboedov si passa dal centro storico al quartiere di Kolomna, dove a fine Ottocento finiva la città e iniziava la campagna. Un quartiere mistico, anzi maligno, dove fu dipinto il funesto ritratto di Gogol’ e dove scappò il naso di uno dei protagonisti dei racconti. Scopriremo insieme gli indirizzi precisi dei personaggi dei Delitto e castigo e, contando i passi come il Raskolnikov di Dostoevskij, attraverseremo i molti ponti del canale, tutti diversi. Da quelli strettissimi e sospesi, a quelli sorvegliati da splendidi leoni in pietra.

Concluderemo il tour al tramonto, fermandoci in un caffè straordinario, ricavato dentro un vecchio cinema.

La nostra guida: Vera

Vera è una storica dell’arte e guida autorizzata e certificata a San Pietroburgo. È nata a Leningrado nel 1985 ed è un’ex dipendente dell’Ermitage e prof. universitaria di storia dell’arte. Gestisce un blog dedicato alla Pietroburgo insolita e segreta.

Mosca, Russia

VDNKh, l’Expo sovietica

Ore: 10.00 (Italia) / 12.00 (Mosca)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Il padiglione del Kirghizistan

Era l’1 agosto 1939 quando Molotov tagliò il nastro della prima Expo sovietica dell’agricoltura. Se foste nat3 in Unione Sovietica, probabilmente non avreste desiderato altro che andare a Mosca a visitare VDNKh, per imparare qualcosa sui bachi da seta, sull’orticoltura e sgranare gli occhi davanti ai prodigi della meccanizzazione. VDNKh è un parco dove i padiglioni – esempi straordinari di architettura staliniana declinata nello stile di repubbliche e regioni dell’URSS – sono ancora in piedi e visitabili, come in un vero salto nel tempo. Con Nadya passeggeremo tra lampioni a forma di spighe di grano, fontane d’oro, statue di acciaio e motivi nomadi kirghisi; visiteremo il padiglione dell’Armenia, quello della Carelia (tutto scolpito in legno!), quello dell’Uzbekistan e della Bielorussia, sorvegliati dal razzo sparato verso l’infinito del museo della Cosmonautica, dalla statua di Lenin all’ingresso e da “L’operaio e la kolchoziana” di Vera Muchina, famosissima statua creata apposta per l’Expo di Parigi e poi portata al VDNKh.

Ho abitato a due passi da VDNKh quando vivevo a Mosca e per me è un luogo straordinario, una vera immersione a 360° in un’epoca ben precisa (quella staliniana) e il suo culto.

La nostra guida: Nadya

Nadya è molto dolce e vive intorno alla grande capitale russa. Ha studiato italiano alla facoltà per interpreti e traduttori, ma l’Italia l’ha anche girata in lungo e in largo e, ovviamente, la adora. Di lavoro insegna lingue, ma è una guida autorizzata a Mosca e San Pietroburgo. Di sé dice: «amo Mosca e faccio innamorare di questa città!»

Tbilisi, Georgia

La città vecchia

Ore: 13.30 (Italia) / 16.30 (Tbilisi)

Durata: 2h

Lingua: italiano

La città vecchia di Tbilisi è il luogo dove ogni viaggiatorə impazzisce d’amore per il Caucaso. Viuzze storte con palazzi a cui si aggrappano le viti, facciate un tempo splendenti oggi sconquassate dai terremoti e tutti quei balconi di legno finemente intagliati, oggi marchio distintivo dello stile della città. Dal quartiere delle terme, Abanotubani, dove l’aria sa di zolfo e una cascata scroscia nascosta in un piccolo canyon (sì, siamo nel pieno centro di una capitale!), saliremo fino alla fortezza diroccata Narikala, fondata nel VI secolo, da cui si gode di uno dei migliori panorami sulla città. Le tappe intermedie saranno una vera sorpresa. Bagni termali con splendide facciate in stile persiano, una moschea dove sciiti e sunniti pregano insieme e dalle cui vetrate si vede la cattedrale della città, la sinagoga centrale. A conferma di quanto la Georgia sia sempre stata, nei secoli e oggi, un importantissimo centro di scambi e di incontri lungo la Via della Seta. Andiamo?

La nostra guida: Anna

Anna ha 27 anni ed è originaria della regione montuosa del Tianeti, ma dai tempi dell’università vive a Tbilisi. Da cinque anni lavora come guida in Georgia per clienti italiani (tra cui i nostri viaggi Pain de Route & Soviet Tours). È uno spirito libero, indipendente e socievole: le piace viaggiare (in Italia, ma non solo), stare tra amici (è una vera georgiana!) e raccontare la sua Sakartvelo agli italiani in visita.

Tashkent, Uzbekistan

Il Chorsu bazaar

Ore: 11.00 (CET) / 15.00 (Tashkent)

Durata: 1.30h

Lingua: italiano

L’edificio centrale del Chorsu Bazaar

Su una cosa non ho dubbi: il Chorsu è il mercato più bello, vivo, surreale e architettonicamente interessante di tutta l’Asia Centrale. Noto con il nome attuale persiano fin dal medioevo e ricostruito nel 1980 con una forma che ricorda un’astronave, oggi è il simbolo della città. Nel bazaar è facile perdersi, ma non se siete di Tashkent: fin da piccoli, è qui che vi portano per fare incetta di generi alimentari, pane, stoffe, vestiti, piccoli elettrodomestici o dollari al mercato nero. Il padiglione centrale, circondato da altri satelliti più piccoli, è struttura modernista decorata con motivi persiani. Con Sara e Ilyos esploreremo i diversi settori di questo labirinto: verdure, distese di bianchissimo kurut, le palline di ricotta salata essiccate, file di forni d’argilla dentro cui si appiccica il non, il pane centroasiatico. E ancora piramidi di albicocche essiccate ripiene di noci e stolovye dove sorseggiare un tè bollente o addentare uno shashlyk alla brace sotto una cupola decorata a stucco. Mangiate cipolla cruda la sera prima, preparate i borsoni e il fazzoletto in testa: si va al bazaar!

Le nostre guide: Sara e Ilyos

Sara ha venticinque anni e viene da Brescia. Al momento vive a Tashkent, dove lavora come cooperante e nel frattempo dimentica il russo che ha imparato all’università visto che tutti parlano sempre più o inglese o uzbeco. Nel tempo libero piange la morte del lago d’Aral, studia nuove lingue straniere e viaggia per l’Uzbekistan, possibilmente in treno. Ilyos è uzbeco e ha ventisei anni. Dopo aver vissuto in India per oltre sette anni, è tornato a Tashkent, dove lavora come graphic designer freelance. Quando non lavora fa il volontario per una ONG che supporta i diritti delle donne e studia l’italiano. È appassionato di motociclette e il suo sogno è viaggiare da Tashkent a Roma in moto.

Tashkent, Uzbekistan

Workshop. I tukhum barak

Ore: 11.00 (CET) / 15.00 (Tashkent)

Lingua: italiano

Forse conoscerete i manty, ravioli quadrati pan-turchi ripieni di carne e cipolle, che mettono alla prova anche gli stomaci più allenati. Nella regione di Khorezm, una striscia sottile punteggiata di oasi che costeggia il deserto del Turkmenistan, i ravioli li fanno in un’altra maniera, peraltro semplicissima. Si chiamano tukhum barak, che in uzbeco si traduce semplicemente con “(ravioli di) uovo bollito” e sono ripieni di uovo, che poi si cuoce assieme alla pasta. Sara e Ilyos conoscono molto bene il Khorezm, la regione della città carovaniera Khiva, e assicurano che il risultato sarà da leccarsi i baffi. Non c’è che da salire sul treno, rigorosamente in terza classe, e aspettare di scendere a Khiva per iniziare a mettere le mani in pasta.

Le nostre guide: Sara e Ilyos

Sara ha venticinque anni e viene da Brescia. Al momento vive a Tashkent, dove lavora come cooperante e nel frattempo dimentica il russo che ha imparato all’università visto che tutti parlano sempre più o inglese o uzbeko. Nel tempo libero piange la morte del lago d’Aral, studia nuove lingue straniere e viaggia per l’Uzbekistan, possibilmente in treno. Ilyos è uzbeco ed ha ventisei anni. Dopo aver vissuto in India per oltre sette anni, è tornato a Tashkent, dove lavora come graphic designer freelance. Quando non lavora fa il volontario per una ONG che supporta i diritti delle donne e studia l’italiano. È appassionato di motociclette e il suo sogno è viaggiare da Tashkent a Roma in moto.

San Pietroburgo, Russia

Storia di una strada. Via Millionnaya

Ore: 11.00 (CET) / 13.00 (San Pietroburgo)

Durata: 1.30h

Lingua: italiano

La punta della Cattedrale sul sangue versato vista dalla Fortezza di Pietro e Paolo

Replica di sabato mattina del tour più richiesto di dicembre, non fartela scappare!

In questo Poputchik ascolteremo l’incredibile storia della fondazione e fioritura della città raccontata da Vera, guida professionista, passeggiando lungo un’unica strada: la ulitsa Millionnaya, che connette il Campo di Marte e il Giardino d’Estate con la celeberrima Piazza del Palazzo. Una sola via del centro srotola più di trecento anni di storia, grazie a splendidi palazzi nobiliari riconvertiti a kommunalki per il proletariato (in pieno centro!) dopo la Rivoluzione d’Ottobre, caserme imperiali bombardate durante l’assedio di Leningrado e poi trasformate in lussuosi hotel, antiche farmacie, edifici un tempo occupati da osterie tedesche… E, ovviamente, tutti gli edifici che compongono il complesso principale dell’Ermitage: a partire dal Palazzo di Pietro il Grande, ora nascosto sotto il Teatro dell’Ermitage, e a finire con il celebre Palazzo d’Inverno. Tra questi, c’è anche il Nuovo Ermitage – il primo edificio in Russia costruito espressamente perché diventasse un museo. Le dieci grandiose statue degli Atlanti del suo porticato sono state scolpite su prototipo di quelle del tempio di Zeus Olimpio ad Agrigento e celebrate dalla cultura popolare, fino a diventare uno dei simboli di San Pietroburgo.

La nostra guida: Vera

Vera è una storica dell’arte e guida autorizzata e certificata a San Pietroburgo. È nata a Leningrado nel 1985 ed è un’ex dipendente dell’Ermitage e prof. universitaria di storia dell’arte. Gestisce un blog dedicato alla Pietroburgo insolita e segreta.

Erevan, Armenia

La «sinfonia di pietra»

Ore: 10.00 (Italia) / 13.00 (Erevan)

Durata: 2.30h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Descrizione tour
Il visionario architetto Tamanian, nel 1924, dopo aver gettato le basi di altre città armene minori, fu incaricato di costruire una capitale moderna per la neonata repubblica sovietica di Armenia. La pensò tutta in tufo rosato, tipico di quegli altopiani aridi ai piedi dell’Ararat. Il Kentron lo circondò di un anello di giardini, le decorazioni sulle facciate le fece ricche di archi, incisioni, colonne binate recuperate dalla tradizione medievale armena: inventò lo stile neo-armeno. Erevan doveva essere abitabile da 150.000 persone e invece oggi ne ospita oltre un milione. Accecante, irreale, solenne, a volte distopica, ma – se si sa cercare bene – anche estremamente varia. Shushan e Nuné ci porteranno dai colli appena fuori dal centro ai punti nevralgici della città, dall’antica moschea persiana e un supermercato sovietico, a un vecchio cinema scampato alla demolizione e una cascata di pietra.

Seguirà spazio per le domande più ampio del solito (1h). Ci sarà tempo per collegare i luoghi in città con gli ultimi tragici sviluppi del conflitto in Nagorno Karabakh, che ha coinvolto letteralmente ogni persona in Armenia e Azerbaigian. È un argomento estremamente delicato perché le ferite sono ancora tutte aperte, ma l’indifferenza dei paesi occidentali è straziante e non si può far altro che parlarne.

Le nostre guide: Shushan e Nuné

Shushan è una persona dalla sensibilità umana e artistica straordinaria. Proviene da una famiglia di informatici. Durante l’università ha lavorato come guida a Erevan e Tbilisi, mentre oggi coordina progetti per la più grande accademia armena di programmazione. È stata una dei 24 giovani fotografi selezionati per #bridgingstories 2017, progetto di riavvicinamento tra Armenia e Turchia. Quando parla dei «suoi» bambini del Nagorno Karabakh, oggi rifugiati in Armenia, le brillano gli occhi. Originaria di Gyumri, Nuné è dolce, comprensiva e sempre entusiasta. Come Shushan, ha studiato negli Stati Uniti e oggi lavora a Erevan con i bambini rifugiati, in ambito educativo, cercando di dar loro l’istruzione e le opportunità di cui la guerra li ha privati.

Mashhad, Iran

La città-santuario nel capodanno persiano

Ore: 9.30 (Italia) / 12.00 (Mashhad) [orario variabile]

Durata: 2h

Lingua: italiano

La nostra guida: Reza

Descrizione tour
Mashhad, non lontana dal deserto del Turkmenistan e dall’Afghanistan, è una città enorme, la più grande in Iran dopo Tehran e capoluogo del Razavi Khorasan. Non aveva certo 3,3 milioni di abitanti quando nell’818 vi morì l’Imam Reza, l’ottavo dei dodici imam sciiti – nonché l’unico a morire sul suolo dell’odierno Iran. È per questo che milioni e milioni di pellegrini ogni anno raggiungono Mashhad, la città santuario (mashhad significa proprio questo). La tomba dell’Imam Reza, secolo dopo secolo, è stata circondata da un enorme complesso di moschee, cortili e altri importanti santuari rivestiti di maioliche così belle da togliere il fiato. Sono passati oltre milleduecento anni dalla sua morte, eppure vedere le persone piangere sulla tomba dell’Imam è normale e commovente. Tutto il complesso è nel pieno centro della città e ovviamente circondato dal bazaar, che visiteremo.
Nowrūz, il capodanno persiano
Il ventun marzo in Iran è un momento speciale: sarà il primo giorno dopo il Nowrūz, il capodanno persiano, che coincide con l’equinozio di primavera, e Mashhad sarà in festa. Il tour sarà soprattutto culturale: avremo la possibilità di fare a Reza ogni domanda su questa festività, sulla sua città e sulla cultura persiana, sapendo di avere di fronte a noi una persona del posto, ma che ha vissuto per venticinque anni in Italia.
Disclaimer importanti
Su questo tour è importante specificare tre cose: la prima è che la connessione internet in Iran è ancora limitata e la qualità video non sarà alta come per tour in altri Paesi. La seconda è che non è detto, vista la folla e le restrizioni covid, che riusciremo ad entrare in tutti i cortili fino a vedere la tomba dell’Imam. La terza è che si tratta di un tour a scopo culturale e turistico: Pain de Route si dissocia completamente da ogni supporto di tipo politico alla Repubblica islamica dell’Iran. Vi garantisco che con Reza, a prescindere da cosa riusciremo a fare e vedere data l’eccezionalità del momento, sarà in ogni caso un’esperienza profonda e arricchente.

Reza è una persona di una dolcezza, finezza, cultura, profondità e musicalità impressionanti. Si è laureato e ha conseguito un PhD in architettura al Politecnico di Milano, città dove ha vissuto a lungo. Da alcuni anni è tornato a Mashhad, sua città natale, dove gestisce uno studio di architettura. Anche se è un architetto eccellente, come guida ufficiale è irresistibile e lo sa bene. Ogni volta che può, scappa dall’ufficio e accompagna i viaggiatori italiani in lunghe avventure su e giù per l’Iran.

Mosca, Russia

Tutti i vicoli di Kitai-Gorod

Ore: 10.00 (Italia) / 12.00 (Mosca)

Durata: 2h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Nessuno sa di preciso l’etimologia del nome di una delle più antiche aree di Mosca, Kitai-gorod. La città Catai, cioè «città cinese», non ha proprio nulla a che vedere con una chinatown. Sorta a fianco del Cremlino, ben presto fu fortificata da bianche mura lungo la Moscova, protetta da fossati, e popolata in tutti i suoi vicoli e cortili da centinaia di bottegucce, catapecchie, taverne, case di commercianti e artigiani, ma le cronache ci dicono che era anche infestata di ladri. Centro delle proteste del 2012, a svicolare nei suoi cortili nascosti si fa ancora un salto indietro di parecchi secoli. Con Irina, storica, polonista e moscovita doc, andremo alla scoperta di templi e chiese variopinte, librerie nascoste, monasteri fortificati e locali hipster. Perdermi per i cortili comunicanti del quartiere era una delle mie attività preferite quando vivevo a Mosca, e ogni volta non mi capacitavo di quanta atmosfera (non ancora gentrificata) ci fosse a così poca distanza dalla piazza Rossa.

Se pensate che Mosca sia solo una città sovradimensionata, mondana, caotica e respingente, venite a Kitai-gorod con noi per ricredervi.

Modera: Silvia e/o Eleonora

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici. Silvia è un’amica sagace, brillante e ironica. Laureata in russo, che parla fluentemente, ha lavorato nell’esotica Cheboksary, in Ciuvascia, e a Mosca. In Russia ha messo radici e vissuto avventure straordinarie. A Silvia devo molto, tra cui l’avermi iniziata alla marmellata di pigne (sì, esiste ed è strepitosa).

La nostra guida: Irina

Irina è nata a Mosca nel 1991 e ci ha passato ogni momento della sua vita, tranne quando si è trasferita in Polonia per la magistrale. In Russia è una rarità: si è specializzata in storia e letteratura polacca. Oggi lavora come insegnante, interprete e traduttrice dal polacco. Va matta per i libri per bambini (quelli fatti bene) e adora tradurli. È una fan dell’architettura sovietica – specialmente il costruttivismo e l’avanguardia – e ovviamente di Mosca, che da sempre mostra agli amici stranieri in tutti suoi angoli più autentici e vissuti.

Kiev, Ucraina

Fare una rivoluzione

Ore: 10.00 (Italia) / 11.00 (Kiev)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Nota bene: il tour sarà in italiano, ma alcuni interventi potrebbero essere in inglese. Verrà sempre fornita una traduzione sommaria, ma è consigliata una buona comprensione dell’inglese.

Il weekend, lo storico viale Khreshchatyk diventa pedonale e gli ucraini ballano l’hip hop tra chioschi e baretti alla moda. Distrutto completamente durante la Seconda guerra mondiale, la sua ricostruzione è un esempio magistrale di architettura staliniana, con le sue proporzioni esagerate, archi tra finestre luminose e gelide d’inverno, pinnacoli e bassorilievi che celebravano l’allegrezza del vivere sovietico. Dal mercato Bessarabka, costruito a inizio Novecento da un architetto polacco che aveva ereditato uno zuccherificio, cammineremo attraverso la storia e l’architettura del pieno centro di Kiev fino alla celebre piazza Maidan, teatro dei fatti che hanno cambiato per sempre l’Ucraina contemporanea. Sui racconti di Claudia e dei suoi amici, che hanno vissuto Euromaidan e la rivoluzione del 2014, raggiungeremo lo spettacolare Arco della diversità, affacciato sulle isole verdi del fiume Dnipro.

Modera: Silvia e/o Eleonora

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici. Silvia è un’amica sagace, brillante e ironica. Laureata in russo, che parla fluentemente, ha lavorato nell’esotica Cheboksary, in Ciuvascia, e a Mosca. In Russia ha messo radici e vissuto avventure straordinarie. A Silvia devo molto, tra cui l’avermi iniziata alla marmellata di pigne (sì, esiste ed è strepitosa).

La nostra guida: Claudia

Claudia è nata lo stesso giorno di Gorbačëv, proprio nell’anno della catastrofe di Chernobyl. Da quella congiunzione astrale è scaturita la sua passione per le contraddizioni, il brutalismo e in generale per l’Est. Slavista, giornalista e direttrice editoriale di EastJournal, dopo aver vissuto alle foci del Volga, tra le molte etnie che abitano intorno al Mar Caspio, è approdata a Kiev, dove vive e lavora da alcuni anni.

Gyumri, Armenia

Il fiore degli altopiani

Ore: 10.00 (Italia) / 12.00 (Gyumri)

Durata: 2h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Descrizione tour

Poche persone si fermano a Gyumri, e quelle che lo fanno rimangono colpite dalle sue eleganti architetture in pietra, neoclassiche o art nouveau: porte in legno splendidamente lavorate, facciate scolpite in basalto, granito, travertino o tufo rosso alternati. Città che ha cambiato molti nomi nella storia (Kumayri, Aleksandropol’ e persino Leninakan, fino al 1990), avamposto russo sulle spianate brulle dell’Armenia del Nord, la città era un centro culturale di primo piano amato dagli artisti, come testimoniano le sue molte case museo. Nel 1988, il terremoto di Spitak devastò la città con una violenza impressionante, lasciando migliaia di vittime (alcune stime dicono fino a 50,000). Da allora Gyumri ha iniziato una lenta rinascita sociale ed economica, anche grazie ai molti progetti umanitari arrivati in soccorso della popolazione, in cui l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale. Nel nostro tour esploreremo gli splendidi edifici storici del centro, che non hanno mai ceduto alle scosse, da antiche birrerie a solenni cattedrali, fino a qualche gioiello architettonico sovietico che vi coglierà di sorpresa.

Un tour insolito, che vi farà venir voglia di saltare sul primo volo per l’Armenia. Le guide tengono particolarmente allo spazio dedicato alle domande. Anche se è un fatto estremamente recente e doloroso, Nuné e Shushan parleranno del conflitto del Nagorno-Karabakh, riesploso a settembre e ottobre 2020, che ha sconvolto le vite di ogni singola persona in Armenia e Azerbaigian.

Le nostre guide: Shushan e Nuné

Shushan è una persona dalla sensibilità umana e artistica straordinaria. Proviene da una famiglia di informatici. Durante l’università ha lavorato come guida a Erevan e Tbilisi, mentre oggi coordina progetti per la più grande accademia armena di programmazione. È stata una dei 24 giovani fotografi selezionati per #bridgingstories 2017, progetto di riavvicinamento tra Armenia e Turchia. Quando parla dei «suoi» bambini del Nagorno Karabakh, oggi rifugiati in Armenia, le brillano gli occhi. Originaria di Gyumri, Nuné è dolce, comprensiva e sempre entusiasta. Come Shushan, ha studiato negli Stati Uniti e oggi lavora a Erevan con i bambini rifugiati, in ambito educativo, cercando di dar loro l’istruzione e le opportunità di cui la guerra li ha privati.

Cheboksary, Ciuvascia, Russia

Una perla sulle rive del Volga

Ore: 15.00 (Italia) / 16.00 (Cheboksary)

Durata: 2h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Descrizione tour
Come una piccola perla nascosta, lontana dalle strade più battute della Russia, si trova la capitale della Repubblica Ciuvascia: Cheboksary. È molto probabile che non abbiate mai sentito parlare né di Ciuvascia o dei ciuvasci, né tantomeno del suo più importante centro, Cheboksary – una città con un nome che, a orecchio, verrebbe da collocare ovunque meno che in Russia. Eppure la soleggiata Ciuvascia, epiteto di cui gli abitanti vanno molto fieri, è una terra accogliente e generosa: ha morbidi orizzonti di colline, sterminate foreste di pini e betulle, inesauribili fonti d’acqua e persino una lingua tutta sua. Cheboksary, pur essendo una delle molte città di provincia da cui i giovani emigrano, rimane se non altro una tappa intermedia per chi viene dalla campagna ciuvascia: per questo motivo la popolazione cresce di qualche migliaio ogni anno e ad oggi si aggira intorno al mezzo milione. È una città in cui non è raro sentire per le strade le persone parlare in una strana lingua, per nulla simile al russo e che sembra quasi avere una cadenza abruzzese (ma è in realtà una lingua turca); una città in cui le insegne, le fermate degli autobus, i cartelli turistici sono sempre scritti in doppia lingua – ciuvascio e russo, per l’appunto. Accompagnati da Aleksandra, autentica autoctona ciuvascia, avremo modo di vedere da vicino panorami di fiume e foresta, antiche chiese e palazzi “traslocati” (nessuno spoiler!), la grande Madre Ciuvascia che protegge la città e la storia di questo popolo unico, assolutamente europeo, ma dagli occhi a mandorla. Come direbbe un cartello ciuvascio: кайрӑмӑр! – поехали! Traslitterato: kajramar! – poekhali! Il primo termine in ciuvascio ed il secondo in russo significano: partiamo!

Modera: Silvia

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici e questo tour è interamente creato e curato da Silvia. Che è un’amica sagace, brillante e ironica. Laureata in russo, che parla fluentemente, ha lavorato nell’esotica Cheboksary, in Ciuvascia, e a Mosca. In Russia ha messo radici e vissuto avventure straordinarie. A Silvia devo molto, tra cui l’avermi iniziata alla marmellata di pigne (sì, esiste ed è strepitosa).

La nostra guida: Aleksandra

Aleksandra è nata qualche anno dopo la dissoluzione dell’URSS ma in Ciuvascia i cambiamenti arrivano con calma: sul suo certificato di nascita c’è ancora scritto CCCP. Insegna e si è specializzata nell’insegnamento del russo come lingua straniera all’università di Nizhny Novgorod. Nella sua testa c’è un dettagliatissimo catalogo multimediale di tutta la musica pop russa prodotta dagli anni ‘90 ad oggi. Un po’ come tutti i veri ciuvasci, ha un animo hobbit e uno nanico: hobbit perché ama bere tè nero e prendersi cura dell’orto nell’accogliente, graziosissima casetta del villaggio dei suoi nonni; nanico perché adora gli shashlyk (carne alla brace) e perché è esattamente la persona che vi porterà in un’avventura inaspettata.

Beirut, Libano

Ore: 10.00 (Italia) / 11.00 (Beirut)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Descrizione tour
Beirut “mille volte morta, mille volte resuscitata” è l’esempio paradigmatico del carattere libanese. Capitale di uno stato grande quanto l’Abruzzo abitato da 4.5 milioni di persone, appartenenti a decine di confessioni religiose diverse, è indiscussa protagonista di ogni crisi, da cui finora è sempre uscita ammaccata ma a testa alta. Il paese dei cedri, a lungo conosciuto come la Svizzera del Medio Oriente, sta attraversando anni turbolenti: dopo la guerra civile, l’occupazione israeliana prima e siriana poi, oggi naviga in una profonda crisi politica, con un’inflazione fuori controllo e dovendo affrontare anche le conseguenze devastanti dell’esplosione al porto del 4 agosto 2020. Ma come si è arrivati fin qui? Un ottimo spaccato degli avvenimenti degli ultimi 20 anni, dalla poco trasparente gestione della ricostruzione alla negligenza politica e alla difficile convivenza multiconfessionale, è visibile nel quartiere di Downtown, che va da Zeituna Bay alla piazza dei Martiri. Partendo dall’hotel Hilton, vicino a cui si trova un iconico edificio di Zaha Hadid, proseguendo attraverso i Beirut Souks fino a piazza dei Martiri, che porta ancora i segni della guerra civile e che è famosa per il suo ruolo politico nella rivoluzione di ottobre 2019, ripercorreremo la storia degli ultimi 30 anni del Libano, fino a vedere gli inconfondibili segni del presente e dell’esplosione della scorsa estate lungo la Gouraud, una strada storica affollata di negozietti, con le tipiche facciate beirutine.
Teresa è una cooperante e il tour sarà focalizzato su temi sociali e sulla storia recente del Libano, spiegata attraverso alcuni dei luoghi iconici della sua capitale.

Modera: Rebecca

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici. Questo tour sarà moderato da Rebecca, amica saggia, dalle mille risorse e con sempre la battuta pronta. Rebecca è specializzata in Middle Eastern Studies. Ha vissuto a Betlemme, Amman e Istanbul e parla fluentemente cinque lingue, tra cui arabo e turco.

La nostra guida: Teresa

Teresa è una persona estremamente brillante. È nata a Milano in una famiglia italotedesca e ha vissuto letteralmente dovunque nel mondo: prima per seguire i genitori, poi per l’università e ora per il lavoro di cooperante. Ha una laurea in giurisprudenza ma ama la libertà e gli imprevisti. Dopo una missione in Bangladesh, è finita in Libano, dove si è ricongiunta ai suoi amati paesi arabofoni, alla cultura araba e alla geopolitica mediterranea. Di sé dice: «ogni tanto faccio pure cose divertenti!».

Beirut, Libano

La Green Line e i segni della guerra civile

Ore: 15.00 (Italia) / 16.00 (Beirut)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Descrizione tour
Questa camminata segue un percorso che durante la guerra civile libanese sarebbe stato impossibile fare. Per 15 anni, Beirut è stata una città divisa – cristiana ad est, musulmana ad ovest. C’erano poche possibilità di passare da una parte all’altra, e quasi tutti controllati dai cecchini. Percorrendo la storia della guerra, scopriremo la storia di Beirut, e i suoi mille strati di città mille volte morta e mille volte resuscitata, come una fenice – da 100 anni fa ai giorni odierni, da piazza dei martiri a Beit Beirut.
Il passato e la guerra sono onnipresenti e il Libano è un paese nostalgico, quindi ci saranno anche racconti di luoghi che non esistono più se non nella memoria dei cittadini – e forse nella vostra.

Modera: Rebecca

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici. Questo tour sarà moderato da Rebecca, amica saggia, dalle mille risorse e con sempre la battuta pronta. Rebecca è specializzata in Middle Eastern Studies. Ha vissuto a Betlemme, Amman e Istanbul e parla fluentemente cinque lingue, tra cui arabo e turco.

La nostra guida: Teresa

Teresa è una persona estremamente brillante. È nata a Milano in una famiglia italotedesca e ha vissuto letteralmente dovunque nel mondo: prima per seguire i genitori, poi per l’università e ora per il lavoro di cooperante. Ha una laurea in giurisprudenza ma ama la libertà e gli imprevisti. Dopo una missione in Bangladesh, è finita in Libano, dove si è ricongiunta ai suoi amati paesi arabofoni, alla cultura araba e alla geopolitica mediterranea. Di sé dice: «ogni tanto faccio pure cose divertenti!».

Minsk, Bielorussia

Rinascita di una città

Ore: 10.00 (Italia) / 12.00 (Minsk)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Poche città furono danneggiate quanto Minsk durante la Seconda guerra mondiale. Si stima che almeno l’80% degli edifici fu distrutto e la popolazione decimata. A differenza di altre città in Paesi vicini, Minsk non fu ricostruita per com’era, ma divenne un laboratorio a cielo aperto di città ideale – ideale perlomeno secondo lo stile staliniano, sovradimensionato e solenne, di fronte a cui farsi prendere dalla soggezione. Il tour si terrà di sabato, perché da agosto 2020 a questa parte è diventato pericoloso uscire di casa di domenica – gli arresti per via delle proteste contro Lukashenko sono all’ordine del giorno. Polina non ha paura e ha accettato con entusiasmo di passeggiare per noi a Minsk, a partire dal piccolo centro storico sopravvissuto alla distruzione, oggi ripopolato da bar e locali ma dove l’atmosfera è quasi da shtetl ebraico, fino agli spaventosi edifici e spazi aperti lasciati da Stalin alla città. Un piccolo assaggio della storia lunga e travagliata della capitale bielorussa, che oggi si è svegliata e vuole tornare libera. Visto il tema di grande attualità, Polina sarà felice di rispondere a ogni domanda e raccontare la sua esperienza dei lunghi e intensi mesi di proteste che stanno cambiando la Bielorussia.

La nostra guida: Polina

Polina è una donna coraggiosa e affettuosa. È nata e ha sempre abitato a Minsk. È laureata in pedagogia, ma è anche guida autorizzata e certificata in Bielorussia. Studia italiano dal 2016, dopo che con un viaggio in Sardegna si è innamorata della nostra cultura. La sua missione oggi è far conoscere la Bielorussia, la sua storia e le sue aspirazioni al turismo italiano.

Sarajevo, Bosnia Erzegovina

I quartieri di Sarajevo visti dal fiume Miljacka

Ore: 10.00 (Italia) / 10.00 (Sarajevo)

Durata: 2h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Sarajevo è una città complessa, impossibile da spezzettare in blocchi e riassumere in un’ora. La conosciamo per uno degli assedi più terribili della storia, ma Sarajevo è oltre anche anche a questo. Sono passati quasi trent’anni dalla guerra e nel frattempo, con o senza aiuti, la gente è andata avanti, continuando a creare cose straordinarie, senza stancarsi di faticare per ricominciare da capo. Da quando è stata fondata, la città non ha mai smesso di essere una miscela rara di culture e religioni. Il nostro tour con Hidajeta ci porterà dalla biblioteca e municipio di Sarajevo, la Vijećnica, fino al cuore pulsante della Baščaršija, oggi centro storico carico di fascino, dove in una sola strada sorgono i luoghi di culto di quattro diverse fedi. Solo la storia della Vijećnica vi sorprenderà. Simbolo odiato del potere asburgico, costruita in un bizzarro stile neo-moresco che non piacque a nessuno, fu incendiata novantotto anni dopo, durante l’assedio. Circa il 90% dei suoi libri andò distrutto: nella notte del 25 agosto 1992, le pagine annerite dal fumo volavano per tutta la città. Nel 2014 è stata ricostruita e oggi è uno degli edifici più famosi di Sarajevo.

La nostra guida: Hidajeta

Hidajeta è la compagnia perfetta di ogni serata balcanica come si deve: è un’esplosione di energia, ironia, intelligenza e simpatia. È nata nel 1994 e vive tutt’ora a Sarajevo, dove lavora come guida turistica per un’agenzia che ha a cuore l’incontro e la valorizzazione della multiculturalità in Bosnia Erzegovina.

Almaty, Kazakistan

Ai piedi delle montagne

Ore: 10.00 (Italia) / 14.00 (Almaty)

Durata: 2h

Lingua: inglese

Nota bene: per partecipare, è richiesta una buona capacità di comunicazione e comprensione orale dell’inglese

Descrizione tour
La capitale ex capitale del Kazakistan è una città romantica e affascinante, piena di parchi, luoghi di cultura, mercati pieni di profumi e gioielli architettonici dell’Impero russo e del periodo sovietico. In nessuna città più che ad Almaty avrete la sensazione di essere contemporaneamente in Asia Centrale, dove gli uomini indossano lo zuccotto tradizionale e corrono a cavallo come pochi altri popoli al mondo, ma anche in Europa, tra strade pulite e viali alberati, architetture ordinate ed eleganti e una grossa percentuale di popolazione di etnia russa. In genere associamo il Kazakistan e più in generale l’Asia Centrale a deserti e steppe sconfinate, ma Almaty sorge proprio ai piedi di splendide montagne innevate d’inverno e di un verde brillante in primavera, punteggiate di laghi incantati. Tutto questo la rende una città unica in Asia Centrale, piacevole, vivibile e cosmopolita. La nostra guida Asemgul ci porterà attraverso il centro storico in un tour che è una vera e propria introduzione alla cultura kazaka, ai suoi simboli, miti e remote origini.

La nostra guida: Asemgul

Asemgul ha 28 anni e viene da una famiglia kazaka di Petropavlovsk, città a maggioranza russa nell’estremo nord del Kazakistan, ma da molti anni ormai vive ad Almaty, che conosce come le sue tasche. Di lavoro è cooperante per una ONG che si occupa di diffondere i valori UNESCO tra i giovani e le culture del Kazakistan. È un animo gentile, appassionata di nuoto e camminate, libri e, ovviamente, di viaggi.

San Pietroburgo, Russia

L’isola delle lepri

Ore: 10.00 (Italia) / 11.00 (San Pietroburgo)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Descrizione tour
Facciamo un tuffo nel Settecento con un tour all’interno della Fortezza dei santi Pietro e Paolo. Situata su una delle 42 isole pietroburghesi, l’isola delle Lepri, la fortezza è il primissimo nucleo storico di San Pietroburgo: proprio qua, 317 anni fa nacque la città e la futura capitale del grande impero.
Non c’è luogo migliore per apprezzare la natura marina e nata proprio sull’acqua di questo. La fortezza si trova dove la Neva si divide in due bracci ed è interamente circondata dall’acqua: una cittadella inespugnabile, ma anche una prigione politica (tra i suoi prigionieri c’erano stati gli scrittori Radiščev, Gor’kij e Dostoevskij).
Qui è situata la famosa Porta della Morte, l’imbarcadero dove i condannati alla pena capitale uscivano per prendere una barca che li portava nel loro ultimo viaggio. Sempre dallo stesso imbarcadero si aprono le vedute a mozzafiato sulla riva opposta del fiume con il complesso degli edifici dell’Ermitage. Cogliamo l’occasione di ammirarle tutte, ma anche di parlare del mutevole carattere della Neva, grazie alle numerose testimonianze delle più devastanti alluvioni nella storia della città.
Il cuore della fortezza e il punto più importante del nostro programma è la piazza circondata dagli edifici settecenteschi come la Zecca, la Casa della barca e ovviamente, la Cattedrale dei santi Pietro e Paolo – una delle più antiche chiese pietroburghesi e il luogo dove sono sepolti gli zar russi a partire da Pietro il Grande fino alla famiglia di Nicola II.
La sua altissima guglia dorata, sormontata dall’angelo portacroce è il simbolo più riconoscibile della città, avvolta dalla storia e dal mistero: San Pietroburgo.

Modera: Silvia

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici e questo tour è moderato da Silvia. Che è un’amica sagace, brillante e ironica. Laureata in russo, che parla fluentemente, ha lavorato nell’esotica Cheboksary, in Ciuvascia, e a Mosca. In Russia ha messo radici e vissuto avventure straordinarie. A Silvia devo molto, tra cui l’avermi iniziata alla marmellata di pigne (sì, esiste ed è strepitosa).

La nostra guida: Vera

Vera è una storica dell’arte e guida autorizzata e certificata a San Pietroburgo. È nata a Leningrado nel 1985 ed è un’ex dipendente dell’Ermitage e prof. universitaria di storia dell’arte. Gestisce un blog dedicato alla Pietroburgo insolita e segreta.

Betlemme, Palestina

La vita lungo il muro

Ore: 10.00 (Italia) / 11.00 (Betlemme)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Descrizione tour presto disponibile
Betlemme disorienta: le stradine sono strette e si snodano su e giù per le colline, i pullman di pellegrini si affollano davanti alla minuscola porta della chiesa della natività e poco più in là la vita scorre normalmente, nel caos calmo del suq, tra alti minareti di moschee e la classica pietra gialla di Gerusalemme, finché lo sguardo non viene tagliato da un muro, altissimo. 8 metri più due di filo spinato, oggi rivestito di graffiti dolorosi, bellissimi, di protesta, alcuni vere e proprie opere d’arte. Issa a Betlemme ci vive e con quel muro ci convive. Finché non ci sei ai piedi non ti accorgi di quanto è alto e quanta luce toglie a chi vive lì sotto, quanto è disumano non vedere l’orizzonte e non poter uscire. Issa è la persona giusta per portarti in giro a Betlemme: sa dov’è il caffè migliore della città, lo knafeh più buono, gli angoli più suggestivi del mercato e soprattutto sa quanto impatta quel muro in termini reali. Nell’organizzare la Palestine Marathon, non hanno trovato 42km consecutivi di strade nell’area di Betlemme per fare una vera e propria maratona, perché semplicemente non ci sono: c’è il muro che li ferma. Così l’hanno organizzata lo stesso, facendo un loop. Questa e altre storie per un tour d’eccezione, in italiano, con una persona amica che vale davvero la pena di incontrare.

Modera: Rebecca

Il progetto Poputchik ha nuove collaboratrici. Questo tour sarà moderato da Rebecca, amica saggia, dalle mille risorse e con sempre la battuta pronta. Rebecca è specializzata in Middle Eastern Studies. Ha vissuto a Betlemme, Amman e Istanbul e parla fluentemente cinque lingue, tra cui arabo e turco.

La nostra guida: Issa

Issa è nato a Betlemme, in Palestina, ma ha vissuto e studiato due anni a Rondine, un luogo straordinario in provincia di Arezzo, dove ragazzi provenienti da zone di conflitto hanno la possibilità di vivere insieme, studiare e dialogare. Quando è tornato a casa, si è rimboccato le maniche: Issa è tra i fondatori di Right to Movement Palestine, un’associazione che reclama il diritto al movimento dei palestinesi e sostiene lo sport femminile, e ha contribuito alla ormai storica Palestine Marathon. Per anni ha lavorato in ambito turistico mentre oggi coordina progetti di sviluppo culturale e sociale per i frati custodi della Terra Santa.

Tbilisi, Georgia

Lo splendore. Il quartiere di Sololaki

Ore: 10.00 (Italia) / 12.00 (Tbilisi)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Descrizione tour
Finché non apri un portone non ci credi: Tbilisi risplende di un’art nouveau sensuale, europea e insieme esotica, sfarzosa e decadente. Le sue anime sono molte, così come i popoli che l’hanno abitata nei secoli. Le viuzze storte e mediorientali del centro, arrivate a piazza della Libertà, d’improvviso si raddrizzano in un reticolato razionale, la piazza sfocia su viale Rustaveli, ombreggiato da immensi platani, e a tratti ci si sente un po’ a Parigi, un po’ a Vienna, o forse a Odessa o a Cracovia. In un’area così piccola la città cambia volto e svela la sua vena europea. In mezzo alla piazza non c’è più Lenin, ma un San Giorgio che uccide il drago; la Madre Georgia veglia ancora sulla città, offrendo il vino agli amici e la spada ai nemici. In questo itinerario andremo a caccia di architetture straordinarie e luoghi unici, come l’ex liceo tedesco, costruito in stile gotico, o la Casa del Caucaso, centro propulsore di pace da cui sono passati molti grandissimi giornalisti, come Anna Politkovskaja o Antonio Russo, ucciso fuori Tbilisi nel 2000. Questo itinerario racconta la Tbilisi di inizio Novecento e i suoi legami con il Vecchio continente, ma anche la parte più vissuta del centro storico e le sue trasfigurazioni nella Georgia contemporanea. È un tour che stupisce anche chi la Georgia la conosce bene. È per tutt3, ma è particolarmente adatto se hai già fatto con noi il tour introduttivo «Tbilisi, la città vecchia».
Tbilisi è la città in cui abbiamo fatto più tour e Anna è la nostra guida Poputchik più apprezzata.

La nostra guida: Anna

Anna ha 27 anni ed è originaria della regione montuosa del Tianeti, ma dai tempi dell’università vive a Tbilisi. Da cinque anni lavora come guida in Georgia per clienti italiani (tra cui i nostri viaggi Pain de Route & Soviet Tours). È uno spirito libero, indipendente e socievole: le piace viaggiare (in Italia, ma non solo), stare tra amici (è una vera georgiana!) e raccontare la sua Sakartvelo agli italiani in visita.

Tbilisi, Georgia

Quartiere di Marjanishvili

Ore: 11.00 (CET) / 14.00 (Tbilisi)

Durata: 2h

Lingua: italiano

Un palazzo di Marjanishvili

Marjanishvili era l’antico quartiere tedesco di Tbilisi: situato oltre il fiume e ricchissimo di architetture art nouveau, neoclassiche, eclettiche e moderniste insieme. È una delle porzioni di centro storico meglio conservate e allo stesso tempo ancora abitate e vissute dalla gente del quartiere. Anna ci condurrà, strada dopo strada, tra cortili in legno splendidamente intagliato – e non restaurato -, vetrate variopinte, chiese ortodosse russe, le tracce della presenza tedesca, teatri, hotel fin de siècle e splendidi affreschi negli androni delle case. Che i georgiani lasciano tassativamente aperte, come una legge non scritta della nazione, per chi vuole sgattaiolare dentro e trattenere il fiato per un po’.

La nostra guida: Anna

Anna ha 27 anni ed è originaria della regione montuosa del Tianeti, ma dai tempi dell’università vive a Tbilisi. Da cinque anni lavora come guida in Georgia per clienti italiani (tra cui i nostri viaggi Pain de Route & Soviet Tours). È uno spirito libero, indipendente e socievole: le piace viaggiare (in Italia, ma non solo), stare tra amici (è una vera georgiana!) e raccontare la sua Sakartvelo agli italiani in visita.

Tbilisi, Georgia

Workshop. I Khinkali

Ore: 11.00 (CET) / 14.00 (Tbilisi)

Durata: 1.30h

Lingua: italiano

La città vecchia di Tbilisi vista dal quartiere di Avlabari

I georgiani non hanno certo inventato i ravioli. Né tantomeno sono gli unici caucasici a vantarne di così succosi, saporiti e ripiegati con maestria – una tecnica che si affina solo dopo molti tentativi, ma che gratifica moltissimo. I khinkali georgiani però, bollenti e confortanti, meritano un posto nell’Olimpo per l’arte di mangiarli con passione vera. Sono originari delle montagne, dove nei lunghi inverni non crescono verdure, ma il brodo e il ripieno di carne rinvigoriscono anche il palato più intirizzito. Oggi sono stati riadattati per tutti i gusti e le esigenze alimentari: con funghi, patate, formaggio e non solo. Con Anna, Nutsa e Nukri impareremo la tecnica infallibile per piegarli come fanno le loro nonne, su nelle valli. Dicono che il khinkali perfetto abbia ben diciannove pieghe, ma anche che un uomo non riesca a mangiarne più di sette, da quanto sono grossi e sostanziosi. Sarà vero? Scoprirlo non fa male, anzi: i georgiani sono maestri nel godersi la vita, lanciare un brindisi in metrica e assaporare il cibo con gioia. Chi non ci beve del vino insieme non sa cosa si perde: meglio se qvevri, fermentato in anfora interrata. Gaumarjos!

Le nostre guide: Anna, Nutsa e Nukri

Anna la conoscete già; Nutsa ha 27 anni e anche lei viene dalle splendide montagne del Tianeti. Studia Marketing all’Università di Bari ed è sempre in cerca di nuovi viaggi ed emozioni. Nukri ha 28 anni, gestisce un ristorante a Tbilisi ed è il vero esperto di cucina, caccia e pesca del gruppo. Insieme sono un’esplosione di gioia e simpatia, ma in cucina non scherzano per niente.

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